Favorisca i documenti: tutti i poliziotti robot sparsi per il mondo

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Polizia Robot, Shenzhen (Foto: Maurizio Pesce / WIRED)
(Foto: Maurizio Pesce / WIRED)

All cops are robots: un giorno, forse, qualcuno lo dirà. Per adesso, rover, droni, robot umanoidi su ruote e affini, si limitano a eseguire compiti che non possono essere svolti altrimenti. Le forze dell’ordine di tutto il mondo si stanno avvalendo di sistemi automatici o semi-automatici per compiere azioni troppo noiose, troppo pericolose, o semplicemente impossibili.

A Dubai è stato da poco presentato RoboCop (ciao, 1987), il robot Reem (creato dall’azienda spagnola PAL Robotics) che viaggerà per le strade della metropoli: annunciato già nel corso della fiera GITEX del 2016, RoboCop parlerà lingue diverse e avrà un touch screen incorporato, attraverso il quale i cittadini dovrebbero poter segnalare reati, presentare documenti e pagare multe per violazione del codice stradale.

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Ci sono altre macchine però, sparse in giro per il mondo. La polizia di Cleveland, per esempio, ha chiesto l’aiuto di Griffin, un robot costruito da studenti del college locale. Il rover a sei ruote è progettato per arrivare dove un umano non riesce, come sotto una macchina o dietro i bidoni per cercare esplosivi ed è abbastanza leggero da essere messo in funzione rapidamente, senza bisogno di essere estratto in un grande camion. Secondo Wired Usa, è solo uno dei tanti robot che la polizia dell’Ohio ha in mano.

A Pohang, in Corea del Sud, Robo Guard aiuta le guardie carcerarie nell’osservazione del comportamento dei detenuti (sarebbe in grado di riscontrare anomalie come risse o persone stese sul pavimento). Sempre in Corea del Sud, questa volta al confine con quella del Nord, l’area “demilitarizzata” è tenuta sotto controllo anche da macchine semi-autonome. I robot in questione, SRG-A1, sviluppato da Samsung, è dotato di mitragliatrice e lancia granate.

Un articolo del Guardian del 2015 riportava la presenza, a Khinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, di robot piuttosto “corpulenti” messi di vedetta per controllare le infrazioni stradali. Alimentati a energia solare, sarebbero un misto tra semafori intelligenti per regolare il traffico e autovelox: le telecamere di sorveglianza trasmetterebbero immagini in tempo reale alla stazione di polizia.

Consultando Flickr invece, si scoprono cose inaspettate: a Virginia Beach (nello stato della Virginia, Stati Uniti), il Department of Homeland Security, ASTI international e NSTI hanno testato vari sistemi robotici disponibili per rispondere ai casi di emergenza. I test hanno permesso alle agenzie di determinare quali si adatterebbero meglio alle missioni particolari, consigliando ai produttori come rendere le macchine più capaci di rispondere alle necessità. Tra gli attori coinvolti la polizia e gli artificieri. Robot in azione anche a Baton Rouge già nel 2016.

All’aeroporto cinese di Shenzhen Bao’an, avvistato un poliziotto robot discreto, in pausa come i suoi colleghi in carne e ossa:

Siesta

Un post condiviso da Maurizio Pesce (@pestoverde) in data: 17 Nov 2016 alle ore 01:45 PST

E ancora: Dogo, progettato dalla General Robotics Ldt insieme alla polizia israeliana (Counter Terrorism Unit) è un rover da terra capace di entrare indisturbato in una casa, salire le scale e persino fare manovra su eventuali ostacoli. Attraverso le sue otto telecamere, Dogo, a detta dell’azienda produttrice, consente alla polizia di comunicare con la macchina e sparare sui sospetti senza rischiare la propria vita. Poi, se non dovesse aprire il fuoco, sarebbe in grado di trasportare spray al peperoncino o una luce abbagliante in grado di mettere fuori gioco gli obiettivi temporaneamente.

Non mancano i robot aerei, come flotta di droni “a rete” giapponesi: nel 2015, la BBC ha riferito che la polizia ha distribuito i droni in risposta a un altro drone che trasportava una quantità di sabbie radioattive non dannose sul tetto della casa del Primo Ministro Shinzo Abe. Anche nella regione indiana dell’Uttar Pradesh sono stati assoldati droni per rilasciare sostanze contro folle in manifestazione.

Sull’adozione di macchine in supporto alle forze dell’ordine si è espresso, nel 2015, Rasha Abdul Rahim di Amnesty International: “Solo per fare un esempio, durante le proteste di massa in Egitto nel 2011, l’esercito si è rifiutato di fare fuoco sui manifestanti, un’azione che ha richiesto un’innata compassione umana e rispetto per il ruolo della legge”, ha detto sostenendo che le Nazioni Uniti dovrebbero bandire i robot killer.

Ma non tutti i robot sono addestrati (o comandati) per contrastare chi viola la legge: la guardia costiera a Lesvos, in Grecia, ha impiegato, riportano le cronache del 2016, un salvagente robotico per salvare i profughi siriani. Si chiama Emily, un acronimo per Emergency Integrated Lifesaving Lanyard, ed è un progetto di ricercatori della Texas A & M University.

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