La scialuppa di Renzi e l’impoverimento di massa

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di Fabrizio Marcucci
A dispetto dell’apparente grande consenso che ebbe, a Renzi l’Italia e il suo stesso partito si affidarono per disperazione. Se si fa eccezione per un ridotto zoccolo duro di sostenitori convinti, la gran parte del paese e del Pd tramortiti dalla crisi lo accolsero con lo spirito con cui ci si aggrappa a una scialuppa di salvataggio. Cioè con la speranza di sfangarla in una situazione di enorme difficoltà. Renzi non ha mai acceso le folle osannanti che si sono viste gridare nelle piazze “Silvio, Silvio”. Non ha mai incarnato l’idea di riscatto di massa che seppe interpretare Berlinguer. Renzi, nonostante le apparenze, è un leader tiepido, coerente prodotto di questi tempi galleggianti alla deriva. E il vuoto nel quale si inserì è lo stesso che l’ha cominciato a risucchiare. Perché, in un cortocircuito diabolicamente formidabile, egli ha assecondato il vuoto non contrapponendogli sostanza alcuna, nella sola speranza di continuare a giocare da protagonista. Un leader fa altro. E Renzi non è un leader. Ma nonostante ciò, la sconfitta alle elezioni amministrative non è (solo) la sua sconfitta.
La sconfitta elettorale, nella sua sostanza, è prodotta da altro. Da entità sovraterritoriali che alle elezioni non hanno bisogno di competere, essendo in grado di governare senza farsi eleggere. E a cui quindi non importa del consenso. La mistica dell’austerità, i conseguenti tagli allo stato sociale da cui deriva la logica della profittabilità di interi settori che ne sono stati al riparo (sanità, sistema pensionistico, istruzione), i vincoli di bilancio con cui si sono messe fuorilegge le politiche espansive, sono altrettanti strumenti di impoverimento di massa (e di arricchimento estremo di pochissimi) che stanno pesando sulle scelte elettorali, non solo degli italiani, da alcuni anni. Eppure nulla cambia. Perché, appunto, i governi nazionali e locali non ne sono gli ideatori, ma gli esecutori. E se questi ultimi possono essere cambiati come una camicia, dando così un contentino ai popoli, l’architrave dell’impoverimento di massa resta intatto. Si tratta insomma di questioni assai più imponenti del piccolo Renzi.
È la logica imperante della profittabilità di ogni settore dell’attività umana che va rimessa in discussione. È erigendo muri di protezione per il welfare, per il controllo pubblico di settori strategici per lo sviluppo delle comunità, che si potrebbe tentare di intaccare l’ideologia dell’impoverimento di massa e dell’arricchimento estremo di pochissimi. È respingendo le politiche strumentali di austerità che tagliano le mani al controllo pubblico, che si potrebbero recintare le praterie oggi alla mercè delle incursioni dei grandi capitali, la cui essenza è moltiplicarsi a prescindere da qualsiasi vincolo umano e ambientale. È un “pubblico” reinventato, autentico e partecipato l’antidoto possibile al virus che ci ammorba.
Renzi è lontano anni luce da un orizzonte di questo tipo e la sua scialuppa che sembrava di salvataggio si sta rovesciando travolgendolo. Ma gli va riconosciuto che se anche con le sue finte riforme non fosse stato l’ottimo esecutore che è stato delle politiche di impoverimento di massa, per lui il compito sarebbe stato comunque arduo. Quello che è successo ad Alexis Tsipras, asceso al governo della Grecia proprio con l’obiettivo di ribaltare l’austerità e costretto a rimangiarsi parte del suo programma, è un monito imponente. Se l’argine all’ideologia dell’impoverimento di massa non viene posto al livello opportuno, cioè almeno a livello europeo, chiunque proverà a porre un freno da solo verrà travolto e noi continueremo ad avvitarci sull’esito di elezioni amministrative individuando la causa della sconfitta di Giachetti nelle buche nelle strade di Roma. Mentre la piena dell’impoverimento di massa continuerà a sommergere chiunque: governanti-esecutori (di qualsivoglia colore politico) e, soprattutto, popolazioni. Tsipras l’aveva capito, e ha osato arrivare dove nessuno ha osato mai: candidandosi cioè alla guida dell’Europa con un’idea alternativa. Perdendo. Perché l’ideologia dell’impoverimento di massa è imperante e non la si sconfigge con una candidatura, ma con la costruzione di un immaginario in cui la profittabilità di tutto venga messa al bando.
Originale: ribalta.info

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