Tante incertezze sul futuro

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Salve, sono uno studente universitario. Le scrivo perché sarebbe importante, per me, scambiare due chiacchiere con una persona sensibile e competente – come lei – dal momento che non sto trascorrendo una seconda parte di adolescenza molto semplice.

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Non saprei nemmeno da dove partire, ma credo sia necessario che lei sappia che sta per scambiare pareri con una persona che ha fatto dell’insicurezza patologica il suo più riuscito marchio di fabbrica, dunque è probabile che molti miei comportamenti siano correlati con questo aspetto. Molti dei miei patemi attuali derivano, con ogni probabilità, dagli ingenti dubbi che avevo (e che ho) circa la scelta della facoltà universitaria: già, perché – nonostante abbia superato il primo semestre abbastanza agevolmente – la mia scelta è tutt’altro che definitiva. Ho trascorso, infatti, un’estate difficile: un giorno Lettere, un altro Economia, un altro Psicologia, un altro ancora Scienze della comunicazione (sin da piccolo ho il sogno di diventare giornalista sportivo, visto che amo scrivere e amo il calcio). Per poi ridurre il campo a due opportunità: Lettere e Psicologia. Due facoltà sicuramente non “amiche” del lavoro sicuro e immediato e della remunerazione, ma sono accanito paladino del fare ciò che piace. Proprio quando l’iscrizione alla facoltà di Lettere sembrava certa , l’andare ad un incontro introduttivo mi ha fatto tornare a dubitare: e se non fosse questa la mia strada? Dunque, ho deciso di aspettare ulteriormente, salvo poi decidere di affidare la mia vita universitaria alla facoltà di Psicologia. Motivo? Beh, mi ha sempre attratto il mondo della mente umana. Il problema è che, però, anche la letteratura mi ha sempre affascinato molto: son cresciuto in una famiglia totalmente umanista, non poteva essere altrimenti. In questo semestre sono andato avanti, son riuscito a studiare anche se, a volte, con qualche difficoltà di fondo, ma non mi sono mai realmente appassionato. Ecco perché sta (ri)maturando in me l’idea di cambiare: probabilmente è un rischio, ma sento di poterlo correre. Inutile dire che questo dubbio atroce e perenne ha minato alla mia serenità, sia interiore che nelle mie relazioni. Coloro che ne hanno risentito di più sono stati i miei amici, che, anziché cercare soluzioni per tirarmi su di morale, hanno pensato esclusivamente alla loro vita: li ho visti cambiare gusti, li ho visti cambiare atteggiamenti nei miei confronti, dal momento che io ero diventato il malato, quello da tener lontano perché capace di far male al loro benessere, ma mai nessuno ha realmente pensato di poter fare qualcosa di costruttivo per aiutarmi. Mi sento, da un po’, solo nella moltitudine. Ecco, se ha letto Senilità di Svevo io mi sento proprio come il grigio Emilio Brentani: vecchio e inetto (alla vita, ovviamente). Ho paura di fare un passo in avanti, non sono sereno nelle mie relazioni, mi sento insicuro e giudicato, dunque non apprezzato; più passa il tempo più aumenta la facilità con cui mi innervosisco, ma per fortuna sto “salvando” le persone che davvero contano per il mio bene (i miei genitori e la mia ragazza). Ora, però, sto molto male al pensiero di non esser più indispensabile per i miei amici. Il problema è che non sento di aver la forza di fare uno sforzo decisivo per aggiustare le cose: non so da dove iniziare, non so se ne varrà la pena. Sono sempre stato un’ottima spalla con cui confidarsi, ma raramente ho trovato le persone giuste a cui dire tutto ciò che avevo dentro. Si tratta della prima volta nella mia vita che il concetto di “sentimenti ambivalenti” non è più astratto: sento di provarli troppo, troppo spesso nei confronti dei miei amici. Credo che, a grandi linee, è tutto ciò che mi turba.

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I sentimenti ambivalenti sono la causa di mille problematiche all’interno delle relazioni interpersonali e probabilmente i suoi amici li hanno avvertiti. Si dice che il vero amico sappia perdonare, ascoltare, comprendere e tutti coloro che non rispecchiano questa descrizione alla fine non possono essere considerati tali. Sarà vero? In realtà non è, al momento attuale, ciò che conta, piuttosto sarebbe importante riappropriarsi della propria serenità interiore per riacquistare fiducia in se stessi. E’ difficile scegliere una facoltà universitaria poiché significa scegliere cosa si vuol fare da grandi, cosa si vuol ‘essere’ e per questo, dopo il diploma, molti studenti entrano in crisi. Alcuni scelgono un lavoro certo e sicuro, altri la propria passione convinti di riuscire. Ed è proprio questo che non leggo, la sua convinzione. Leggo invece la sua incertezza legata al mondo esterno come se dovessero a tutti i costi giudicare il suo operato e il suo mondo interiore. Ognuno avrà il proprio lavoro e non farà quello degli altri, per cui poco importa se non saranno d’accordo con la sua scelta di cambiare! Tutti possono vivere piccoli o grandi momenti di crisi ed è bene che ci siano poiché non siamo macchine ma soggetti pensanti e senibili. Quindi, continui per la sua strada scegliendo ciò che è più in linea con le sue corde e le sue convinzioni, il resto verrà da sè.

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