Droni commestibili: svolta umanitaria o mera illusione?

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Nigel Gifford ‒ imprenditore di poco più di settant’anni, ex membro degli Army Catering Corps, già alpinista e ingegnere aeronautico  ha avuto, casualmente, una conversazione che a posteriori può essere senza dubbio definita molto interessante, con uno degli ufficiali della Royal Air Force britannica. Inizialmente, i due stavano parlando di questioni militari, in un insieme di risa e nostalgia per passioni e lavoro comuni. Ad un certo punto, però, l’ufficiale della RAF  ha esordito con questa frase: «Smetto per un attimo i panni del militare e le chiedo, visto che abbiamo provato a farlo, se c’è un modo di far arrivare del cibo ad Aleppo». Così è nata l’idea della Pouncer.

aleppoQualche tempo fa tentarono di far arrivare con il paracadute tonnellate di provviste attraverso i JPADS ‒ Joint precision airdrop system, sistema congiunto di consegna aerea di precisione, ma il problema stava tutto nell’imprecisione delle macchine. «Si dice che possano arrivare a trecento metri dall’obiettivo, ma spesso atterrano più lontani», precisò Gifford. L’alternativa che volevano adottare era la “caduta libera”, la quale prevedeva il lancio da 24mila piedi di altezza di scatole stracolme di cibo. L’ufficiale, però, iniziò a parlare della sua idea di far volare degli aerei telecomandati sopra le città assediate, inserendo in ognuno due chili di cibo ed ecco che nella testa di Gifford arrivò l’idea geniale: «Io non lo farei, io costruirei dei droni con del cibo». La cosa sembrò poter funzionare.

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Le casualità esistono, forse, ma questa volta si tratta sicuramente di un’associazione di idee da parte di una mente in grado di far nascere un’invenzione talmente assurda da poter apparire surreale. Da bambino Nigel amava gli aeroplani: «Volevo pilotarli, ma non potevo perché ero daltonico. Ne ho sofferto molto» ha dichiarato. Dopo la scuola, ha intrapreso gli studi in ingegneria aeronautica, lavorando, poi, con una delle prime aerolinee. Solo a seguito di questa esperienza decise di seguire le orme del padre entrando negli Army Catering Corps. Gifford ha raccontato che «Bisognava occuparsi della cucina da capo a fondo, come in una mensa scolastica, usando il cibo avanzato, roba tipo le Durham Cutlets, una specie di crocchette». E così anche la cucina entrò a far parte della sua vita, mescolata al volo e alla passione per il proprio lavoro. Inoltre, Gifford è diventato un alpinista molto esperto, motivo per cui ha creato delle razioni di viveri per gli ambienti estremi. Fu proprio dagli alpinisti civili che imparò cosa fossero i cosiddetti gorp bag: un misto di noci, uvette, cioccolato e muesli, che permettevano di tenersi in forze al pari delle odierne barrette energetiche. Ne rimase talmente stupito che consigliò a un amico che avrebbe partecipato al concorso d’ingresso nello Special Air Service di farne uso. Nel 1976 è stato il responsabile alimentare per la spedizione sull’Everest dell’esercito.

Nigel-Giford_prepodsMa tutte queste esperienze forse non sarebbero bastate per l’intuizione geniale. Infatti c’è dell’altro: Gifford lasciò l’esercito per lanciarsi nel mondo degli affari importando palloni da calcio e organizzando gite sull’Himalaya. Nel 2009, purtroppo, andò bancarotta e solo successivamente decise di occuparsi dello sviluppo di un aeromobile senza pilota a energia solare in grado di volare ad altitudini elevate per settimane e di inviare il segnale di una connessione internet a terra. Questo fu possibile grazie all’aiuto di un gruppo di esperti d’aeronautica come lui, che si erano impegnati nella costruzione di una piattaforma capace di trasportare le persone ai limiti dello spazio. «Il 17 marzo 2014 avevo sei sterline in banca. Ho pensato di essere finito. Fino a quando non squillò il telefono e dall’altra parte della cornetta si udì ‘Qui è il reparto acquisizioni di Facebook. La loro piattaforma di comunicazione è stata venduta per vari milioni di sterline’» ha raccontato Nigel.

Esperienza logistica, nutrizionale, aeronautica, secondo Gifford tutto ciò ha contribuito alla creazione di un qualcosa capace di far arrivare gli aiuti umanitari ad Aleppo durante l’assedio. «Sapevo come funziona il cibo confezionato ha raccontato Nigel Gifford . Le razioni alimentari militari vengono compresse e messe sotto vuoto. E sapevo di poter costruire una cellula aerea in grado di far volare un velivolo da un punto all’altro, sola andata. Una volta arrivata non avrebbe più potuto volare, ma sarebbe stata commestibile: pasta, per esempio, che possiede il 10 per cento della forza tensile dell’alluminio, una struttura interna a nido d’ape, e poi di salsa di pomodoro. Una volta atterrato, può essere cucinato».

drone 1Ad oggi Gifford e i suoi soci alla Windhorse Aerospace, nel Dorset, hanno testato, con successo, il primo prototipo di drone. Si tratta di una costruzione in legno in grado di sorreggere cinquanta chili di cibo e di atterrare a sette-dieci metri dal bersaglio. Nei conflitti odierni gli elicotteri vengono spesso attaccati, nelle strade non è rara la presenza di dispositivi esplosivi e i lanci attraverso il paracadute risultano essere poco pratici nelle zone densamente costruite. Così Windhorse spera di risolvere almeno parte di queste complicazioni e di avere pronto il suo primo nucleo di droni commestibili entro Natale. Il governo britannico, l’Organizzazione mondiale della sanità e le associazioni umanitarie ne vedono un buon utilizzo in luoghi come il confine tra la Siria e la Giordania, lo Yemen o la Nigeria. I droni sono stati sviluppati per scopi militari, per individuare e uccidere le persone; adesso dovrebbero diventare una svolta umanitaria capace di aiutare le persone che soffrono la fame all’interno delle zone colpite dalla guerra? E perché no?  Dopotutto, come diceva Cicerone, «La funzione della saggezza è di discriminare tra il bene e il male».

Costanza Tosi

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