Cyber dipendenza: quando la tecnologia ci rovina la vita

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La Cyber dipendenza, o dipendenza tecnologia, è l’altra faccia della tecnologia, che da una parte ci facilita la vita, dall’altra può compromettere gravemente le nostre capacità relazionali.

Cosa significa essere dipendenti da qualcosa?

Le “dipendenze patologiche” si definiscono tutte quelle attività che determinano l’instaurarsi di relazioni problematiche e a tratti distruttive, dando maggiore importanza e priorità ai processi mentali coinvolti in tali relazioni disturbate e disturbanti.

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Molto spesso la società accetta l’oggetto della dipendenza perché considerato un elemento comune. Una persona che fuma non viene emarginata al pari di un tossicodipendente, ma si tratta comunque di una dipendenza e la stessa cosa vale quindi per la dipendenza dallo shopping, dal gioco d’azzardo, dal cibo e quindi anche da internet e dalla tecnologia. Basta uscire una sera e guardarsi intorno per osservare come vi sarà almeno una persona con il telefono costantemente in mano. Immaginate se quella persona avesse in realtà una sigaretta, la differenza è minima.

La tendenza a sviluppare comportamenti di dipendenza accresce soprattutto in età adolescenziale. Questo è dovuto ad un fattore psicologico classico degli adolescenti quale la propensione cognito-affettiva che tende all’immediatezza e all’istantaneità delle azioni. L’adolescente tende facilmente a ricercare nuove emozioni e sensazioni non procrastinabili poiché l’impulsività lo spinge alla ricerca e al raggiungimento della massima gratificazione nel più breve tempo possibile. Il tutto è accompagnato da un’insicurezza e da una voglia di trasgredire le regole classica dell’età che, se correlate alla voglia di emulazione dei  coetanei, creano un mix che porta facilmente alle prime forme precoci di dipendenza.

Una vecchia conoscenza

La dipendenza dalla tecnologia non è nuova: già nel 1995 Griffiths aveva affermato che una delle forme di dipendenza comportamentale maggiormente rilevante in adolescenza è proprio quella legata alle tecnologie ovvero quelle dipendenze legate ad una eccessiva interazione tra l’uomo e la macchina. C’è però una sostanziale differenza tra le tecnologie di 20 anni fa e quelle attuali: le nuove tecnologie dilatano la realtà tradizionale portandola su piani virtuali e modifica la mente umana portandola ad adattarsi alla situazione. In passato, invece, le tecnologie semplificavano e rendevano più efficace il lavoro fisico, un compito che oggettivamente un social network non fa o comunque non pone come obiettivo principale.

Le dipendenze tecnologiche possono essere di due tipologie differenti: attive o passive, ma entrambe sono accumunate dalle proprietà di induzione e rinforzo che favoriscono ancor di più la dipendenza. Ad affermarlo era il medico Alonso-Fernandez nel 1999, il quale spiegava anche le dipendenze dalla tecnologia sono agevolate dall’innovazione tecnologica e dal cambio della società. Ogni forma di dipendenza genera stress, vuoto e noia, e stimola la ricerca di un’immediata gratificazione.

Un esempio immediato è internet, strumento di comunicazione, strumento di lavoro, di svago e di socializzazione, ma fonte primaria di dipendenza in base ai soggetti che ne usufruiscono. Nelle dipendenze da tecnologia, internet non è l’unico imputato, rientrano a piè pari anche il semplice guardare la televisione, usare il computer, giocare ai videogiochi, usare il cellulare o avere un’ossessione verso le linee a pagamento quali quelle erotiche o quelle di finti maghi o sciamani presenti in TV o in rete.

Le fasi della dipendenza e gli aiuti

La dipendenza segue delle fasi: la fase iniziale è definita tossicofilica ed è caratterizzata da un’attenzione eccessiva per i social e la tecnologia in generale con un incremento del tempo di permanenza online con una evidente difficoltà nel sospenderla. La seconda fase è definita tossicomanica ed è correlata a fenomeni psicopatologici quali difficoltà a relazionarsi con le altre persone, difficoltà nel sonno e casi di lieve schizofrenia. Un’aggravante alla dipendenza è data da siti di incontri o social network che garantiscono l’anonimato così da creare uno spazio psicologico in cui il soggetto può proiettare le proprie fantasie e perversioni senza essere riconosciuto. Tutto ciò, nella mente di un adolescente, è ancora più pesante perché genera un mondo parallelo in cui è difficile trovare una via di fuga.

In tutto questo è fondamentale l’aiuto e il ruolo della famiglia di un adolescente a rischio dipendenza. Evidenti carenze da questo punto di vista portano ad una forte componente di dipendenza che spesso causa anche altri comportamenti a rischio quali l’alienazione dalla realtà. La famiglia deve essere disponibile all’ascolto e alla condivisione dei problemi e può sussistere solo se anche la stessa famiglia non è a sua volta soggiogata dalla tecnologia, altrimenti a quel punto la “frittata è fatta”. La percezione di poter contare sulla famiglia deve essere forte e stabile perché può essere un toccasana per la salute fisica e mentale dell’adolescente.

