Criptorchidismo: si affronta così

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Quando un testicolo o entrambi, sono ritenuti, ovvero non sono scesi nella sacchetta scrotale, si parla di criptorchidismo. “Il termine deriva dal greco e significa testicolo nascosto”, spiega Arianna Lesma, urologa pediatrica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

“Nell’85% dei casi il testicolo ritenuto è uno solo, nel 15% dei casi sono coinvolti entrambi. A individuare questa malformazione congenita è il pediatra neonatologo che effettua la prima visita del neonato dopo la nascita del piccolo. La diagnosi è quindi affidata a questa visita, non sono necessari esami ecografici o risonanze magnetiche poiché non avrebbero nulla da aggiungere alla palpazione effettuata dal pediatra e potrebbero invece offrire un responso non affidabile. Trattandosi di neonati, infatti, le dimensioni del testicolo sono piccolissime e con la metodica ecografica è alta la probabilità di confonderlo con delle ghiandole dell’inguine”.

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In base al risultato della visita si stabilisce se il bimbo soffre di criptorchidismo palpabile o criptorchidismo non palpabile. “Se il testicolo è palpabile si ha la certezza che c’è, ma si è fermato nel canale inguinale”, dice l’esperta. “In questo caso la diagnosi è immediata e si attende che il bambino abbia 6-9 mesi per vedere se la situazione si risolve spontaneamente. Se invece non è possibile palpare il testicolo ci sono tre possibilità: che si trovi più in alto rispetto al canale inguinale, nell’addome del bimbo; che sia atrofizzato (in questo caso le dimensioni sono minuscole si parla di pochi millimetri) o che non sia presente, ovvero che non si sia proprio formato. Quando il testicolo non è palpabile la diagnosi resta sospesa fino all’intervento, quando il chirurgo potrà verificare qual è la situazione e, se il testicolo è presente, spostarlo nella sede corretta”.

Criptorchidismo: perché è necessaria un’operazione precoce

Nei primi mesi successivi alla nascita l’apparato genitale è in rapida evoluzione. “Nel 70% dei casi, la situazione si risolve spontaneamente entro i 6-9 mesi di età”, spiega Arianna Lesma. “ Superati i 9 mesi di età però, se il testicolo non è sceso nella sacchetta scrotale diventa indispensabile procedere con l’intervento perché altrimenti è a rischio la futura fertilità del bambino. Sappiamo infatti che i testicoli sono posizionati all’esterno del corpo perché gli spermatozoi hanno bisogno di un ambiente dove la temperatura è più bassa rispetto a quella corporea (nella sacchetta scrotale la temperatura è di 1-2 gradi inferiore). Dopo 12-18 mesi, il testicolo ritenuto comincia a ‘soffrire’ per la temperatura troppo elevata e questo può causare in età adulta problemi di infertilità. Inoltre, si è visto che il criptorchidismo è associato a un rischio sette volte superiore di sviluppare un tumore al testicolo, con un picco di incidenza tra i 15 e i 30 anni. L’intervento chirurgico eseguito entro i 12-18 mesi di età permette di prevenire la possibile compromissione della fertilità maschile e di ridurre il rischio di sviluppare una patologia molto seria”.

Un intervento in day surgery

L’operazione per abbassare il testicolo e posizionarlo nella sacchetta scrotale è un intervento di routine che dura circa venti minuti e viene eseguito in regime di day surgery.

“Il bimbo viene ricoverato al mattino e subito operato, poi viene tenuto sotto controllo per tutta la giornata e alla sera può tornare a casa”, rassicura la dottoressa Lesma. “I punti di sutura sono idrosolubili per cui non è necessario recarsi in ospedale per toglierli. Se il piccolo frequenta l’asilo nido si suggerisce di tenerlo a casa per 3-4 giorni di convalescenza, ma non sono necessarie altre accortezze particolari. In occasione della visita di controllo successiva all’intervento si verifica che la ferita sia cicatrizzata e che tutto proceda bene”.

Nei casi di criptorchidismo non palpabile, la prima parte dell’intervento serve per fare una diagnosi e la seconda parte per risolvere la situazione. “Se il testicolo è presente, si procede ad abbassarlo”, dice l’esperta. “Se il testicolo c’è ma è atrofizzato – cioè non è funzionante – viene asportato, anche perché questo quadro è associato a un maggior rischio di sviluppare un tumore. In caso di testicolo atrofizzato o assente, si conclude l’intervento fissando l’altro testicolo anche se già posizionato correttamente nello scroto. Essendo l’unico testicolo, si preferisce infatti ‘proteggerlo’ dal rischio di un’eventuale torsione del testicolo, una complicazione improvvisa e dolorosa che richiede un immediato intervento chirurgico”.

Quando il testicolo c’è, ma non resta al suo posto

Si parla di testicolo mobile, quando il testicolo è presente nel sacco scrotale ma a volte risale nel canale inguinale per poi tornare nella corretta posizione. “Si differenzia dal testicolo ritenuto o criptorchidismo perché il testicolo ritenuto non scende mai nello scroto, il chirurgo massaggiando riesce al massimo ad abbassarlo, ma appena lascia la presa, il testicolo torna indietro come una molla, nel canale inguinale”, spiega Arianna Lesma. “Il testicolo mobile nell’80% dei casi si risolve spontaneamente negli anni della crescita quindi non è necessario intervenire, ma si tiene monitorata la situazione aspettando che da mobile diventi fisso.

Nel 15% dei casi, in questo suo saliscendi il testicolo mobile prende la ‘strada sbagliata’ e si ferma nel canale inguinale: in questo caso si parla di criptorchidismo acquisito  – per differenziarlo dalle situazioni di criptorchidismo congenito, ovvero presente sin dalla nascita -, e diventa necessario intervenire chirurgicamente.

Resta infine un 5% di casi in cui il testicolo resta mobile anche dopo lo sviluppo puberale: in questa situazione si suggerisce di sottoporsi a un intervento per fissarlo, perché altrimenti aumenta il rischio di torsione del testicolo”.

 

di Giorgia Cozza

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