Benvenuti nel futuro

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Il controllo dello Stato nella vita quotidiana delle persone è sempre stato uno dei leitmotiv più efficaci della retorica liberale, modo tipicamente anglosassone di intendere la vita e le relazioni sociali come elementi a sé stanti, atomi in balia della volontà individuale. All’espansione incontrollata del perimetro collettivo, all’orrido apparire di entità statuali finalmente in grado di introdurre le masse nella vita nazionale, i vari aedi psicopatici à la Hayek hanno contrapposto le virtù taumaturgiche del laissez-faire, laissez-passer. Come sempre, il liberale è un inumano infame e però subdolo: mentre predica la distruzione del potere pubblico silenziosamente lo ghermisce informandolo ai propri dogma, conquistando senza colpo ferire tutte le leve che contano. Gli ultimi trent’anni sono in tal senso la plastica dimostrazione in itinere dell’edificazione del regime liberale. Le conseguenze di un totalitarismo soft e vile non potevano tardare a emergere, prima o poi.

Il disastro economico, politico e sociale del Vecchio Continente dovrebbe in tal senso destare qualche anima dormiente, anche se fenomeni immensi e di lunga durata- i liberisti mica son tutti come litro-Juncker…- sono fatti apposta per far bollire pazientemente l’ignara rana nella pentola. Ben altra sensazione provoca un episodio, una storia che per dolore e gravità colpisce spietata le coscienze di tutti.

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La sorte di Charlie Gard è il paradigma dell’orrore liberale in cui l’Occidente s’è immerso senza volersene accorgere. Tutta la paccottiglia “libertaria”, l’intero armamentario da sfatti sessantottini che tutto volevano e tutto hanno rovinato, si sublima in un caso pietoso reso inumano dalla ferrea logica della falsa coscienza iper-razionale. Le condizioni del bimbo, affetto da una malattia degenerativa inguaribile, appaiono senza dubbio disperate e tali da poter far pensare a una dignitosa conclusione di un’esistenza in realtà mai nata. Se qualcuno doveva scegliere di scegliere, quelli erano per natura e per logica i genitori: purtroppo, né natura né logica appartengono più alla realtà contemporanea, e lo sdegno lascia posto all’infamia di una condanna a morte. La volontà di staccare le macchine che mantengono in vita Charlie è stata infatti presa dagli amministratori del Great Ormond Street Hospital di Londra in virtù del cosiddetto “child’s best interest”, l’interesse- miglior termine capitalistico non poteva utilizzarsi- del bambino: per costoro esso consiste nella fine delle cure, palliativi senza alcuna possibilità di guarigione. Della volontà di chi quel bambino l’ha messo al Mondo non importa. I ricorsi ai vari gradi di giudizio e, infine, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non hanno sortito effetto alcuno, confermando la decisione di far cessare la vita di Charlie il più presto possibile e in ospedale, senza offrire ai genitori nemmeno la possibilità di farlo spegnere in casa.

Gli euroburocrati in toga della CEDU

Gli euroburocrati in toga della CEDU

Al netto delle farisee attestazioni umanitarie rilasciate dalle varie corti imparruccate, il metodo della decisione giudiziale lascia comunque sgomenti. L’eutanasia è un atto di civiltà se volontaria, meditata e offerta a soggetti in grado di poter disporre della propria vita. Agli incapaci, a chi non è nelle condizioni di poter decidere da sé deve spettare l’ausilio di un congiunto- di sangue o di affetto- in grado di poter assumere una decisione sì grave. Lasciare ad un terzo la possibilità di imporre la morte di un soggetto ridotto a vegetale senza o addirittura contro la legittima volontà dei suoi cari risulta un abominio che prepara il terreno all’infernale oscenità preannunciata dal padre politico di bonbon Macron trentacinque anni fa:

Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […]. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future […]. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa

Dagli anziani ai neonati malati, il discorso risulta lo stesso: chi non è in grado di rendere e produrre non serve a nulla e dunque va fatto fuori nei modi e nei tempi migliori. Charlie è purtroppo una delle innumerevoli vittime di un sistema distorto che vede nell’individuo uno schiavo e nella vita una rendita per il Capitale. Curare persone che difficilmente riusciranno a riprendersi equivale a uno spreco in termini liberistici, e il paravento del dolore appare uno schifoso gioco semantico da farisei per coprire con una pietas diabolica una spesa in bilancio. Del programma eugenetico nazista manca soltanto la teutonica organizzazione industriale: gli intenti sono già tutti sul tavolo.

La libertà non può divenire un assoluto imposto da un giudice, e la vita– almeno per noi retrogradi- non può assumere le porche misure di un bene di scambio da valutare e sacrificare perché troppo costosa. Si badi bene che la logica del padre nobile dell’UE Attali è la stessa che nei nostri ospedali lascia senza cure gli ammalati e fa morire di inedia e disperazione i malati indigenti.

I plutocrati un modo di curarsi privatamente lo troveranno sempre, i poveri no. Malthus è vivo e vegeto nelle deprimenti menti dell’euroélite

Chi scrive crede che la tremenda decisione proferita dai burocrati in vestaglia della CEDU dovesse spettare tassativamente ai genitori di Charlie. Forse avrebbero resistito, forse sarebbero stati infine vinti dal dolore: in ogni caso la loro scelta avrebbe avuto una legittimità che la sentenza di condanna a morte celebrata oggi in uno squallido ospedale londinese non avrà mai.

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