Legge Sud, ecco gli incentivi per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Senza categoria

Mia Immagine

È stata pubblicata il 20 giugno in Gazzetta Ufficiale la legge 91/2017, denominata “Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno”. Il decreto, approvato il 9 giugno in Consiglio dei Ministri, prevede una serie di misure straordinarie che hanno lo scopo di convincere i giovani a non abbandonare il Sud Italia, incentivandoli ad investire sul territorio per garantirne lo sviluppo.

La prima parte del decreto legge consiste appunto in una manovra denominata “Resto al Sud”, che concede finanziamenti agevolati ai giovani imprenditori del Mezzogiorno. Del provvedimento potranno beneficiare tutti i giovani dai 18 ai 35 che vogliano aprire un’impresa nei settori dell’artigianato, dell’industria o dell’agricoltura. Questo consiste in un finanziamento di 40.000 euro ad ogni imprenditore (e di 200.000 euro massimo in caso di società con 5 soci), di cui il 35% a fondo perduto e il restante 65% da restituire in 8 anni a tasso zero. La spesa pubblica stimata per questa misura è di 1 miliardo e 250 milioni di euro, provenienti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Mia Immagine

Da notare inoltre la nascita della ‘Banca delle terre abbandonate’: ogni comune si impegna, entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, ad effettuare un censimento dei beni comunali per stabilire quali sono in disuso. Per questi luoghi (che possono essere anche di privati se l’ultimo intervento risale a più di 20 anni fa), gli imprenditori dai 18 ai 40 anni possono presentare progetti nel campo dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio o del turismo.

In caso di vittoria del bando, si ha diritto per l’attuazione del progetto ad una concessione di 9 anni con pagamento del canone d’uso, rinnovabile solo una volta per altri 9 anni. In più, alla scadenza della concessione, per 5 anni persiste un diritto di prelazione nella vendita dell’immobile all’imprenditore che lo ha avuto in concessione. In poche parole, il locale passa in gestione all’imprenditore che ne paga l’affitto per un massimo di 18 anni, e che poi può decidere di comprarlo definitivamente nei successivi 5 anni.

Altro provvedimento importante previsto dalla legge è l’istituzione delle cosiddette ‘Zone Economiche Speciali’ (ZES). Queste zone, pensate apposta per il Sud ed in particolare per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, godranno di benefici ed agevolazioni fiscali aggiuntive, oltre che di semplificazioni per le imprese. Ad esempio, chiunque voglia aprire un’attività in queste zone del Mezzogiorno potrà usufruire di un credito d’imposta (ovvero di un finanziamento da parte dello Stato) fino ad un massimo di 50 milioni di euro, per cercare di attrarre anche grandi partner internazionali. La manovra sarà finanziata attraverso 205 milioni circa da reperire anch’essi attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Per essere scelto come ZES, un territorio deve disporre di uno sbocco marittimo con annesso scalo portuale e deve essere compreso nelle Reti di Trasporto Transeuropee TEN-T, di cui vi abbiamo parlato in relazione al progetto della Nuova Via della Seta. E proprio un porto inizialmente coinvolto in quel progetto, come quello di Gioia Tauro, rappresenta la zona più papabile come prima ZES.

Infine, altri provvedimenti a margine del decreto sono: la proroga per l’iper ammortamento al 250% sugli investimenti nell’industria 4.0 (un incentivo per l’innovazione tecnologica), la cui scadenza è stata allungata al 31 luglio 2018, e soprattutto la modifica della norma sui rifiuti pericolosi, in cui non viene più specificato il percorso da seguire per la classificazione del rifiuto. Finora infatti, i rifiuti di dubbia provenienza venivano considerati per il principio di precauzione come pericolosi, in attesa di accertamenti specifici affidati al produttore del rifiuto. Con la modifica dell’articolo, però, scompare l’iter da rispettare per il produttore, rimandando la decisione alle normative europee. Il rischio che tanti produttori di rifiuti approfittino di un’ambiguità legislativa per ‘barare’ sulla provenienza del rifiuto è alto, e di certo questa eventualità non aiuterebbe territori del Sud già martoriati dall’emergenza rifiuti.

Mia Immagine