Ikea hack: stile minimal e raffinato per la cucina dell’interior designer Ilaria Fatone {+ intervista}

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Finalmente oggi riesco a pubblicare un post che avevo pensato e programmato da tempo!

Ilaria Fatone è un’interior designer italiana che, dopo aver vissuto molto tempo a Parigi, si è trasferita con la famiglia nel sud della Francia, nella bellissima cittadina di Aix en Provance (amo la Provenza e ho avuto la fortuna di visitarla spesso in passato, vivendo abbastanza vicino a questa meravigliosa regione). Ci siamo conosciute virtualmente diversi anni fa, grazie all’amicizia comune con Ilaria Chiaratti e, anche se non ci siamo mai viste di persona, tra noi è nata subito sintonia e reciproca ammirazione. Amiamo entrambe lo stile scandinavo e Ilaria ha fatto del minimalismo ed essenzialità nordica il carattere distintivo dei suoi progetti. Nelle pagine del suo blog e dei suoi canali social si respira un senso di pace ed armonia verso cui non si può rimanere impassibili. Il suo stile e le sue scelte lasciano il segno e tantissime soluzioni a cui ispirarsi.

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Recentemente il progetto di restyling della sua cucina ha fatto il giro della rete ed è così bella che non poteva mancare tra i miei “appunti”: è una strepitosa lezione di styling e interpreta perfettamente la tendenza della semplicità naturale di cui vi ho parlato nel post della settimana scorsa. 

Così ho pensato di proporvela accompagnata da un’intervista speciale per raccontare qualcosa di più del percorso e delle scelte di Ilaria, per conoscere un po’ più da vicino il suo progetto e il suo stile. Pronti?

Partiamo da Ilaria e la sua storia.


Dall’Italia alla Francia, ci racconti in breve la tua storia?

Dopo gli studi di storia dell’arte, ho lavorato per un paio di anni in case d’aste a Milano. A questa occasione ho incontrato un’antiquaria americana con galleria a Parigi. Quello che ci accomunava era la passione e specialità in manoscritti miniati del medioevo (mica facile trovarne 😉 Nel giro di qualche mese di scambi e di indagini (sue tra i miei colleghi milanesi) mi ha proposto di dirigere la sua galleria parigina. Un salto nel vuoto, ma un’occasione che mai mi si sarebbe presentata a Milano. Impossibile dire di no, anche se contavo rientrare in Italia dopo un’esperienza di un paio di anni. Ma un anno dopo essere arrivata ho incontrato quello che è diventato mio marito e alla fine ho passato 9 anni nella stessa galleria (e sono ormai 17 che sono in Francia). Insomma non si fa proprio quello che si vuole nella vita!

Hai una formazione in storia dell’arte e hai lavorato in questo settore per molto tempo e con grande esperienza. Quando hai deciso di affrontare la professione di stylist d’interni e perché?
Ho abbandonato il mondo del mercato dell’arte quando abbiamo lasciato Parigi per trasferirci nel Sud, a Aix en Provence. Era da tempo che avevo voglia di cambiamento, ma difficile farlo quando hai un lavoro stabile e uno stipendio interessante. Quando ci siamo trasferiti, la dura realtà è stata scoprire che il mio lavoro qui non esisteva. Ho passato un anno a farmi domande cercando risposte e alla fine mi sono detta che era l’occasione perfetta per tentare di rendere la mia passione per il design un lavoro. Il blog, che già scrivevo da qualche anno, mi aveva già permesso di affinare il mio stile e le mie conoscenze. A questo ho aggiunto formazioni (brevi e spesso a distanza) e masterclass con stilisti e decoratori per imparare i segreti del mestiere. Ma niente e nessuno sono di miglior aiuto che la propria esperienza e posso dire (senza vergogna) di essere più autodidatta che altro.

Slow living e minimal design caratterizzano il tuo lavoro: ci spieghi come e perché ti sei avvicinata a questo stile?
Ancora una volta è stato il blog ad aiutarmi in questo percorso. Con il tempo mi sono resa conto che i post che pubblicavo, gli interni che mi facevano spalancare gli occhi e che volevo condividere avevano in comune un morbido minimalismo e un’estetica silenziosa e lenta. Ho cercato di approfondire queste tendenze (che all’epoca non erano ancora così diffuse come oggi) e ho capito che era quello che volevo portare nelle case di chi mi dava fiducia. Leggendo libri (come si fa a parlare di minimalismo senza aver letto Marie Kondo?) e ascoltando testimonianze di chi questo percorso l’aveva fatto prima di me, ho tentato di creare un’estetica che mi corrispondesse e che non fosse necessariamente quella di interni vuoti e senz’anima. Quello che voglio è che le persone che mi confidano il loro progetto di interni si sentano bene in casa, provino una reale sensazione di benessere nel loro nuovo spazio.

Il lavoro di Ilaria, posso dirlo con assoluta convinzione, è uno dei lavori più belli che esistano. È lavoro, quindi ha momenti esaltanti e altri duri come in qualsiasi altro tipo di attività, ma per uno spirito creativo che ama profondamente la casa, poter dare vita alle aspettative, ai bisogni e ai desideri degli altri, è un’enorme soddisfazione, oltre che essere un dono, perché a mio parere non è da tutti. Ilaria è tra questi e lo dimostra nel progetto della sua cucina, che ha realizzato “hack-erizzando” i moduli di una cucina Ikea con frontali in legno massiccio e un piano in Corian.

