Venezuela sull’orlo della guerra civile

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Un governo marcio e in declino contro un popolo intero che combatte per la dignità. Questa è l’istantanea che ci giunge dal Venezuela: un paese dilaniato dalla peggior crisi economica della sua storia, dai quotidiani scontri tra polizia e cittadini e dalle svolte sempre più autoritarie che il Presidente Nicolás Maduro ha preso a fronte della sua sempre minore popolarità.

Le strade di Caracas sono il teatro della rivolta dei venezuelani che protestano da più di tre mesi contro l’aumento astronomico dei tassi di inflazione, contro l’accentramento sempre maggiore del potere nelle mani del Governo e contro la capillare corruzione delle amministrazioni. Solo pochi giorni fa, l’opposizione ha indetto un nuovo sciopero generale per protestare contro la decisione del Presidente Maduro di convocare una nuova Assemblea Costituente per riscrivere interamente la Costituzione: una mossa che in molti hanno visto come una grave minaccia alla democrazia e l’ennesima risoluzione di un’amministrazione dai tratti sempre più autoritari. La riforma avrebbe come fine ultimo la fortificazione dello Stato Comunitario convogliando gran parte delle risorse direttamente alle piccole comunità locali, il che si traduce – in pratica – in un rafforzamento dei lealisti di Maduro e in una sempre maggiore esclusione dal governo delle forze di opposizione.

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Anti-government protesters clash with police in Caracas

Luisa Ortega, Avvocato Generale del Venezuela e pilastro della Rivoluzione Bolivariana, ha criticato aspramente questa decisione citando più volte la sua illegalità e denunciando le brutali operazioni condotte dalla polizia nei quartieri popolari. Il 4 Luglio è stata sottoposta a processo dalla Corte Suprema, è stata privata delle sue funzioni, i suoi beni personali congelati e le è stato proibito uscire dal paese: nonostante questo la Ortega è diventata il simbolo dell’opposizione ed è stata tra i più attivi a condannare il Presidente Maduro per la sua svolta autoritaria: «il potere sovrano risiede nel popolo, non nel presidente» ha annunciato tra il clamore dei presenti al suo discorso dopo la condanna. Alfredo Romero, direttore del Foro Penal Venezolanos (ONG occupata nel campo della difesa delle vittime di violenza di Stato), si è unito alle accuse della Ortega denunciando l’arresto di più di 261 protestanti all’ultima manifestazione contro l’elezione dell’assemblea costituente. Negli ultimi mesi il numero degli arresti ha toccato vette da capogiro, proprio il Foro Penal parla di quasi tre mila detenuti nelle manifestazioni che si sono svolte contro il Presidente Maduro.

L’altissimo numero di arresti, il perenne stato di disordine e le gravissime tensioni sociali hanno fatto assumere alle manifestazioni dei toni da guerra civile e da Marzo ad oggi si contano più di novanta vittime. I protestanti si sono riuniti nel movimento La Resistencia, collettivo autonomo formatosi per far fronte ai soprusi della polizia e alle violenze perpetrate dall’esercito contro i civili. La gran parte dei suoi membri sono giovani, studenti universitari, ragazzi appena fuori dai banchi di scuola che si trovano a combattere per dare dignità al proprio paese.

La mobilitazione continua dei manifestanti si svolge in gran parte in modo pacifico ma nemmeno questo li risparmia dal pungo di ferro ordinato dal Presidente Maduro: così alla Marcia per la Salute, durante la quale il corteo di medici è stato disperso solo attraverso l’uso dei lacrimogeni.

Nemmeno i civili sono, tuttavia, esenti da responsabilità: più volte si sono registrati episodi di vigilantismo – come dimostrano i casi di linciaggio e di giustizia di massa che si sono consumati negli ultimi mesi – e in più occasioni i manifestanti si sono serviti di bombe molotov e di barricate incendiate negli scontri con la polizia.

venezuela

Il dramma che si sta consumando in Venezuela ha avuto un’enorme risonanza anche in campo internazionale e sono sempre di più i paesi che stanno invitando il Presidente Maduro a ripensare la sua linea politica, soprattutto riguardo ai suoi piani di riforma della Costituzione. Canada, Messico, Argentina, Colombia, Stati Uniti e anche l’Unione Europea si sono espressi contro una nuova Costituzione, hanno dimostrato solidarietà per le posizioni prese dalle opposizioni e denunciato i crimini commessi contro i civili.

Gli Stati Uniti, in particolare, hanno avvertito Maduro di essere disposti a bloccare le importazioni di petrolio – la più grande fonte di sostentamento del paese sin dai tempi della Rivoluzione Bolivariana – nel caso in cui il 30 Luglio si terranno le elezioni per l’assemblea costituente.  Il Governo del Venezuela, tuttavia, ha ignorato gli avvertimenti degli Stati Uniti e il tweet del Presidente Trump che ha definito Maduro «un cattivo leader che sogna di essere un dittatore». 

Francesco Maccarrone

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