Il “salvataggio” delle banche venete: 10 cose da sapere

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Lo chiamano salvataggio ma è un’acrobatica liquidazione: Intesa Sanpaolo rileva per 1 euro Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca e lo Stato ci mette 17 miliardi di euro. Elenco di quel che va saputo, secondo AdviseOnly.

In AdviseOnly abbiamo sempre guardato con sospetto e senso di nausea alle banche venete, a partire dal 2013, quando Veneto Banca collocava allegramente improbabili obbligazioni subordinate convertibili, passando per il coinvolgimento del fondo Atlante, fino alle ultime convulsioni, prima del rigor mortis. Ed eccoci qua, all’epilogo.

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Me ne sono stato buono buono per vedere come finiva il gran ballo in maschera: in fondo fino a qualche giorno fa si trattava di un valzer di ipotesi, chiacchiere e balzane dichiarazioni di forma del Ministro Padoan (ormai ridotto ad una grottesca macchietta). E poi è finita come in un film distopico di Stanley Kubrick.

Cos’è successo?

Ma, bando alle ciance, cosa bisogna davvero sapere di questa vicenda? Sarò breve ed incisivo, tenetevi forte.

  1. Nell’ultimo weekend di questo caldo giugno un fulmineo Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge fatto su misura per Intesa Sanpaolo, autorizzando la banca all’acquisizione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per la cifra simbolica di 1 euro.
  2. Intesa Sanpaolo, che è un po’ choosy, rileverà però solo la parte sana dei due istituti veneti (qui il comunicato stampa), mentre il resto è messo in liquidazione. Lo Stato verserà subito a Intesa Sanpaolo 5,2 miliardi per aiutarli ad avviare l’operazione – dopotutto ‘so ragazzi, vanno aiutati.
  3. Ma attenzione, l’operazione cuba in totale 17 miliardi di euro di spesa pubblica, che corrispondono all’1% circa del PIL italiano. Soldi dei cittadini. Cioè voi. Anche se il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sottolinea in preda a convulsioni che “Le cifre non impattano sui saldi di finanza pubblica, non impattano sul deficit”, voi pagherete. (E, se vi mettete una mano sul cuore, forse dovreste fare qualcosa per quell’uomo, un tempo stimato economista).
  4. È stata applicata la classica formula che prevede il trasferimento di risorse dalla sfera pubblica al privato: cioè la privatizzazione dei profitti (Intesa Sanpaolo potrà continuare a pagare i suoi dividendi mantenendo intonsi i suoi ratios bancari, il CET1 e via dicendo) e la digestione pubblica delle perdite. Cari contribuenti, aprite il vostro portafoglio e aiutate Intesa Sanpaolo e lo Stato a cauterizzare la voragine delle banche venete.
  5. Solo una cosa, scusate: si noti che, procedendo come da manualetto delle regole bancarie europee, sarebbero bastati 1,2 miliardi di euro da privati e 6,5 miliardi di ricapitalizzazione pubblica per mandare avanti le due banche venete, com’è nello spirito della normativa europea (che sarebbe: salvare il salvabile, far pagare azionisti e creditori, non i contribuenti). Invece, si è preferito procedere con 17 miliardi di spesa pubblica e liquidare le banche venete.
  6. Si noti che un gruppo di quattro fondi d’investimento internazionali aveva offerto un’iniezione di capitali freschi per 1,6 miliardi in Popolare di Vicenza e Veneto Banca a fine maggio, con meccanismo in linea con la normativa europea. Apparentemente da manuale, insomma. Ma i fondi in questione non hanno ricevuto alcun riscontro dalle autorità italiane, come riporta Reuters; preferendo la soluzione creativa all’italiana, difficilmente inquadrabile, che favorisce Intesa Sanpaolo nell’ottenere la porzione sana delle banche venete, offrendo d’altro canto scivoli grassi e burrosi a dipendenti delle due banche venete. Tutto con il generoso supporto dei contribuenti italiani. Una meravigliosa vicenda da House of Cards. Ma gli Underwood non sono nessuno, al confronto. Beninteso: è legittimo che Intesa Sanpaolo si sia mossa come si è mossa, trattandosi di un’azienda e non di un ente di