Ilaria racconta il suo progetto così: “Il rinnovo della cucina è stato uno dei momenti cruciali del rinnovo generale di casa. La stanza si trova all’ingresso dell’appartamento ed è visibile dal soggiorno e sala da pranzo. Tutta la zona giorno è stata pensata sui toni bianchi per portar all’interno tutta la luminosità possibile. Siamo in Provenza, la luce è accecante e bellissima, ma l’appartamento è a piano terra e la  luminosità naturale non era garantita del tutto!
Il progetto è stato quindi pensato intorno al bianco, al legno e a materiali naturali. L’appartamento ha un bel pavimento in legno à chevrons estremamente grafico. Per contrasto, nelle zone bagno e cucina, di cui si doveva comunque ripensare anche il pavimento, abbiamo scelto un beton ciré bianco per uniformare il colore ed evitare elementi grafici troppo evidenti. Ora la cucina crea un’unità visiva con il resto della zona giorno”.


La struttura della stanza è lunga e stretta e la disposizione è stata pensata dedicando una parete con gli elementi a colonna, per gli elettrodomestici e il contenimento, in bianco brillante (ikea) con una piccola porzione snack, e l’altra parete con un lungo piano di lavoro in corian bianco e le basi della cucina con frontali in legno di fraké. “Per accentuare il carattere minimal del progetto, le porte su misura in legno non hanno maniglie sporgenti ma intagliate e non è stato previsto nessun elemento sospeso sopra il piano di lavoro. Purtroppo la cappa rompe questa volontà di “vuoto” nella parte superiore, ma ci sono elementi di cui difficilmente si riesce a fare a meno in una stanza tecnica come la cucina. La porta scorrevole ha una porzione vetrata: luce e visibilità sono accentuate e permettono di dimenticare che si tratta di una stanza chiusa quando si cucina. Gli elementi di design come lo sgabello (hay) o la sospensione (muuto) sono stati volutamente scelti bianchi per non attirare l’occhio e confondersi nella massa bianca del resto della cucina. Una scelta che rende la stanza rilassante, senza elementi disturbatori. Più recentemente ho aggiungo degli elementi naturali, come i vassoi appesi (di mia nonna, una traccia di italianità di cui vado sempre fiera) o la borsa e il vaso sospeso, che mi permettono di aggiungere una nota naturale con le foglie di eucalipto senza rinunciare ai materiali che adoro“.

Nella mia intervista le ho chiesto qualcosa di più sul suo lavoro. Ecco cosa mi ha risposto.

Nel tuo lavoro c’è un punto di partenza ricorrente da cui prendi ispirazione: un colore, un materiale, una immagine, un oggetto?
La luce. La luce che c’è e quella che vogliamo far entrare nel nuovo spazio. E da lì tutto prende forma. I colori, gli oggetti, gli spazi, i movimenti, tutto è subordinato alla luce. E poi arrivano i materiali naturali, i colori (blu e verdi sono ormai la mia palette personale!)


Che cosa non può mai mancare nei tuoi progetti?
Le piante. Da sempre sono un elemento essenziale nelle mie case e ora anche negli interni che progetto. Quando si abita in città è l’unico modo per avere la natura a portata di mano ed essenziale per ottenere un benessere duraturo in casa. Le metto anche nelle simulazioni 3D e spesso i clienti non capiscono che non sono lì giusto per abbellire l’immagine, ma che bisognerà comprarle come il divano o la cucina (ma considero sempre e comunque il livello di pollice verde dei futuri proprietari!).

La tua passione in questo momento è?
In questo momento il nostro giardino. è la prima volta in vita mia che vivo in un appartamento con giardino e terrazza. Occuparsene, vedere crescere le piante (ma anche vederne morire alcune e cercare di capire perché) è rilassante e stimolante allo stesso tempo. Oltretutto adoro lavorare all’aria aperta e passo delle ore con computer e dossier sulla terrazza. Mi ha cambiato la vita! Ed è la perfetta estensione del mio giardino di interni, la mia urban jungle …

Famiglia e lavoro: qual’è la tua personale esperienza e come riesci a conciliarli con uno stile di vita rilassato e armonioso?
Conciliare le due in modo rilassato e armionioso? Pura utopia! Ammetto che una delle ragioni del mio cambiamento di vita era anche la possibilità di lavorare da casa (con tutti gli alti e bassi che questo comporta). Mi permette di essere presente, disponibile e flessibile. Evito di prendere appuntamenti il mercoledì pomeriggio per esempio perché in Francia i bimbi non hanno scuola e riprendo spesso a lavorare quando loro vanno a letto, ma ho sempre adorato concentrarmi nel silenzio della sera (o notte, addirittura, a volte). Quello che cerco di rendere rilassato e armonioso è il nostro appartamento per avere uno spazio dove io possa lavorare serenamente e noi tutti vivere altrettanto serenamente. Penso che sia molto importante per avere un buon equilibrio di vita famiglia/lavoro. Avere il piacere di passare del tempo tra le nostre quattro mura tutti insieme in pura armonia


Non posso che dare ragione ad Ilaria. Rendere la propria abitazione uno spazio accogliente e rilassato è un punto cruciale per vivere meglio e a volte basta poco per farlo. Il punto di partenza è pensare per funzioni e non per singole porzioni di spazio. In questo modo si razionalizza tutto l’ambiente in cui ci si muove e si ridefinisce nella sua globalità. Un’altra lezione importante che viene da Ilaria è la fluidità e la coerenza di stile. Far comunicare le stanze, raccogliere, potenziare e distribuire la luce sono fasi importantissime di un progetto di interni. E poi c’è la lezione sul minimalismo, sull’equilibrio tra gli elementi di arredo e sul possedere meno e meglio, non riempire per forza tutto lo spazio ma usarlo con una certa essenzialità, quella che crea benessere. 



Immagini e styling: Ilaria Fatone

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