Coalizioni contro il trasformismo

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All’indomani delle elezioni amministrative Renzi ha continuato a raccontare la sua storia per cui sulla graticola per la perdita del consenso ci è finito a causa del caso Consip, società che si occupa di gestire gli acquisti della pubblica amministrazione. E così si torna all’eterno dibattito italiano su garantismo versus giustizialismo; dibattito questa volta condito da una indagine per violazione del segreto istruttorio che è partita ai danni dello stesso inquisitore dell’inchiesta Consip – che tra gli altri vede coinvolti il padre di Renzi e il Ministro Lott i- il PM Henry John Woodcock. Sfidiamo chi possa affermare che gli Italiani la settimana scorsa hanno votato in un certo modo (sostanzialmente “svoltando a destra”) perché Renzi o la sua famiglia è stata coinvolta in un affaire giudiziario. Tanto più che a dar prova di garantismo siano ora “i sinistri”, cioè quelli che per un quarto di secolo, pur di disarcionare Berlusconi attraverso le aule dei tribunali e non il segreto dell’urna, hanno dato fiducia a chiunque, peggiorando i già pericolanti equilibri di potere oggi presenti in Italia tra Magistratura, Parlamento e organi di governo.

 Il segretario del PD, Matteo Renzi, alla rassegna stampa Ore Nove parla degli effetti della inchiesta Consip.

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Da un certo punto di vista quando Renzi ha chiesto di far spostare le tende a Prodi (e il fondatore dell’Ulivo non ha certo tardato a rispondergli per le rime) ha anche rimesso in discussione i cerotti che hanno tenuto in piedi la sua coalizione e quella del centro-sinistra negli ultimi vent’anni. Un segnale di maturità politica, anche perché è un po’ difficile ispirarsi al centrismo di Macron e allo stesso tempo tenere attaccati “con il vinavil” posizioni politiche che vanno da Di Pietro a Bersani. Già, ma ora Renzi che farà? Dov’è che può andare? In un altro partito forse…perché il sistema politico che gli hanno creato attorno (fra gli altri il Ministro dei beni culturali Franceschini) si sta sgretolando, sotto i colpi di una mancanza di identità politica e dei contenuti programmatici che finora non si sono visti sui tavoli del potere renziano.

Macron è la versione francese del trasformismo.

Macron è la versione francese del trasformismo.

La morale della favola è che senza idee si galleggia, ma non si governa. Se poi si tenta di imbarcare tutto e tutti, come sperimentato di recente con successo da Macron, allora bisogna aspettare. E prepararsi anche in quel caso al peggio; perché la politica non è una start-up o un portafoglio finanziario dove si fa bene se si diversifica, contentando in questo modo un po’ tutta la platea dei clienti/elettori. La politica è esattamente l’opposto: ad un certo punto visto che le risorse non sono infinite bisogna scegliere tra cosa è prioritario fare e cosa è rimandabile. E si sceglie a seconda naturalmente del colore politico di chi va al potere. Il vero rischio di un Partito Democratico debole e deresponsabilizzato in ogni sua decisione politica, a cominciare dal suo segretario – che la campagna elettorale per le amministrative piuttosto che farla ha deciso di seguirla alla televisione – non solo sta conducendo ad una disintegrazione del centro-sinistra. Ma avrebbe come effetto-domino l’ennesimo gioco tattico e riposizionista di tutto l’arco costituzionale che seguirebbe a ruota. L’Italia nella sua storia ha avuto più trasformismo che populismo, è bene ricordarlo. Così come è bene riconoscere che senza le coalizioni – sia a sinistra che a destra – a vincere sarà proprio il trasformismo, quell’atteggiamento per il quale ogni giorno dispari si cambia la maglietta con cui nei giorni pari si è stati eletti dai cittadini; continuando a prenderli per il culo, per dirla in diplomatese.

Vignetta satirica su Agostino Depretis, otto volte Presidente del Consiglio del Regno d'Italia, in occasione delle elezioni del 1882. Esponenente della Sinistra Storica noto come "il camaleonte", Depretis incarnò magistralmente il trasformismo, tenendo assieme le spinte progressiste e conservatrici.

Vignetta satirica su Agostino Depretis, otto volte Presidente del Consiglio del Regno d’Italia, in occasione delle elezioni del 1882. Esponenente della Sinistra Storica noto come “il camaleonte”, Depretis incarnò magistralmente il trasformismo, tenendo assieme le spinte progressiste e conservatrici.

Se questa situazione si protrae, in una prospettiva che non guardi esclusivamente al breve periodo, l’autentico beneficiario sarà il Movimento 5 Stelle che almeno è esplicito nel considerarsi un soggetto trasformista, esclusivamente trasformista, senza ancore ideologiche né di destra né di sinistra.
Lasciamo per un momento stare le recenti amministrative e si guardi ai dati di fatto: la classe dirigente attualmente al potere in Italia non è riuscita 1) a rinnovare le istituzioni con una riforma di sistema dei partiti politici 2) a migliorare la nostra democrazia parlamentare, tuttalpiù a peggiorarla 3) a portare sotto il 10% la disoccupazione che continua invece a rimanere stabile con punte del 13% a seconda delle mensilità 4) a produrre qualcosa di concreto sul fronte dell’immigrazione, se si esclude la recente nomina di Tajani come Presidente del Parlamento Europeo che almeno ha influito nell’avviamento della procedura di infrazione per i paesi che non vogliono accogliere i profughi, figuriamoci i migranti economici! Se siamo dinanzi a tutto questo – e lo siamo, a meno che non si voglia scambiare i fatti oggettivi con le opinioni personali – la conclusione ovvia (e parlo solo dell’Italia naturalmente) è che il nostro sistema politico ha prodotto negli ultimi anni delle mediocrità assolute: da noi la democrazia non funziona più. Anzi, ad essere interamente sinceri e senza girarci troppo attorno, è dagli anni ’60 che il sistema escogitato dai Padri Costituenti non sa più che pesci pigliare. Durante la Prima Repubblica – che poi è stato anche il periodo della Guerra Fredda – si è sopperito a tutta questa carenza con politici attrezzati a guidare il timone della nave Italia. Adesso, non è forse giunto il momento per un’autocrazia a vocazione maggioritaria?

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