I territori dell’economia civile, verso un nuovo paradigma

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Valorizzare e promuovere le esperienze di Economia Civile in Italia per fornire una base di conoscenza, a studenti universitari e a chi, sul territorio, svolge attività economiche, o vorrebbe farlo, rifacendosi a nuovi modelli nei quali le ricadute sociali vadano di pari passo con il business. È da questa esigenza che nasce l’idea della Summer School “I territori dell’economia civile”. La prima edizione si terrà dal 7 all’11 agosto all’interno di Festambiente a Rispescia, promossa da Legambiente.

 

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Il corso ha l’obiettivo di fornire, a chi si sta occupando o intende occuparsi di Economia civile, una bussola sui cambiamenti in atto in termini di legislazione, percorsi aziendali, studi universitari e progettazione nazionale ed europea. Per saperne di più abbiamo intervistato i promotori della Summer School.

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Qual è oggi il rapporto fra economia e società civile e perché c’è bisogno di un cambiamento a livello economico?

Le necessità di un cambiamento del paradigma economico sono evidenti nei dati economici: distribuzione della ricchezza, tasso di disoccupazione, crisi economiche mondiali improvvise e nell’osservazione della società. Una spaccatura enorme tra mondo economico e società civile che alimenta un situazione mondiale dove è difficile distinguere cosa sia causa e cosa sia effetto, se pensiamo per esempio al Medio Oriente e al petrolio.

 

La capacità del mondo economico di rispondere ai bisogni umani appare contorto e spesso dannoso provocando guasti irreversibili in tanti settori, minaccia la qualità dell’aria e della vita, alimenta la povertà, aggredisce l’ambiente (flora, fauna e comunità locali) . C’è un modello economico in crisi che subisce i suoi stessi effetti, la desertificazione dei territori drenando energie alle comunità e al contempo manifestando un’incapacità di generare lavoro e profitti nel tempo.

 

Sono molteplici e diversificati gli elementi che ci spingono a ricercare un nuovo rapporto tra economia e società civile, cercando di superare categorie del passato e steccati che non hanno facilitato la ricerca di soluzioni innovative, praticabili e replicabili. Da qui il nostro impegno in questa ricerca.

Che cos’è l’economia civile? Quali soluzioni propone? In cosa si distingue il modello dell’economia civile rispetto ad altri modelli di economie alternative, come ad esempio la decrescita, l’economia circolare, ecc? Quali strumenti mette a disposizione delle persone?

L’economia civile è un pensiero economico con radici italiane precedente al pensiero economico politico di scuola anglosassone. Intende ridisegnare ruoli e impegni degli attori della società impegnandosi nel ricercare nuovi equilibri nel mercato. Lo sguardo complessivo consente di osservare tutti i percorsi economici senza concentrarsi su alcuni aspetti o temi ma verificandone il funzionamento complessivo.

 

L’economia civile resta quindi un’economia di mercato, non capitalista, in grado di ridisegnare alcuni principi che possono e debbono guidare una nuova consapevolezza economica di chi intraprende e delle comunità dei lavoratori.

 

Tanti sono gli attori di Economia Civile nei territori ancora inconsapevoli che possono fare da traino al cambiamento del paradigma economico e la Summerschool di Rispescia (7-11 Agosto) rappresenta un primo strumento formativo per portare a regime questi percorsi locali.

 

Quanto è importante la consapevolezza individuale? Quanto ciascuno di noi può fare per facilitare questo processo di cambiamento?
Una maggiore consapevolezza economica e la condivisione di informazioni utili ad un consumo critico possono orientare il nostro voto con il portafoglio favorendo approcci economici civili. Potenzialmente uno strumento potente per orientare le produzioni.

 

Le imprese non sono immuni al cambiamento della società. In passato hanno orientato i consumi ora potremmo passare ad una fase più attenta di ascolto della società civile, anche attraverso il web. Occorre però prestare attenzione alle contromosse di un sistema che tende a conservare potere e profitti e che deve ancora pienamente accettare la sfida di cambiamento che ha davanti.

 

 

 

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