Sinistra: contro il disfattismo e l’autocommiserazione

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di Oscar Monaco
A quanto pare, alle ultime elezioni amministrative, le liste “civiche” di sinistra hanno ottenuto in media percentuali superiori all’8%, attendandosi sopra il 15% in più di un capoluogo di provincia o comune di medio/grandi dimensioni; si trattava di liste o coalizioni nella quasi totalità dei casi alternative al PD e, se sommassimo i risultati delle liste di sinistra (sempre alternative al PD) non coalizzate tra loro, si supererebbe il 10% dei consensi mediamene ottenuti.
Il 20 maggio a Milano c’è stata una manifestazione antirazzista che ha rimesso al centro della discussione politica il tema dell’accoglienza nei confronti di chi fugge dalle guerre e dalle bombe occidentali (e italiane): in 100.000 hanno partecipato e, in tempi in cui la comunicazione main stream diffonde senza interruzione razzismo, paura, ansia e diffidenza, si tratta di un risultato straordinario.
Il 17 giugno a Roma altre 100.000 persone hanno sfidato un caldo proibitivo per gridare, insieme alla CGIL, il loro no alla reintroduzione sotto falso nome dei voucher, un atto da degno di veri e propri farabutti politici, sostenuto dal PD e dal governo Gentiloni, che ha scippato agli italiani il diritto di esprimersi liberamente in un referendum; di fronte ad un gesto talmente vile e disgustoso non era scontato che non prevalesse la rassegnazione, che la gente che ha riempito Piazza San Giovanni rimanesse a casa, cosa che con buona pace dei fanatici del neoliberismo non è accaduta.
Altri esempi si potrebbero portare, ma preferisco limitarmi a tre eventi recentissimi: la sinistra, sociale, politica, di movimento, c’è, lo dicono i numeri nelle urne e nelle piazze; il problema è che c’è un disfattismo, una autocommiserazione, che pare, troppo spesso, prevalere sui dati oggettivi.
È vero, tv e giornali non parlano delle cose che ho brevemente descritto e d’altra parte è comprensibile: se è vero che chi paga l’orchestra decide la musica, che interesse potrebbero avere le classi dominanti, che posseggono l’informazione massmediatica nazionale, a raccontare di manifestazioni e risultati elettorali?
Gli ultimi anni sono stati difficilissimi, non c’è dubbio, lo scredito della politica ha raggiunto vette tali che anche chi ha resistito, tenendo in piedi un barlume di alternativa di sinistra, veniva tacciato di appartenenza alla casta, fosse anche candidato in un piccolo comune di provincia.
Ho la sensazione, netta che quegli anni ce li siamo lasciati alle spalle, che, sempre numeri alla mano, negli ultimi anni c’è stata un’oggettiva crescita, lentissima e graduale, nei consensi, nelle mobilitazioni e soprattutto nella coscienza di chi fosse il nemico: in altri termini oggi se si escludono un Bersani o un Pisapia qualsiasi, che rappresentano a stento sé stessi, a nessuno passerebbe per l’anticamera del cervello di allearsi col PD, che per dirla con le parole di Tomaso Montanari “è un partito di destra, talvolta nemmeno troppo moderata”.
L’assemblea tenutasi al Brancaccio non è nemmeno l’inizio di un percorso, ma la confluenza di più percorsi di resistenza che negli anni non si sono interrotti.
Niente panico compagne e compagni, in un Paese agli ultimi posti per libertà di stampa dovrà passarne di acqua sotto i ponti perché qualcuno ridia voce alla sinistra, quindi nel frattempo cominciamo a riprendercela per conto nostro e soprattutto smettiamola, assolutamente, di descriverci e di pensare a noi stessi con le parole dei padroni: non siamo “sfigati” o “marginali”, né tanto meno “ininfluenti”, in realtà siamo l’unica speranza per le donne e gli uomini di questo paese di riappropriarsi di un futuro dignitoso.
Al lavoro e alla lotta, con ottimismo!

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