BARI, PROGETTO RILANCIO LUNGOMARE SUD

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Bari come potrebbe essere. In particolare come potrebbe essere il lungomare a sud del capoluogo pugliese, da 130 anni ormai croce e delizia di urbanisti, sociologi, amministratori, architetti e ingegneri. Così da luogo attuale di degrado, di inconsistenza architettonica e di nessuna fruibilità il lungomare di Bari potrebbe risorgere e, se ripensato, tradursi in un luogo attrattivo per cittadini, turisti ma prima di tutto per investitori. E’ questo il senso dell’iniziativa tenutasi nella spiaggia di Torre Quetta intitolata “Lungomare a Sud di Bari, memoria presente e visione” promossa da Confindustria Bari e Bat, per ascoltare i bisogni e spiegare alla cittadinanza le potenzialità economiche dell’area, ma non solo quelle, se questa fosse sottoposta ad un progetto di rigenerazione urbana.

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Attraverso la formula dell’evento-spettacolo che ha visto alternarsi musicisti e attori, è stato presentato un modello insediativo di rigenerazione urbana di grande respiro.  Un modello degno delle più belle capitali europee con vista sul mare. 510 milioni di euro di cui 385 privati e 125 pubblici il valore complessivo dell’opera con una previsione di impatto economico in 10 anni di 1770 milioni di investimenti di cui 1380 sull’area metropolitana. Di tutto rispetto anche la previsione di impatto occupazionale: 800 posti di lavoro all’anno in 10 anni nella fase di costruzione e dalle 330 alle 500 unità quando l’opera sarà a regime. 

La presentazione del progetto ha trovato una cittadinanza che ha risposto bene e che nel recupero vedrebbe anche recuperato il suo rapporto col mare per anni limitato dalla struttura della città tagliata dalla ferrovia e fatta di tante parti poco o per nulla connesse tra loro. 
All’evento che si è svolto alla presenza del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, erano presenti tutti gli attori dell’iniziativa che con Confindustria credono nel progetto: da Ance a Cerset, Concooperative, Connect The Data, Legambiente Puglia, gli Ordini di Architetti e Ingegneri, Politecnico di Bari e Università degli studi di Bari. 

La proposta di rigenerazione urbana studiata e pensata dal Politecnico di Bari va nella direzione di una connessione tra la città e il suo lungomare meridionale. Ma non solo. Ad una città composta da tante parti che non comunicano tra loro, nel progetto viene sostituita una visione architettonicamente organica nella quale il mare sia una meta da raggiungere e non un limite. Nel modello sviluppato dal Politecnico, dunque, vengono individuate cinque fasce tra il Canale Valenzano e San Giorgio tenute insieme da Boulevard. Una per il mare e la balneazione ( che richiede una bonifica preliminare del tratto di costa), una per il Parco Mediterraneo fino alla linea ferroviaria Bari-Brindisi, una per l’Urban Rural, ovvero lo sviluppo a 300 metri dal mare di una città-natura con prati, una per il modello insediativo che ristruttura la città obbedendo a nuove logiche di contenimento di dispersione urbana e infine la fascia per la città informale.

L’entusiasmo e anche un pizzico di emozione sui volti dei cittadini allo scorrere delle slides che al presente sovrapponevano il maestoso progetto che in un futuro prossimo potrebbe offrire un lungomare fatto di piscine, parco, passeggiata, museo, fitness, servizi di ristorazione, shopping. Insomma tutto quello che la storia urbanistica della città non è riuscita a realizzare negli ultimi 130 anni. Presentate anche strategie di Smart City con progetti per la raccolta delle acque piovane, la gestione delle acque reflue, la produzione energetica da fonti rinnovabili e la gestione della sicurezza.

Una raffigurazione del futuro dell’area quella presentata questa sera, che ha cercato di superare le criticità del passato e della storia architettonica ed ingegneristica della città senza dimenticare gli spetti positivi e soprattutto di andare oltre l’immagine che il lungomare sud ogni giorno oggi restituisce ai baresi. Una immagine fatta di abbandono e degrado, di edifici dismessi, di costruzioni incompiute, di spazi inutilizzati e potenzialmente fruibili. Il tutto con la formula dell’evento partecipato, in cui chiunque può avanzare un’idea e collaborare allo sviluppo urbano del proprio quartiere o della propria città.

ITALPRESS).

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