Nuova battaglia sul Dna

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YARA/DOMANI IL VIA AL PROCESSO D’APPELLO A CARICO DI MASSIMO BOSSETTI 
MILANO. Potrebbe chiudersi a metà luglio il processo di secondo grado, che si aprirà domani davanti alla Corte d’Assise d’appello di Brescia, a carico di Massimo Bossetti (nella foto), condannato all’ergastolo quasi un anno fa, il primo luglio 2016, per l’omicidio di Yara Gambirasio. La difesa del muratore di Mapello, che da tre anni oramai si proclama innocente, proverà, però, a ribaltare il verdetto del carcere a vita partendo da una riapertura del dibattimento e soprattutto puntando sull’accoglimento della richiesta, bocciata anche in primo grado, di una perizia sul Dna trovato sui leggins della 13enne, scomparsa il 26 novembre del 2010 da Brembate di Sopra e trovata morta in un campo di Chignolo d’Isola tre mesi dopo. Una decisione della Corte bresciana (presidente Enrico Fischetti), che sia la sentenza o un’ordinanza di rinnovazione del procedimento, dovrebbe comunque arrivare, salvo sorprese o imprevisti che potrebbero allungare i tempi, tra il 14 e il 17 luglio, stando al calendario già comunicato dai giudici alle parti.Altre udienze, per gli interventi dei legali di parte civile e difesa, sono già state fissate per il 6 e il 10 luglio. Domani, invece, mentre all’esterno del Palagiustizia bresciano si concentreranno decine e decine di telecamere e fotografi (in aula non saranno ammessi nemmeno i cellulari e la capienza, cronisti compresi, è di circa 200 persone), l’appello inizierà con la lettura delle relazione del processo di primo grado. Poi, la parola dovrebbe passare al sostituto pg Marco Martani, il quale chiederà che il carpentiere venga condannato anche per calunnia nei confronti di un collega verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini (imputazione caduta in primo grado). Non assisteranno nemmeno al secondo grado (davanti alla Corte di Bergamo andarono solo per testimoniare) i genitori di Yara, assistiti dagli avvocati Enrico Pelillo eAndrea Pezzotta. Intanto, in carcere dal 16 giugno 2014 Bossetti continua a vedere moglie e figli e professa la sua innocenza. “La società – ha scritto di recente in una lettera, rivolgendosi ai giudici in vista dell’appello – ha sete di verità, se non volete farlo per me, facciamolo tutti per Yara, la povera Yara, l’angelo di tutti noi”. I suoi legali, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, porteranno anche davanti ai nuovi giudici la loro “battaglia” sul Dna, che è la prova principale a carico del muratore. “Si è ritenuto – hanno scritto i difensori nell’atto d’appello – di poter giungere alla responsabilità penale (…) valorizzando un unico elemento (traccia di Dna) in rapporto soltanto alla sua collocazione (leggings e slip), senza alcuna considerazione in ordine alle ragioni ed alle modalità dell’azione, senza alcun raffronto con tracce ben più significative attribuite ad altri”. Per la Corte del primo grado, invece, quel profilo genetico è la “prova granitica” a carico di Bossetti anche “direttamente” confermata “da elementi ulteriori, di valore meramente indiziante, compatibili con tale dato e tra di loro”. 

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