BISOGNA AVERE LA FORZA DI ACCOMPAGNARE CHI NON HA PIU’ SPERANZE, NEL SUO ULTIMO VIAGGIO

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DI GERARDO D’AMICO
Sono sempre stato contrario alle collette per far andare un malato senza speranze o in gravissime condizioni in America o altrove si suppone abbiano una cura miracolosa. Nel mondo in cui abbiamo la fortuna di vivere, quello ricco occidentale, farmaci in sperimentazione vengono forniti, si dice “in via compassionevole” anche a malati di Paesi diversi da quello in cui si sviluppano. E il più delle volte le cure per certe malattie non solo non esistono, nè da noi nè altrove, ma si va incontro a truffe e speculazioni.
Ricordo il caso di un bambino autistico, mandato negli Stati Uniti a fare la camera iperbarica quando nacque la bufala che servisse a “guarire” da quel grave disturbo: un intero paese raccolse fondi per far partire il bimbo e la famiglia, lui e la nonna morirono nello scoppio di quella camera iperbarica che non solo non serviva a niente ( per l’autismo) ma era pure malfunzionante.
La medicina non è una scienza esatta, e malgrado abbia fatto passi giganteschi, portando la vita media dai 35 anni dei primi del novecento agli 80 attuali non ha risposte per tutto.
Un bambino che nasca con una rarissima malattia di difetto cromosomico ha la sorte segnata, non c’è niente da fare, nè in Gran Bretagna, dove Charly è ricoverato nè altrove. Gli si possono infilare nel suo corpo da neonato altri tubi, altri aghi, infondere altre sostanze, pompargli altra aria con le macchine nei piccoli polmoni: la sua sorte non cambierebbe, purtroppo.
Io capisco ( credo di capire) l’immenso dolore dei genitori, ma quello che stanno facendo al loro bambino si chiama accanimento terapeutico. Una cosa è la ragionevole speranza, altra l’illusione, che diventa egoismo se come affermano i medici quel bambino sta soffrendo ogni istante che viene trattenuto dalla tecnologia in un simulacro di vita.
La questione si pose da noi con Eluana, e poi con Welby, Coscioni, più recentemente con Dj Fabo e molti altri che se ne sono andati, scegliendolo, senza clamore.
Bisogna avere il coraggio, la forza di accompagnare chi non ha speranza nel suo ultimo viaggio, rendendogli lieve la terra.

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