Bitcoin: come funzionano le criptovalute, il futuro e i rischi

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Negli ultimi anni, in rete, stanno prendendo sempre più potere le cosiddette criptovalute ovvero delle valute paritarie, decentralizzate digitalmente la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé. Esse permettono di svolgere pagamenti online o di essere convertite in moneta con una vera e propria conversione che segue la legge di mercato come per qualsiasi altra moneta.

Tra le criptovalute più famose, redditizie e vecchie come creazione, vi sono senza ombra di dubbio i Bitcoin che ultimamente stanno diventando una moda all’interno del mondo della finanza. La motivazione è molto facile da comprendere, poiché la conversione Bitcoin – Euro o Bitcoin – Dollari sono tra le più alte mai registrate prima. Basti pensare che in data 12 luglio (giorno della scrittura di questo articolo) il valore di un Bitcoin è di più di 2000 Euro ovvero più di 3000 dollari. Se teniamo conto che i Bitcoin rappresentano una realtà molto recente, un successo del genere è parecchio rischioso in termini economici.

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I finti esperti e la difficoltà dell’argomento

Comprendere il funzionamento delle criptovalute e in particolare dei Bitcoin è un’impresa parecchio ardua e sono poche al mondo le persone che possono davvero vantare una forte conoscenza di tutti i meccanismi che ruotano intorno ad esse. Gli esperti hanno bisogno di conoscere a menadito ogni aspetto della criptografia, della teoria monetaria ed economica, del networking e della complessa quanto affascinante teoria dei giochi. Molti presunti esperti non hanno una solida preparazione nemmeno su due di questi ambiti. Questa introduzione serve per farvi capire quanto complesso sia questo argomento e quanto sia difficile trovare davvero un esperto in materia. In Italia tra le persone più preparate in materia spicca senza ombra di dubbio il professore Ferdinando Ametrano.

Gli aspetti tecnici delle criptovalute

Partiamo dal primo punto e cerchiamo di mettere un po’ di ordine poiché tra esperti entusiasti dello sviluppo dei Bitcoin (generalmente ingegneri o informatici) ed esperti scettici e allarmisti (generalmente economisti) si sta creando parecchia confusione. Come già accennato, i Bitcoin sono nati da poco e si sono sviluppati in brevissimo tempo raggiungendo vette di popolarità altissime. Si potrebbe pensare che questo rappresenti una nota positiva, soprattutto se si confronta con la continua crescita del valore di conversione con la moneta “fisica”. Quindi viene immediato pensare di investire i propri soldi in Bitcoin da sfruttare per l’acquisto di strumenti finanziari quali azioni, obbligazioni, valute, materie prime e ricavarne un guadagno cospicuo una volta riconvertiti, ma non è proprio così semplice.

Un investimento a breve termine sarebbe oltre che inutile, parecchio rischioso poiché la possibilità di veder calare nettamente il valore dei propri investimenti sarebbe altissimo. Un investimento del genere andrebbe fatto a lungo termine in almeno cinque anni con la relativa possibilità di veder crescere i propri investimenti o con il rischio di azzerare il proprio valore. Tutto questo può essere spiegato con una semplice e razionale motivazione: i Bitcoin non sono un’unità di conto come lo sono le monete tradizionali quali Euro, Dollari, Yen e così via e il loro valore è estremamente volatile e mutevole nel tempo. Basti pensare che nel 2016, in soli 3 mesi sono passati dal valere 436 dollari a 755 dollari per poi scendere a 515 dollari e tutto ciò non è raro. Un’insicurezza tale del loro valore, seppur le cifre possano sembrare comunque alte, sono pericolose per quanto riguarda la solidità di una moneta. Pensate se un giorno un euro valesse 1 dollaro, un mese dopo salisse a 3 dollari e qualche giorno dopo scendesse di nuovo ad un dollaro, sarebbe distruttivo per l’economia di un Paese e il mercato globale ne risentirebbe duramente.

I Bitcoin come l’oro

Per fortuna i Bitcoin non diventeranno mai l’unità di conto principale con cui indicare i prezzi dei beni e servizi che quotidianamente acquisteremo, ma in un futuro non prossimo tutto potrebbe succedere. Al momento potremmo considerare i Bitcoin come un elemento prezioso immateriale, ma paragonabile all’oro in alcuni mesi e all’argento in altri, in base al valore che acquista. Pertanto sono definibili come dei “beni digitali scarsi” poiché, al pari dei materiali preziosi usati come esempi, non si possono duplicare e sono disponibili in un numero predefinito. Il valore dei Bitcoin è da collegarsi direttamente al valore che la collettività gli dà, un po’ come avviene appunto con l’oro e il paragone con quest’ultimo si fa ancora più forte e legittimo quando si pensa ai Bitcoin come una sorta di riserva di valore che piuttosto di conservarlo in delle casseforti, si tengono in dei conti bancari virtuali criptati o in qualche oggetto fisico, quali USB, appositamente assicurate. La differenza sostanziale tra l’oro e i Bitcoin è la loro esistenza tanto che potremmo azzardare a dire che il pericolo più grande dei Bitcoin potrebbe essere la loro scomparsa con la stessa velocità con cui sono saliti sulla vetta del successo. L’ora, al contrario, ha secoli e secoli di storia che lo pongono, indiscutibilmente, sulla vetta del mercato e dell’economia globale di sempre.

