Ustica: 37 anni dopo, nessuna verità sulla strage

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Quella di Ustica resta e resterà una tragedia impossibile da dimenticare. E che oggi fa   rabbia perché ancora senza colpevoli. Nessuna verità per gli 81 passeggeri morti il 27 giugno 1980. Erano in volo sul DC9 Itavia, che si inabissò nelle acque dell’isola siciliana, lungo la rotta Bologna-Palermo. E a 37 anni da quel giorno maledetto continua a crescere la sofferenza dei familiari, che non sanno ancora chi e perché ha abbattuto il DC9 con i loro cari a bordo.

Un insulto alla dignità nazionale

L’Associazione familiari delle vittime della strage di Ustica per l’ennesima volta chiede la verità. “Siamo davanti ad uno sfregio, un vulnus profondo della nostra dignità nazionale”, ha affermato Daria Bonfietti, presidente dell’associazione, che nella strage ha perso il fratello. E su Ustica riecheggiano ancora le parole del giudice Rosario Priore. “L’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC9 è stato abbattuto, con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti”.
Ma come ha rimarcato Bonfietti, troppe cose sono ancora avvolte nell’ombra. “Dopo le sentenze delle Corti civili di Palermo, che hanno indicato le responsabilità dei ministeri dei Trasporti e della Difesa, per non aver tutelato i cittadini e poi per aver ostacolato la verità, dopo le dichiarazioni del Presidente emerito della Repubblica (Francesco Cossiga nel 2009, ndr), che ha indicato nei francesi i responsabili della strage, crediamo fermamente che non si possa più accettare questo trascinarsi delle cose. Constatiamo invece, dolorosamente, che le indagini della magistratura languono per la mancata collaborazione internazionale”.

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La ricerca della verità non ha scadenza

E a nulla è servita la desecretazione degli atti. “In queste carte sono pochissimi i documenti depositati dal ministero dei Trasporti. Nulla dell’aviazione civile, né dello Stato Maggiore della Marina. In generale, la documentazione presente è di nessuna utilità”, ha affermato il sindaco di Bologna Virginio Merola. “Uno scenario che non fa onore a quella volontà di trasparenza che la direttiva Renzi portava con sé. Che ci intristisce ma che non ci deve lasciare in silenzio. Perché la ricerca della verità non ha scadenza”.
Intanto la Procura di Roma continua le indagini sulla nazionalità dell’aereo colpevole: libico? Francese? Di un’altra bandiera? E mettere così fine a questo giallo internazionale. Una vicenda che tra l’altro ha visto la scomparsa di alcuni degli italiani che quel giorno erano sul teatro delle operazioni, come ricorda anche L’Huffington Post. I due ufficiali piloti Ivo Nutarelli e Mario Naldini, morti durante un’esibizione delle Frecce Tricolori a Ramstein (Germania). Il controllore di volo Alberto Dettori, trovato impiccato. E il suo responsabile, Maurizio Gari, deceduto per un infarto. Insomma, non sarà facile. Ma speriamo che dopo tanti ostacoli incontrati anche all’interno dello Stato, gli inquirenti trovino finalmente l’ultimo bandolo della matassa per consegnare i colpevoli alla giustizia.

 

 

 

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