Steve McCurry, a San Sepolcro il mondo in 100 scatti

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Steve McCurry è tante cose. Guerra, poesia, sofferenza e gioia, stupore e ironia. E la mostra “Steve McCurry. Icons”, allestita al Museo Civico di Sansepolcro e in cartellone fino al 5 novembre 2017, le raccoglie tutte. Attraverso un centinaio di scatti offre l’insieme e forse il meglio della vasta produzione del grande fotografo americano. L’obiettivo è proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo della condizione umana, fatta di emozioni, sentimenti, paesaggi. E poi ci sono gli sguardi, che restituiscono con fierezza una grande dignità.

In contatto con le etnie più lontane

Dall’India alla Birmania, dal Giappone all’Africa, fino al Brasile, con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate. La mostra inizia con una straordinaria serie di ritratti. E si sviluppa tra immagini che raccontano in maniera straordinaria e toccante, le condizioni e i sentimenti dell’uomo. Sono presenti anche alcuni scatti, gli unici in bianco e nero, realizzati tra il 1979 e il 1980 durante il suo primo reportage in Afghanistan. Dove era entrato insieme ai mujaheddin che combattevano contro l’invasione sovietica. Dall’Afghanistan veniva anche Sharbat Gula, la ragazza che McCurry ha fotografato nel 1984 nel campo profughi di Peshawar in Pakistan. E che è diventata una icona assoluta della fotografia mondiale. Così, attraverso i momenti che ha saputo “fermare”, il grande artista ci consente di attraversare le frontiere eliminando ogni tipo di barriera.

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Le foto raccontate da Steve McCurry

In un’audio-guida, disponibile gratuitamente per tutti i visitatori, Steve McCurry racconta in prima persona molte delle foto esposte. Inoltre, un video accompagna le foto del primo reportage in Afghanistan. In un secondo filmato, McCurry invece racconta la sua lunga carriera e soprattutto il suo modo di intendere la fotografia. C’è poi un ultimo video, prodotto dal National Geographic. Ed è dedicato alla lunga ricerca che ha portato Steve McCurry a ritrovare  la “ragazza afghana”, 17 anni dopo il famosissimo scatto. E tal proposito, va ricordato che nel novembre 2016, dopo essere stata arrestata dalla polizia pakistana, Sharbat Gula è finalmente tornata nel suo Paese.

Sansepolcro, la Porta della Toscana

La mostra di McCurry è ospitata nella cittadina che fu una delle culle della cultura rinascimentale. E che diede i natali (tra gli altri) a Piero della Francesca. Quindi è anche l’occasione per una visita alle tante bellezze presenti sul territorio, a partire proprio dalle opere del grande artista. Sansepolcro è definita la “Porta della Toscana” per la sua posizione confinante con Umbria e Marche. Posta ai piedi dell’Appennino, domina la val Tiberina aprendosi alle sue dolci e belle colline. Valgono sicuramente una visita anche la vicina Anghiari, uno dei più bei borghi d’Italia. E naturalmente Arezzoricchissima di arte e storia.

I diari di Pieve Santo Stefano

Ma nei dintorni c’è anche Pieve Santo Stefano, famosa per i diari e per l’omonimo premio letterario legato agli scritti autobiografici, che si svolge in settembre. La cittadina è di minore valore architettonico di Sansepolcro e Anghiari, perché andò quasi completamente distrutta dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Ma ha un grande valore storico legato alla memoria. Ospita infatti l’Archivio Diaristico Nazionale, dove sono raccolti più di 7000 scritti. Senza dimenticare il Piccolo Museo del Diario, una vera chicca da non perdere!

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