Il compito di tutore dell’adolescente non spetta solo ai genitori, sebbene loro abbiano la priorità. Purtroppo, però, secondo una recente ricerca, a livello internazionale, una persona su tre ammette di fare fatica a staccarsi dalla tecnologia anche quando ha la piena consapevolezza di doverlo fare. I Paesi in cui vi è una maggiore difficoltà dal distacco con lo schermo sono Cina, Brasile e Argentina, mentre in Italia si ha la fasci di età più alta di dipendenti ovvero fino a trent’anni quando nel resto del mondo i più interessati sono gli adolescenti.

Lo studio e i preoccupanti dati

Secondo uno studio GfK condotto qualche mese fa, il 42% delle persone pensa che sia importante essere sempre connessi. Anche se da un lato le nuove tecnologie ci consentono di essere sempre connessi con tutti e tutto, dall’altro questa voglia di essere sempre raggiungibili può avere delle conseguenze negative. La dipendenza dalla tecnologia (definita anche come cyber-dipendenza)  è ormai un problema riconosciuto anche dalla medicina. Ma quante sono le persone consapevoli di avere un problema di dipendenza dalla tecnologia?

Se lo sono chiesti i ricercatori di GfK con uno studio internazionale che ha coinvolto oltre 22.000 persone in 17 paesi. Oltre un terzo degli intervistati (34%) ha ammesso di avere delle difficoltà a prendersi una pausa dalla tecnologia (da Smartphone, Computer, TV, ecc.), anche quando sa che dovrebbe farlo. La ricerca ha coinvolto anche l’Italia e le risposte degli italiani sono state abbastanza allineate con quelle registrate nel resto del mondo, con alcune peculiarità interessanti: nel nostro Paese, ad esempio, la percentuale di chi ammette di avere problemi di dipendenza da tecnologia è del 29%, mentre il 20% dichiara di non avere nessun problema.

In tutti i Paesi in cui è stata svolta la ricerca, quindi anche in Italia, non ci sono differenze significative tra uomini e donne nel livello di dipendenza dalla tecnologia, mentre osservando i dati per reddito e fasce d’età emergono alcune particolarità tipicamente italiane. Nel nostro Paese, però, come accennato poco prima, la fascia d’età maggiormente dipendente dalla tecnologia è quella dei trentenni che occupano il 37%, mentre i teenager, nel resto del mondo, occupano il 35%. Al terzo posto ci sono i quarantenni con il 34% mentre la fascia 20-29 anni è solo al quarto posto con il 32%.

Anche guardando al reddito, l’Italia presenta dei risultati diversi rispetto alla media internazionale. Nel nostro paese le persone che fanno più fatica a mettere in pratica un allontanamento dalla dipendenza sono quelle a reddito medio-alto (32%) e basso (31%) mentre la fascia ad alto reddito è quella che ha meno problemi in assoluto (27%). L’esatto contrario di quello che succede nel resto del mondo.

Nel resto del mondo infatti lo studio ha evidenziato che ad esempio la Cina ha in assoluto la percentuale più alta di persone (43%) che dichiara di avere problemi a staccarsi dalla tecnologia, seguita dai Paesi dell’America latina (Brasile 42%, Argentina 40%, Messico 38%) e dagli Stati Uniti (31%). La Germania ha la percentuale più alta (35%) di persone fortemente in disaccordo con l’idea che sia difficile fare una pausa dalla tecnologia. Seguono in classifica i Paesi Bassi (30%), il Belgio (28%), Canada e Russia (entrambi con il 27%).

A livello internazionale gli adolescenti (15-19 anni) sono la fascia d’età con più problemi di dipendenza da tecnologia: poco meno della metà (44%) dichiara di avere difficoltà a staccarsi, anche quando è consapevole di doverlo fare. Seguono nella classifica dei più dipendenti i ventenni (41%) e i trentenni (38%). Al contrario, i gruppi di età più maturi soffrono meno di dipendenza da tecnologia e la percentuale più bassa in assoluto (15%) si registra tra le persone con più di 60 anni. Guardando invece ai risultati per fasce di reddito, si nota come le persone ad alto reddito siano quelle più dipendenti dalla tecnologia: ne è convinto il 39% degli intervistati. Al contrario, la fascia a reddito più basso è anche quella che ha meno problemi a prendersi una pausa dalla tecnologia.

Insomma, il problema della dipendenza da tecnologia è abbastanza radicato, ma siamo ancora nei tempi utili per trovare delle soluzioni al problema.

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