Bici: Torino fa scuola con il Pride

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Questi pantaloni in tessuto impermeabile e stretch facilitano la pedalata. Inoltre, risvoltandoli alla caviglia le strisce di tessuto catarifrangente presenti all'interno del pantalone aumentano la visibilità. Prezzo: 108 euro (Foto: Betabrand)

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Domenica 2 luglio torna a Torino il Bike Pride, una consuetudine ormai per diverse grandi città italiane che così puntano ad aumentare la voglia di pedali tra i cittadini. Certo, limitare questa manifestazione a un weekend estivo non pare essere il modo migliore per sensibilizzare ciclisti e automobilisti, ma tant’è. Quello che davvero risulta azzeccato in questa edizione è il tema: “Pedala fuori dai luoghi comuni”, una summa con dati alla mano sulle principali bufale che (ovunque) coinvolgono il mondo della bici.

La prima idea sbagliata per non pedalare è che ci si metta di più ad arrivare. Ma è ormai noto che in città la bici è il mezzo più veloce: certamente sotto i 5 km, che è la distanza massima tipica che si copre in centro. Nel dettaglio, in bici ci si sposta in media a 15,4 km/h contro i 10 km/h di un’auto, che procede oggi in città più o meno come procedeva un cocchio di cavalli nell’800. Questo succede ovviamente perché le auto stanno ferme in coda e ci si mette una vita a parcheggiarle una volta arrivati a destinazione. Già qui parlavamo di come guadagnare 23 giorni (interi!) di vita all’anno e sottrarli alla coda: usando la bici.

Il secondo luogo comune è conseguenza del primo: la bici va bene la domenica. Già oggi il 60% degli italiani (e il 94 degli olandesi, dati Legambiente) usano la bicicletta tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro.

Interessante il punto 3. Secondo una falsa convinzione, dura a morire, la bici non farebbe così bene alla salute. Non sarà forse il più completo degli sport, ma si calcola che a ritmo medio la bici faccia consumare da 300 a 600 calorie l’ora, e che 30 minuti al giorno garantiscano quel che la scienza medica oggi chiede a chi fa lavori sedentari per aumentare la propria aspettativa di vita e vivere meglio: si abbatte il rischio cardiovascolare e il rischio tumori con solo una mezz’ora di attività aerobica al giorno.

Il miglior punto anti-bufala è comunque il quarto: spesso si dice, a torto, che andando in giro in bici nelle grandi città si respiri tutto l’inquinamento, o comunque di più che dentro l’abitacolo di un’auto. Niente di più falso: gli studi scientifici citati dal Bike Pride sono cinque (Pope – 1991, Ostro – 1996, Verhoeff – 1996, Michaels – 2000, Schwartz – 2000) a dimostrazuone del fatto che in bici si respirino meno inquinanti che in macchina. Vorrei aggiungere che un recente studio, ripreso dal Guardian, sottolinea come questo sia ancor più vero per i bambini, e che dunque il modo più sicuro e salutare per portarli a scuola sia la bici.

Ancora riguardo la sicurezza e l’incolumità fisica c’è poi da sottolineare come più aumentano le bici in una città, più diminuisca il numero di incidenti, per tutti. In questo senso i dati parlano di una diminuzione del 2 – 5% degli incidenti fra tutti gli utenti della strada per ogni punto percentuale di aumento degli spostamenti in bicicletta in ambito urbano. Per l’Oms, inoltre, “raggiungere alti livelli di mobilità ciclabile (almeno il 30%) può consentire la creazione di 76 mila posti di lavoro in Europa e la riduzione di 10 mila morti in incidenti” .

Da ultimo, la lista dei luoghi comuni ricorda che scegliere un mezzo sostenibile aiuta anche l’economia del proprio Paese, portando vantaggi anche economici alla comunità. I dati ECF, la Federazione ciclistica europea, dicono che le due ruote stimolano un giro d’affari di 200 miliardi l’anno, ogni anno. Ma la girandola dei numeri per questo Pride che ci insegna cosa rispondere a chi di bici non ne sa nulla non finisce qui, e ancora il sito offre spunti per riflettere e far riflettere – dati alla mano – sul perché sia così importante e futuristico scegliere, oggi, la bicicletta.

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