Contratti di prestazione occasionale: cosa cambia dopo i voucher

Senza categoria

Mia Immagine

Arrivano i contratti di prestazione occasionale che sostituiscono i tanto contestati buoni per il lavoro occasionale. Certo è che ora giovani studenti, pensionati e cassaintegrati possono di nuovo accedere al lavoro agricolo saltuario regolarizzato

Di Giulia Stronati

Mia Immagine

È cambiato il nome, ma non la sostanza? Questo il dubbio che ci siamo posti. Sì, perché in soli 90 giorni i voucher, destinati a regolarizzare le prestazioni di lavoro occasionale, sono morti e resuscitati. Del resto è stato proprio il premier Paolo Gentiloni, dopo la decisione di eliminarli, a spiegare che i “buoni lavoro erano uno strumento ormai deteriorato e lontano dalle intenzioni iniziali per le quali erano stati introdotti”. Le reazioni del mondo agricolo tutto non si sono è fatte attendere: grosse le perplessità per l’aver abolito uno strumento che, seppur limitato, forniva una soluzione concreta per regolarizzare la stagionalità della lavoro occasionale agricolturamanovalanza agricola. Tutte le attività agricole, dalla preparazione dei terreni alle semine, dai trapianti alla raccolta, non sono solo sono caratterizzati da una stagionalità spinta, sono anche condizionati da andamenti climatici sempre più imprevedibili. Il gap lasciato dalla eliminazione del voucher è stato colmato dal governo col nuovo contratto di prestazione occasionale. Si tratta di una fattispecie contrattuale che intende regolarizzare le prestazioni di lavoro saltuarie; per le realtà agricole sono previste regole specifiche, diverse da quelle destinate agli altri settori produttivi. Gli imprenditori agricoli possono attivare prestazioni di lavoro saltuarie di ridotta entità solo da determinate categorie di soggetti: sono “voucherizzabili” i pensionati di vecchiaia o di invalidità, gli studenti (di  qualsiasi scuola superiore o università) con meno di 25 anni di età, i disoccupati, percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. Chi presta lavoro occasionale inoltre non deve essere stato iscritto nell’anno precedente negli elenchi anagrafici INPS dei lavoratori agricoli e non deve avere in corso (o aver cessato da meno di 6 mesi) un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con l’utilizzatore. Per la piena operatività del nuovo contratto occorre attendere il via libera da parte del Ministero del lavoro e dell’Inps, e l’attivazione degli strumenti tecnici e informatici per l’avvio delle procedure necessarie. Nel frattempo abbiamo posto tre domande a due delle organizzazioni di rappresentanza e tutela dell’impresa agricola italiana per fare il punto della situazione, soprattutto nelle sue criticità. Ecco quali sono le loro opinioni.

Contratti di prestazione occasionale o voucher? LE TRE DOMANDE

  • 1) Siamo nel momento dell’annata agraria in cui si moltiplicano i lavori stagionali e con l’eliminazione dei voucher si è rischiato di bloccare un fondamentale ingranaggio del mondo dell’agricoltura. I vecchi voucher erano diventati davvero uno strumento negativo o si è presa una decisione sbagliata?
  • 2) I nuovi contratti di prestazione occasionale, a questo punto, risponde in maniera più efficace alle esigenze dei prestatori di lavoro saltuario in agricoltura? Che differenze ci sono?
  • 3) Al di là dei voucher, l’impresa agricola non avrebbe bisogno di strumenti normativi e amministrativi più strutturati che consentano l’impiego temporaneo di manodopera visto l’andamento ciclico delle produzioni agricole?

RISPONDE DINO SCANAVINO, presidente nazionale Cia

Dino Scanavino

Risposta 1 “è sbagliato credere che i voucher fossero la panacea per la regolarizzazione del lavoro saltuario. Tra l’altro, in agricoltura vi era un uso, dati alla mano, marginale dello strumento. Utile per alcune realtà aziendali inefficace in altre. La cosa certa è che non si poteva lasciare questo capitolo senza alcuna risposta.”

Risposta 2 “I nuovi contratti di prestazione occasionale non soddisfano pienamente le esigenze de i lavoratori occasionali in agricoltura in quanto ne limita l’uso soltanto a tre tipologie di soggetti: pensionati, studenti under 25 e disoccupati e percettori di sostegno al reddito (in precedenza le aziende con volume d’affari inferiore a 7.000 € poteva utilizzare tutti i soggetti). Possono f ar ricorso a questo nuovo strumento solo le piccole imprese che non hanno più di 5 dipendenti a tempo indeterminato e il limite economico per l’anno solare è stato ridotto da 7.000 € a 6 .666 €. Inoltre l’attivazione del contratto dovrà avvenire obbligatoriamente sulla piattaforma informatica INPS mentre prima i voucher potevano essere acquistati anche in tabaccheria. La Cia ha sempre sostenuto che l’abolizione della disciplina del lavoro accessorio (Voucher) avrebbe avuto delle conseguenze negative in particolare sulle realtà produttive meno strutturate, che hanno maggiori difficoltà a gestire la programmazione di attività stagionali che richiedono flessibilità.”

