Il font, misura di tutte le cose

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“L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono”
(Protagora, Frammento 1)

Mario vive a Palermo, dove si occupa della commercializzazione di ausili per incontinenza e assorbenza. In altre parole, vende pannoloni. Come tutti i venditori di pannoloni, il suo principale filone di business è dato dagli appalti pubblici. In altre parole, vende pannoloni preferibilmente alle aziende sanitarie: ospedali, case di riposo, servizi domiciliari e simili.

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Mario, dunque, passa la maggior parte del suo tempo a tenere d’occhio i siti regionali a caccia di gare d’appalto, con l’ovvia preferenza per quello della sua amata Sicilia. Qualche mese fa ne è apparso un bando che sembrava proprio fare al caso suo. Titolo: “PROCEDURA DI GARA PER L’AFFIDAMENTO DELLA FORNITURA DI AUSILI PER INCONTINENZA E ASSORBENZA, PRESTAZIONI E SERVIZI AD ESSI CONNESSI, PER LE AZIENDE SANITARIE DEL SISTEMA SANITARIO REGIONE SICILIANA”. In altre parole, pannoloni.

Mario si mette subito all’opera. Com’è noto, partecipare a una gara d’appalto, almeno in Italia, è un’impresa poco meno che titanica, e la fatica maggiore consiste nel districarsi fra procedure, norme, disciplinari, capitolati, rettifiche e contro-rettifiche. Si inizia normalmente dallo scaricamento di quei quindici-venti documenti presenti sulla relativa pagina web.

L’attenzione di Mario si concentra subito su uno in particolare; il disciplinare di gara. Più o meno a metà – pagina 25 di (ben) 58 – si legge:

L’offerta tecnica dovrà essere redatta su fogli formato pagine A4, in carattere Times New Roman dimensione 11, interlinea singola, della lunghezza massima di

  • 60 (sessanta) pagine esclusi eventuali copertina e indice per i Lotti 1 e 2;
  • 15 (quindici) pagine esclusi eventuali copertina e indice per i Lotti 3 e 4.

Non è certo la prima volta che Mario partecipa a una gara, sa bene che ci sono regole anche per la stesura dei documenti, ivi compresa la lunghezza dei testi. Nulla da ridire sul formato della pagina: A4 è un formato standard; nulla da ridire sul numero delle pagine: è un numero puro. Ma… il font?! Per poter vendere pannoloni alle case di riposo di Palermo, dunque, Mario deve installare cose sul suo computer? Il figlio maggiore, che lo aiuta al negozio, gli spiega che non è un problema, tanto Times New Roman ce l’hanno tutti i computer! Eppure lui, questo Times New Coso, non crede di averlo mai visto sul suo. Chiama dunque la figlia minore, che studia informatica e gli ha messo delle cose nuove sul suo computer perché “così non prendi i virus, su Linux gli .exe di Windows non girano!”. Lei gli spiega che no, da quando ha installato sul suo computer quel sistema operativo con tante “u” Times New Roman non c’è; ma se lui vuole lei glielo installa, perché basta scaricare un pacchetto che contiene dei file .exe che installano quello ed altri font che sono di proprietà di Microsoft. Ma no, Mario non vuole che sul suo computer girino degli .exe, ché quelli portano i virus. Ma la figlia gli spiega che no, i file .exe non sono tutti virus, se vuole lei gli installa…

Uffa, basta! Exe o non exe, non è questo il problema. Secondo Mario uno che scrive una norma che impone di scrivere documenti con la calligrafia che dice lui (i font questo sono, no?) non dev’essere uno che sta tanto bene. Tanto più che Mario ha notato che i bandi della Regione Sicilia pullulano di Times New Roman usati qua e là per misurare i testi scritti (googlare per credere). Sarebbe come dire che nella gara d’appalto per la fornitura delle bende non le misuriamo in metri, ma a spanne della segretaria del Primario di Ortopedia del Policlinico di Palermo. Tanto la segretaria del Primario di Ortopedia del Policlinico di Palermo è sempre tanto gentile, e le sue mani sono sempre a disposizione apposta per questo: basta andare lì e farsi misurare le bende, tanto è gratuito, mica si fa pagare! Ecco, per la lunghezza delle bende siamo tutti d’accordo: usare le spanne della povera segretaria non ha senso, almeno da quando esiste il Sistema Internazionale e le sue belle unità di misura. Sull’uso dei font (proprietari, per giunta) per misurare la lunghezza dei testi scritti, invece, chissà perché facciamo fatica. E poi, “dimensione 11, interlinea singola”… ricorda molto i tempi dell’università, quando si allargavano le righe per truccare una tesi troppo corta, che però rimaneva corta lo stesso, e il prof. se ne accorgeva semplicemente dal tempo che ci metteva per leggerla. Perché, caro estensore dei bandi siculi, la lunghezza di un testo dipende dal numero delle parole, o dei caratteri, e non dalle loro dimensioni sul foglio, né tanto meno dalla calligrafia (perché i font questo sono). Che poi la lunghezza non abbia nessun legame con la qualità di quello che si scrive, è un altro discorso, che comunque vale sempre. Anche per i disciplinari di gara d’appalto.

L’articolo Il font, misura di tutte le cose è stato pubblicato originariamente su Tech Economy – The Business Value of Technology.

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