La Corte UE: bastano indizi gravi per confermare i danni di un vaccino difettoso

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Secondo la sentenza dei giudici sono sufficienti indizi gravi e prossimità temporali tra farmaci e mancanza di casi in famiglia per determinare la causalità di un difetto del vaccino. Anche in assenza di consenso scientifico.

E’ stata la Corte di Giustizia Europea ad affermare che sussiste una connessione tra vaccino difettoso e l’insorgenza di una malattia utilizzando “prove solide e precise” attraverso un caso che ha coinvolto un cittadino di nazionalità francese affetto di sclerosi multipla e Sanofi Pasteur, creatrice del vaccino contro l’epatite B. Quest’ultima ha iniettato a W. (cittadino francese) il vaccino contro l’epatite B e nell’agosto del ’99 il pazienze ha manifestato i primi sintomi, che hanno portato nel novembre del 2000 alla prognosi della sclerosi multipla e poi, 11 anni dopo, alla morte. Dal 2006 quest’ultimo e la sua famiglia hanno avuto una causa giudiziaria contro la casa farmaceutica per conseguire il risarcimento per il danno subito collegato all’iniezione del vaccino difettoso. La Corte d’appello della Francia ha deliberato che non esisteva nessun consenso scientifico che affermasse l’esistenza di una correlazione di una causalità tra il vaccino contro l’epatite B e la sclerosi multipla, bocciando la richiesta dell’uomo.

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shutterstock_455879767Dopodiché, tale sentenza è stata discussa dalla Corte di cassazione francese, che ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’UE se, malgrado la carenza di consenso scientifico e considerando il fatto che secondo la direttiva UE sulla responsabilità per danno di prodotti difettosi, spetta al danneggiato provare il danno, il difetto e il nesso di causalità e il giudice possa attenersi ad indizi gravi e conformi per riconoscere il diritto del vaccino e nesso di causalità della malattia. Nel caso in questione viene fatto riferimento le eccellenti condizioni di salute passate di W. alla carenza di precedenti famigliari e al nesso temporale tra vaccinazione e manifestazione della patologia. Questa sentenza ha subito parecchie polemiche da mumerevoli esperti, e inoltre una risposta da parte della società creatrice del vaccino stesso non si è fatta attendere. In effetti, un rappresentate dell’azienda ha affermato: «Non sta a noi spiegare questa decisione legale, ma Sanorfi Pasteur vuole confermare che i suoi vaccini sono efficaci e proteggono dalle patologie infettive. Inoltre, sono ben tollerati ed autorizzati dalle autorità sanitarie e sono sul mercato da oltre trent’anni».

La Corte ha puntualizzato che i giudici nazionali devono assicurasi che gli indizi prodotti siano necessariamente gravi, precisi e congruenti da permettere di concludere che l’esistenza di un difetto di un prodotto si presenta come la spiegazione più verosimile dell’insorgenza del danno. In particolare, la Corte ha rilevato che la prossimità temporale tra l’iniezione di un vaccino e la comparsa di una malattia, la mancanza di precedenti medici personali e familiari correlati a detta patologia nonché l’esistenza di un numero notevole dei casi repertoriati di manifestazione di tale malattia a seguito di simili iniezioni sembrano, a prima vista, realizzare indizi la cui compresenza potrebbe provocare un giudice nazionale a concludere che colui che è stato danneggiato ha prosciolto l’onere della prova su lui gravante.

Katia Di Luna

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