Risposta 3 “Sicuramente, il nostro contributo come Cia è stato sempre volto alla definizione di strumenti strutturati. Questa strada intrapresa non credo risolva definitamente il problema. Anche se per un giudizio definitivo è necessario testare l’applicabilità della nuova norma. Comunque vengono introdotti, ancora una volta limiti soggettivi e ulteriori procedure che rischiano di ridurre l’impatto e l’efficacia della misura. Le nostre proposte e suggerimenti sono da sempre ispirati alla semplificazione, al pragmatismo e alla tutela di lavoratori e imprenditori agricoli. In un contesto realistico, che tenga conto delle  peculiarità delle aziende agricole che sono diverse da altre. Seppure è apprezzabile lo sforzo fatto dal legislatore di differenziare l’agricoltura dal punto di vista dei limiti reddituali e più in generale lo sforzo del governo volto a colmare una lacuna normativa che, in vista delle prossime campagne di raccolta, avrebbe creato notevoli difficoltà al settore.”

RISPONDE MASSIMILIANO GIANSANTI, presidente nazionale Confagricoltura

massimiliano giansanti

Risposta 1 “La fretta di risolvere il problema referendario ha eliminato uno strumento importante per il lavoro occasionale agricolo, senza aver trovato prima valide alternative, mettendo in difficoltà le aziende agricole e levando una valvola di sfogo per categorie deboli come giovani, pensionati, cassa integrati e disoccupati. Ma tant’è. Certamente lo strumento era nato per le aziende agricole, che non ne hanno abusato. In agricoltura, infatti, ne veniva usato solo l’1,9% e tra l’altro va sottolineato che questi ‘buoni lavoro” potevano essere usati unicamente da pensionati, studenti, disoccupati e cassintegrati ed esclusivamente per i lavori stagionali. Non è quindi l’agricoltura il settore dove ci sono stati abusi; anzi proprio i voucher hanno dimostrato di essere un notevole supporto nella lotta contro il lavoro nero perché con ogni garanzia di trasparenza hanno permesso di utilizzare manodopera occasionale nei momenti di maggiore necessità come raccolte e vendemmia. D’altronde Confagricoltura, dove da sempre vengono firmati i contratti di lavoro, associa le imprese che assumono più lavoratori. La nostra posizione è sempre stata e sarà responsabile. Senza eccezioni, il lavoro occasionale accessorio non può costituire un sistema per aggirare le norme in materia di lavoro subordinato.”

Risposta 2 “Per Confagricoltura è positivo il varo dei contratti di prestazione occasionale, indispensabili in agricoltura per le campagne di raccolta. Eliminando i voucher alle aziende agricole mancava uno strumento flessibile per le campagne di raccolta. Ora, anche per le nostre sollecitazioni, si è compreso che serviva porre rimedio. Le nuove norme, però, pongono limiti più stringenti che ne riducono le possibilità di utilizzo, come gli esigui tetti aziendali fissati a 5.000 euro l’anno. Ciò in pratica, significa poco più di 50 giornate di lavoro. Oppure aumentano, rispetto ai vecchi, ulteriormente gli adempimenti burocratici (comunicazione dei dati anagrafici e fiscali del prestatore e obbligo di svolgimento della prestazione entro una settimana), tra l’altro escludendo i lavoratori già iscritti negli elenchi anagrafici agricoli. In ogni caso con questo provvedimento non si mette fine al tema dell’occupazione e del costo del lavoro in agricoltura, che richiede interventi organici e che tengano conto delle sue peculiarità e specificità.

Risposta 3 “Senza dubbio. Certamente la crisi c’è e le aziende agricole, uniche imprese ‘a cielo aperto’, sono in difficoltà. Malgrado ciò l’occupazione nel nostro settore tiene e cresce. Occorre urgentemente intervenire in maniera strutturale sul costo del lavoro – tra i più cari dell’Unione europea – e sugli aspetti burocratici che, con una miriade di adempimenti, rendono difficile la gestione del rapporto di lavoro. In parole povere chiediamo di mettere mano alla materia e semplificare la vita alle imprese e ai lavoratori.”

L’articolo Contratti di prestazione occasionale: cosa cambia dopo i voucher proviene da A Come Agricoltura.

Mia Immagine

testo