beneficenza (ha già messo un bel po’ di soldi in quel bidone di Atlante, sì, quello che doveva rendere il 6% e passa ah ah ah). Quello che mi pare assurdo è che la Commissione Europea e la BCE abbiano permesso tutto ciò. La soluzione è stata trovata nelle pieghe normative italiane ed europee, invocando il fallimento delle due banche venete per far ricadere la loro liquidazione sotto la legge italiana e regolare poi il tutto con un bel decreto legge ad hoc che carica i costi sui contribuenti. Si temeva il rischio sistemico che poteva derivare dal coinvolgimento delle obbligazioni senior… e così la copertura contro il rischio sistemico l’avete pagata voi, cari contribuenti italiani. Per questo un sentito grazie da tutti. In particolare dagli obbligazionisti senior, che ci piacerebbe vedere in faccia.
  7. Il resto del mondo ci guarda basito. In realtà in Spagna sono un filo irritati, sottolineando come l’operazione Italian style sia di taglio opposto a quello riguardante il Banco Popular ed equivalga nei fatti a far saltare per aria le regole europee che loro hanno invece rispettato. Si credeva che ora fosse di moda il bail-in, ma quei simpatici buontemponi e trend-setter degli italiani hanno rispolverato il bail-out
  8. Ma parliamo di soldi. In pratica, questo sarà l’impatto immediato sui vostri investimenti o finanziamenti:
    • azioni (sostanzialmente il favoloso Fondo Atlante e gli ex soci) – valore azzerato;
    • obbligazionisti junior – azzerato il valore dei bond subordinati, anche se potrebbe essere prevista una somma a copertura parziale delle perdite subite (almeno questo si vocifera);
    • obbligazionisti senior – non verranno toccati, il rapporto di debito-credito passa a Intesa Sanpaolo;
    • conti correnti – zero rischi, dato che il rapporto passerà a Intesa Sanpaolo;
    • fondi d’investimento – tutto a posto, non creano un rapporto di credito con la banca che ve li ha venduti; sono sempre soldi vostri e tali resteranno;
    • cassette di sicurezza – anche qui non c’è rapporto di credito con la banca, che è solo custode; quindi tranquilli, i gioielli di famiglia non sono in pericolo;
    • mutui e prestiti buoni – anche in questo caso il rapporto passa a Intesa Sanpaolo e tutto procederà come da programma, anche perché siete debitori, e quindi state tranquilli che la banca si ricorderà di voi, e non sarà per gli auguri di Natale;
    • crediti problematici – se siete un debitore che non pagava, del rapporto se ne occuperà lo Stato, che cercherà di recuperare il recuperabile con la liquidazione. Vi cercheranno loro, state sereni.
  9. Ed ecco alcune considerazioni sull’impatto a lungo termine sui vostri risparmi e investimenti.
    • Il quadro italiano resta incerto, si è creato un precedente confuso, con altre banche in dissesto da gestire, per esempio MPS e Carige. Quindi la situazione del sistema bancario italiano mi pare tutt’altro che risolta. Se invece vi piace credere che sia risolta, in un Paese dove se ti guardi intorno è più facile trovare uno sportello bancario che una farmacia, bé, auguri. Però forse starei alla larga dai titoli del settore bancario italiano.
    • Aumenta il rapporto tra debito pubblico e PIL italiano, il che peggiora il quadro della sostenibilità del debito italiano: con tassi d’interesse destinati a risalire nell’Eurozona, una crescita economica enfisematica, un sistema bancario messo così come vedete e un quadro politico caotico, insomma, capite bene come l’Italia sia una bella mina vagante, direi IL principale focolaio di rischi nell’Eurozona. Siamo l’hot-spot della faglia sismica economica europea.
    • Pertanto, anche se al momento lo spread BTP-Bund è basso, per me dovrebbero essere obbligatorio un test sulle capacità di intendere e di volere di chi acquista titoli di Stato trentennali italiani che ora rendono meno del 3%, o peggio i BTP 2067 al 3,2%. Ma vedete voi…
  10. I colpevoli di tutto questo casino che fine faranno? Questo ditemelo voi, ciurma. Ormai dovreste essere esperti.

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