A proposito dell’addio dei Della Valle alla Fiorentina

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Il mio amico Mario Sconcerti, che frequento anche in versione balneare, sostiene che i fiorentini sono degli inguaribili rompiscatole. Detto da un fiorentino doc come lui, viene voglia di crederci. E proprio dalla vicenda Della Valle il mio compagno di vacanza prendeva lo spunto per giustificare una specie di invettiva: si lamentano sempre, ma nessuno esce allo scoperto per investire quattrini sulla Fiorentina. Non dubito delle argomentazioni di Mario, ma ho l'impressione che dietro l'addio della famiglia Della Valle ci sia da fare una riflessione, piccola ma significativa. Lo scarparo, come lo definiva l'Avvocato, avrà sicuramente i suoi buoni motivi per lasciare Firenze, ma il caso è ormai parte di una tendenza. Da molto tempo sono scomparsi dalla scena quelli  che Onesti definiva "i ricchi scemi" perché il calcio è divantato un'impresa. Così come avviene per altre aziende cedute dall'Italia all'estero, anche il mondo del pallone sta prendendo una direzione che è sotto gli occhi di tutti.

Se ne è andato Moratti, che considerava l'Inter il suo svago preferito, se n'è andato Berlusconi, che sul Milan aveva investito anche in chiave politica, se n'era andata la famiglia Sensi, dopo avere sfiorato il crac fimnanziario. Adesso è il tempo degli sceicchi, dei cinesi, degli americani, dei finanzieri alla Abramovic e per un po' sarà così fino a quando la bolla non esploderà e qualcuno resterà con il classico cerino in mano. Forse non è un caso che solo la Juve abbia difeso e confermato la forte identificazione nella famiglia Agnelli che da tre, quattro generazioni vince spadroneggiando in Italia (all'estero le cose sono un po'diverse).  E adesso vediamo chi si prende la Viola.

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