I contro legali, giuridici ed economici dei Bitcoin

Perché questo? Ed ecco arrivare ai primi contro delle criptovalute: non sono legalmente, giuridicamente ed economicamente tutelate. Ad esempio, qualora i Bitcoin diventassero rilevanti in termini macroeconomici e microeconomici, le banche centrali mondiali potrebbero impedirne l’uso in modo molto semplice e in maniera del tutto legittimo. Un modo per impedirne la proliferazione sarebbe impedire l’accettazione di pagamenti tramite Bitcoin per acquisti online o fisici richiedendo sempre il pagamento tramite moneta che ha corso legale in quel determinato Paese. Nel nostro caso ci chiederebbero sempre la controparte in Euro, rendendo di fatto inutile l’investimento in Bitcoin.

Bisogna capire, a questo punto, una cosa molto importante: quando si parla di temi monetari ed economici, si entra nel mondo della politica. La moneta, infatti, è oggettivamente un contratto sociale stipulato tra lo Stato, i cittadini e il mercato. Le regole di questo contratto, sia scritte che non scritte, sono dettate dalla politica. I Bitcoin non rientrano in questo contratto sociale e non rappresentano nemmeno una moneta che unisce un folto gruppo di cittadini globali. Basti pensare che, ad esempio, ogni giorno vengono svolti pagamenti attraverso Paypal o PostePay da milioni di persone, mentre le transizioni giornaliere in Bitcoin rientrano nell’ordine delle centinaia di migliaia quando va bene. Questo discorso è da ricondurre sia ad una poca diffusione della piattaforma, sia ad un limite della stessa che, al momento, potrebbe reggere difficilmente centinaia di milioni di transizioni giornaliere. Le soluzioni ci sarebbero, ma a quel punto a subirne le conseguenze sarebbero gli investitori che vedrebbero calare drasticamente il valore dei loro investimenti.

Il grave problema di Ethereum e il rischio fallimento

Ecco far capolino nel discorso ciò che è accaduto in questi giorni con Ethereum. Si tratta sia di una criptovaluta che differentemente a molte altre non è solo un network per lo scambio di valore monetario ma una rete per far girare contratti basati su Ethereum. Questi contratti possono essere utilizzati in maniera sicura per eseguire un vasto numero di operazioni: sistemi elettorali, registrazione di nomi dominio, mercati finanziari, piattaforme di crowdfunding, proprietà intellettuale e molto altro. Nelle ultime settimane si era pensato che avrebbe potuto scavalcare e superare di gran lunga i Bitcoin come criptovaluta di riferimento, ma così non è stato e sta peggiorando sempre più.

Ethereum ha avuto un successo inaspettato dal momento in cui è passato da un valore di 8 dollari a gennaio per poi arrivare a ben 400 dollari ad inizio giugno. Oggi, però, vale meno di 200 dollari e pare che la cifra sia destinata a scendere. Questo perché a fine giugno la criptovaluta è stata vittima di un flash crash che ha visto crollare la sua valutazione da 310 dollari a ben 10 centesimi in pochi minuti, per poi tornare alla quotazione originaria in qualche giorno. Oggi non fa altro che oscillare pesantemente tra il baratro e qualche spanna sopra esso.

In fin dei conti le criptovalute sono strumenti finanziari per esperti e ci ricolleghiamo al discorso iniziale del nostro articolo. Il cambio di valore è improvviso, repentino e spesso preoccupante, ma se si è abili si riesce a diventare milionari in poco tempo. È emblematico il caso dell’anonimo titolare del portafoglio digitale numero 0x00A651D43B6e209F5Ada45A35F92EFC0De3A5184 che è riuscito a passare, grazie all’Ethereum, da 55 milioni di dollari a 283 milioni di dollari in pochi mesi e lo ha annunciato attraverso Instagram in lingua Bahasa, idioma ufficiale indonesiano, uno dei paradisi fiscali mondiali.

Ha senso investire in criptovalute?

Insomma, investire in criptovalute è estremamente rischioso e bisogna essere consapevoli di ciò che potrebbe succedere. Non ascoltate mai finti esperti che vi espongono teorie meravigliosamente positive o anche eccessivamente pessimiste, ma cercate sempre di fidarvi di veri e propri esperti seppur rari da trovare. Molti consulenti non conoscono ad esempio nemmeno il funzionamento dei Bitcoin e potrebbero portarvi facilmente in errore. Allora il consiglio, a questo punto, potrebbe essere di scommettere (poiché il termine investimento è, in realtà, improprio in questo caso) piccole cifre così da capire meglio i meccanismi che girano intorno alle criptovalute e non restare profondamente delusi qualora non dovesse andare secondo le aspettative. Il futuro della tecnologia monetaria è anche questo, ma non siamo ancora completamente pronti a tuffarci in esso.

 

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