Palombella Rossa: Nanni Moretti e la politica

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Nanni Moretti è un autarchico.

Nanni Moretti è un uomo pieno di idiosincrasie e l’unico modo che ha per esorcizzarle è attraverso il suo cinema, quello che molti di noi fanno su un divano parlando con lo psicologo, lui lo fa attraverso una macchina da presa.

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Soprattutto nella prima parte della sua carriera c’è davvero un momento molto visibile dove non esiste più il Nanni Moretti regista e attore, nè il personaggio autobiografico di Michele Apicella,da lui interpretato per quattro diversi film (giusto per non lasciar molti dubbi, il cognome è quello della mamma di Moretti) ma questi si mischiano fino a non capire dove ci sia la sceneggiatura e dove invece la recitazione venga sostituita dalla realtà. Si tratta di un’operazione che ha un analogo da un punto di vista autoriale soltanto in un’altra occasione, è l’Antoine Doinel protagonista della saga di film di Truffault che parte da “I 400 colpi” per finire con “L’amore fugge”.

(Il personaggio di Michele Apicella in Bianca, il terzo dei film di Moretti con questo personaggio come protagonista principale)

 

“Palombella Rossa” è l’ultimo episodio della saga di film che hanno come protagonista Michele Apicella e che qualche giorno fa ha aperto la rassegna estiva organizzato dal “Nuovo Sacher” (la Sacher-torte farà venire in mente qualcosa agli ammiratori del regista romano): per l’occasione Nanni Moretti stesso ha presentato il film mettendo in luce come in molti, all’interno della critica, non lo compresero quando uscì.

In questo film, Apicella è un dirigente del PCI che però per un banale incidente all’inizio del film, perde la memoria. E quindi tutto il film si gioca su una specie di meccanismo alla Memento in una chiave che è impossibile definire se non riferendoci a ciò che provoca il cinema di Moretti: è quella sensazione agrodolce che ci punge anche quando sorridiamo con lui, mai di lui. Tutto ciò avviene perché quello che lo rende così riconoscibile è l’ampliare le sue nevrosi e vedere come esse in realtà corrispondano anche alle nostre.

 

Moretti stesso ha raccontato molti dei retroscena della lavorazione del film, ci furono tantissime difficoltà: scelse lui stesso di girare fuori Roma, a differenza di film come Bianca, e partiva con evidenti mancanze nella sceneggiatura che venne completata sul set. La lavorazione si prolungò per le evidenti difficoltà fisiche, svolgendosi il film in una piscina e durante una partita di pallanuoto, e quindi c’erano evidenti difficoltà perché come il regista ricordava: “dovevo dirigere attori che non erano pallanuotisti e pallanuotisti che non erano attori”. La regia aveva la necessità che alcune azioni della partita andassero a finire in un determinato modo, ad esempio con la palla in gol, per concentrarsi attraverso i movimenti della cinepresa su ciò che accadeva fuori, con tutti i personaggi che si relazionavano con Michele Apicella. Tra cui spiccano i due giornalisti che continuano a torchiare Michele per scucirgli dei nomi di deputati da denunciare.

Sulle parole si gioca un’altra partita molto importante, che emerge da un altro incontro con un’altra giornalista che vuole intervistare Apicella, e che rielabora costantemente i suoi pensieri non capendoli e filtrandoli attraverso il suo linguaggio moderno ma svuotato di significato, di cui “trend negativo” rappresenta l’esempio lampante nel film ed è diventata una delle battute proverbiali.

 

L’amnesia è quello che continua ad affliggere il protagonista, che non sa quale ruolo deve ricoprire all’interno della piscina, durante la partita di pallanuoto che lo vede protagonista: molteplici ricordi ci fanno vedere come da bambino non volesse entrare nella piscina, che avesse paura dell’acqua. La piscina è una metafora molto forte della politica e il comportamento manifesto del bambino che rifiuta di entrare in acqua ripercorre lo dello straniamento del protagonista nei confronti della politica e del PCI in primis. Palombella Rossa è una parabola incalcolabile sulla storia della sinistra e del PCI di quel periodo ed è quantomai attuale, alla luce delle comunali che hanno sancito una nuova crisi all’interno dei nuovi partiti di sinistra. Lo stesso Moretti ha ricordato come i critici di sinistra non riuscivano a contestualizzare la crisi di Apicella, gli dicevano che il film non era sul PCI di Occhetto ma di Natta, quindi anacronistico, la crisi non era più lo stato in cui il movimento comunista versava in Italia. Ebbene, due mesi dopo il Muro di Berlino crolla e con lui crolla il direttorio comunista, mandando in una crisi il versante di sinistra. Non solo, la crisi di cui soffre il protagonista, probabilmente era sintomo di un esaurimento della vena creativa di Moretti, che ormai doveva lasciare i panni del suo “doppio”.

E riflettendoci a posteriori, il regista indugia in questo senso affermando che a posteriori l’amnesia di cui soffre Michele nel film, a livello personale significava quasi un rigetto nei confronti del personaggio. Michele dimentica chi è perché il Moretti regista e sceneggiatore voleva muovere in avanti rispetto a questo personaggio.

Come già detto, il film parte da una simbologia molto immediata, la partita di pallanuoto che Apicella affronta in trasferta è come il PCI vedeva la politica, il risultato finale della partita è di 8-9 come l’anno d’uscita del film. Questo dualismo si nota nella scena del rigore, la soluzione politica che Apicella auspica per il partito è quella di una mobilitazione totale della gente, la stessa gente che in coro si ritrova a cantare “E ti vengo a cercare” con il protagonista stesso durante il rigore che vale la partita. Il rigore, Apicella lo sbaglia tirando a sinistra e questo la dice piuttosto lunga sulla interpretazione della crisi dell’epoca secondo Moretti.

Uno degli strumenti di aggregazione molto forti è rappresentato dalla musica stessa, la rimonta della Ac Monteverde (la squadra di pallanuoto di Moretti ha il nome del quartiere di Roma in cui vive) avviene sotto le note di I’m on fire di Bruce Springsteen dove la regia si sofferma inquadrando i volti dei protagonisti, nel momento in cui deve tirare il rigore decisivo, Apicella viene sostenuto da tutto il pubblico che canta con lui “e ti vengo a cercare” di Franco Battiato.

 

Riuscire ad essere così pungenti e così lucidi nel saper trasmettere il senso di crisi pur rimanendo equilibrati nella divisione tra il protagonista e il movimento di cui fa parte è una cosa complicatissima oltre che un gran risultato per un film che ricordiamolo, partiva con delle zone d’ombra nella sceneggiatura.

Palombella Rossa” non è quindi il racconto di una partita, o almeno non solo: rappresenta anche dei meccanismi molto più personali della fine di un movimento civile e politico. Ed è questo alternarsi di registri, la connessione al mondo fanciullesco che probabilmente rappresenta uno dei film più maturi ma innovativi di Nanni Moretti.

 

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