Destinazione Supercontinent #03: OHT e Project Mercury

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Filippo Andreatta intreccia il suo lavoro come co-curatore al festival Drodesera, accanto alla direttrice artistica Barbara Boninsegna, a quello di OHT. La compagnia è impegnata in questo momento nell’ideazione di un progetto dedicato all’Alto Adige, un lavoro in cui raccontare parte del territorio attraverso l’arte.

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Nella speranza che Google non possa rispondere a tutte le domande, OHT indaga la realtà e la sua rappresentazione senza vincoli formali, disciplinari ed emotivi. Icon Design Magazine ha definito la ricerca artistica di OHT come “la volontà di concretizzare l’astratto”.

OHT è stata nominata artista-associata di Centrale Fies (2015) e ha avuto l’onore di ricevere premi per l’eccellenza artistica tra cui Nuove Sensibilità – premio nazionale per giovani registi teatrali (2008), due volte Movin’Up (2016 e 2017) – premio promosso dal GAI (Giovani Artisti Italiani) e infine OPER.A 20.21 Fringe (2017) – premio promosso dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano.

Cos’è, com’è il tuo SUPERCONTINENT?

Vasto e contraddittorio. Lavoriamo in un mondo fitto di culture diverse che funzionano nello stesso tempo ma con un diverso sistema di valori. Il mio Supercontinent, per essere qualcosa di rilevante, deve essere aperto a diverse forme d’interpretazioni, letture e appunto valori. Non funziona più l’approccio un pò troppo occidentale del bianco e nero. Il mio Supercontinent è caotico e rigoroso allo stesso tempo.

Come si svolge il tuo ruolo di co-curatore insieme alla direttrice artistica Barbara Boninsegna?

Attraverso le parole, la visione e l’archiviazione degli spettacoli. Dando la possibilità agli artisti di lavorare liberamente al di fuori di schemi precostituiti con la consapevolezza che permettere questa libertà è un gesto politico.

Stai lavorando a un progetto sull’Alto Adige, racconta qualcosa in più: di che si tratta, come si sviluppa, perché l’Alto Adige? Come si relaziona la tua arte con il territorio e in particolare con un territorio complesso come questo?

Il paesaggio alpino sarà l’unico protagonista. Sarà un’opera interamente dedicata al paesaggio del lago di Resia con la musica di Arvo Pärt eseguita dall’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano. Personalmente m’interessa moltissimo vedere gli effetti dell’azione umana sul territorio, sul paesaggio, estromettendo le persone dal ruolo di protagoniste. È una forma di esercizio per aprire un po’ più gli occhi sull’antropocene.

 

Foto Dido Fontana

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