Protetto sì, iperprotetto no!

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Mamma e papà hanno un compito molto importante: aiutare il proprio bambino a costruire un’immagine interiore di sé il più possibile positiva, che dovrà sostenerlo anche quando la realtà non sarà molto favorevole. Per riuscirci, occorre dosare la necessaria protezione e la spinta a conoscere il mondo, ad essere autonomo. Ecco i consigli di Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, per evitare di diventare genitori iperprotettivi.

 

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Le 7 regole d’oro per mamma e papà

  1. Cercare di dare al bambino una percezione rassicurante del mondo. Vedere pericoli dappertutto, e non concedergli gradualmente l’autonomia necessaria, gli crea tante insicurezze. Già il piccolo prova un sentimento di impotenza per l’incapacità – naturale – di fare molte cose. Aggiungere anche una dose di ansia costante significa rischiare di bloccare o ritardare molte sue scoperte.
  2. Dare l’esempio mostrandogli che, anche se si sbaglia o se le cose non vanno come si vorrebbe, c’è sempre la possibilità di rimediare. Sicurezza in sé significa coraggio di provare e di sbagliare, capacità di accettarsi anche nelle sconfitte, di mettersi in discussione. Questa attitudine si impara dall’ambiente in cui si cresce e il bambino la assorbe per imitazione.
  3. Ricordare che l’iperprotezione dei genitori, alla lunga, mortifica il bambino. Il piccolo iperprotetto può sviluppare un senso di inferiorità e di incapacità, diventando eccessivamente legato e dipendente dai genitori.
  4. Rassicurare il bambino quando dice: “Non sono capace”. Nei primi anni, deve acquisire molte abilità e i suoi movimenti si devono perfezionare. Quando si scoraggia, è importante riuscire a ribaltare il suo punto di vista, mostrandogli invece quante cose sa fare da solo.
  5. Sentire che mamma e papà si occupano entrambi di lui dà al bambino una grande sicurezza. Lodarlo quando riesce a farcela da solo, sostenerlo senza drammatizzare quando fa un capitombolo sono altrettanti stimoli ad accrescere la sua autostima.
  6. Riflettere sul fatto che l’eccessiva ricerca di garanzie sulla sicurezza del proprio piccolo, crea un circolo vizioso. L’ansia aumenta il desiderio di protezione e, a sua volta, il desiderio di protezione genera ansia nei confronti di ciò che ancora non si riesce a controllare e a prevedere.
  7. Ricordare che l’intervento del papà – ma anche di parenti o amici particolarmente vicini alla vita familiare – è fondamentale per calibrare la giusta dose di protezione. Dopo i primi tempi in cui è quasi un tutt’uno con la mamma, il piccolo, intorno agli 8 mesi, capisce che c’è una realtà intorno a lui. In questa fase, di solito, il papà rappresenta colui che, un po’ alla volta, incoraggia il figlio a compiere le prime uscite dal nido caldo e accogliente in cui la mamma tende a trattenerlo. Per questo può aiutare molto il bambino a costruire quella sicurezza, che lo aiuterà ad affrontare il mondo senza vacillare alla prima difficoltà.

 

Le lodi che fanno crescereScopri come incoraggiarlo a essere autonomo

 

I 5 comportamenti da evitare

  1. Non eccedere con le raccomandazioni del tipo: “attento che cadi” oppure “non andare lì che è pericoloso”. Ripeterlo in continuazione, nel tentativo di evitare il confronto inevitabile con il rischio, può creare nel bimbo la paura di non essere capace di difendersi e di tutelare la sua incolumità. E questo alimenta ancora di più i suoi timori, soprattutto quello di crescere.
  2. Non sostituirsi sempre a lui quando non riesce a fare qualcosa. Proteggerlo dalle frustrazioni non lo aiuta a diventare autonomo. Piuttosto, è importante sottolineare le sue qualità. L’autostima si forma nei primi anni di vita in base ai giudizi che vengono dati su di noi e sulle nostre capacità.
  3. Non minimizzare le paure del bambino, ma non esagerare nemmeno con la compassione: dire “poverino”, in realtà non fa che vanificare gli effetti della rassicurazione. Al piccolo sembrerà, infatti, che ci sia una reale minaccia di cui aver paura.
  4. Non intervenire subito appena il piccolo subisce una prepotenza dai coetanei, altrimenti non imparerà mai a difendersi da solo e ricorrerà sempre all’aiuto dei genitori. E gli amici lo considereranno un bambino “debole”.
  5. No alle troppe paure: a volte sono insegnate ai bambini non come un’opportuna forma di prudenza ma come ostilità verso la scoperta, l’esplorazione del nuovo, il piacere dell’avventura. Così, una parte fondamentale del loro istinto viene repressa. Alcune ricerche hanno messo in correlazione un atteggiamento troppo timoroso dei genitori con comportamenti trasgressivi o aggressivi dei figli, una volta cresciuti.

 

di Laura D’Orsi

 

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