Per lui, sempre una giusta idratazione

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Non è vero che bere un bel bicchiere d’acqua fa “venire le ranocchie nella pancia”, o che gonfia lo stomaco e toglie l’appetito, come rispondono a volte gli adulti alle richieste dei bambini. L’acqua è un nutriente essenziale, la base della piramide alimentare degli adulti e, a maggior ragione, dei piccoli, che in proporzione devono berne di più. “Un’idratazione inadeguata, anche senza arrivare alla vera e propria disidratazione, è associata al peggioramento dello stato di salute fisico, mentale ed emotivo”, osserva Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS, che ha redatto una lista di raccomandazioni rivolte alle famiglie.

 

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Con i piccolissimi, basta il latte

“Il corpo di un feto è composto per l’85% di acqua, quello di un neonato per il 75%, mentre quello di un adulto per il 55-60%”, spiega Andrea Vania, professore di pediatria dell’Università di Roma. “Inoltre, i piccoli hanno un ricambio giornaliero del 15% dei liquidi presenti nell’organismo, a fronte del 3-4% dei grandi. A parità di volume, hanno una superficie corporea più vasta e, quindi, sono soggetti a maggiore traspirazione. Per tutte queste ragioni, il neonato e il bimbo piccolo in proporzione devono bere più dell’adulto”. Nei primi sei mesi di vita il bambino si nutre esclusivamente di latte e, grazie all’alimento materno, riceve tutti i liquidi di cui ha bisogno. “Non c’è, quindi, necessità di integrare le poppate al seno o quelle al biberon con acqua o altre bevande”, dice Vania.

 

Latte di mammaÈ un elisir di salute!

 

Quanta acqua durante lo svezzamento?

“Con l’introduzione dei primi alimenti complementari, il bimbo dai 6 ai 12 mesi necessita di 800 ml di acqua al giorno, compresa quella contenuta negli alimenti: nel latte, nella minestrina o nella frutta”, spiega l’esperto. “Dai 12 mesi ai 3 anni, ha bisogno di 1200 ml di acqua al giorno”. Si tratta, ovviamente, di valori medi. “Il fabbisogno idrico di ogni bimbo dipende nello specifico da diversi fattori, come gli alimenti che consuma, l’attività fisica, la temperatura e l’umidità ambientale”, puntualizza Vania. Qualche esempio? Un bimbo che dai 6 ai 9 mesi assume 500-600 ml di latte (materno o in formula) al giorno, una minestrina da circa 200 ml e un frutto grattugiato, ha bisogno solo di qualche sorso d’acqua. Tra i 9 e i 12 mesi, quando in media l’apporto di latte scende a 400 ml al giorno, oltre alla minestrina e un frutto gli occorrono un paio di bicchierini d’acqua (bicchierini piccoli, da 100 ml). Tra 12 mesi e 3 anni, il bimbo assume in media 350-400 ml di latte al giorno. Rimangono circa 800 ml di liquidi, che può assumere con una minestrina da 200-300 ml, uno o due frutti e poi quattro o cinque bicchierini d’acqua.

 

Quale acqua scegliere?

Ma qual è l’acqua migliore per un bambino? Quella di rubinetto o quella minerale? E di quali parametri bisogna tenere conto nella scelta? “Nei primi mesi di vita, i reni del bambino sono meno efficaci nella loro azione di filtraggio rispetto a quelli dell’adulto”, risponde Vito Leonardo Miniello, pediatra dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari. “Quindi, se il piccolo viene nutrito con latte in formula, per sciogliere la polvere è meglio usare acqua minimamente mineralizzata, cioè acqua che abbia un residuo fisso inferiore a 50 mg/l, o al massimo un’acqua oligominerale, con un residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l. Dai sei mesi di vita, con l’introduzione dei primi alimenti complementari, va benissimo l’acqua di rubinetto, a patto che abbia un residuo fisso inferiore a 1500 mg/l, la condizione prevista per legge perché sia considerata potabile, ma non tutti gli acquedotti la soddisfano. Per conoscere il residuo fisso di un’acqua minerale è sufficiente leggere l’etichetta; per quella di rubinetto, i dati sono riportati sulla bolletta, oppure ci si può informare sul sito del gestore del proprio acquedotto”.

 

Le regole d’oro per mamma e papà

Si beve quando si ha sete. Per un adulto è facile regolarsi basandosi sulle proprie sensazioni, ma per un bimbo piccolo può essere difficile percepire con chiarezza il desiderio di bere e comunicarlo. “Ecco perché dopo i sei mesi di vita, con l’avvio dello svezzamento, spetta a mamma e papà proporre l’acqua al bambino durante i pasti e tra un pasto e l’altro, senza aspettare che il piccolo sia palesemente assetato”, dice Andrea Vania. “L’acqua va proposta più frequentemente quando fa caldo o quando, d’inverno, sono accesi i termosifoni in casa e l’aria è secca. Occorre mantenere una buona idratazione anche quando il bambino suda perché fa attività fisica e, naturalmente, quando ha la febbre”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

 

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