Nei del bambino: tienili d’occhio, ma senza ansia

Senza categoria

Mia Immagine

È normale che i nei compaiano – uno dopo l’altro – durante l’infanzia: da adulto, ciascuno di noi arriva ad averne tra venti e trenta. Non è quindi indicato un controllo per tutti dal dermatologo, tranne che in casi molto selezionati. Il melanoma nei bambini è estremamente raro. Piuttosto, dovrebbero controllarsi di più i genitori, loro sì in età a rischio. Ecco a cosa occorre prestare attenzione e alcuni miti da sfatare.

Perché si formano?

Solo un neonato su cento nasce già con qualche neo. “Si chiamano ‘nevi melanocitici congeniti’, ma non sono più pericolosi degli altri, a meno che non siano giganti, cioè con un diametro superiore ai 20 cm”, spiega il pediatra Giuseppe Ruggiero, esperto in Dermatologia Pediatrica, referente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). “Tutti gli altri, i cosiddetti ‘nevi melanocitici acquisiti’ si formano durante la crescita come conseguenza di una iper-proliferazione di gruppi di cellule normalmente presenti nella pelle – i melanociti – che producono la melanina, la sostanza che dà colore alla pelle abbronzata”. Il timore più diffuso è che in età adulta il neo possa trasformarsi in melanoma (anche se questo si forma più spesso sulla pelle sana). Un rischio che deve essere ridotto con una cauta esposizione al sole, soprattutto nei primi anni di vita: il numero delle scottature è, infatti, direttamente proporzionale al rischio di sviluppare un melanoma in età adulta.

Mia Immagine

Serve controllare i nei fin da piccolissimi?

“Sarebbe eccessivo sottoporre tutti i bambini a visita dermatologica per i nevi oppure ogni volta che ne compare uno nuovo: è assolutamente normale che accada”, sottolinea l’esperto. “Il pediatra, però, dovrebbe eseguire – durante i bilanci di salute – un esame della pelle completo e documentare un eventuale nevo sospetto con una descrizione precisa di posizione, colore, dimensione e caratteristiche morfologiche”. I nei “normali” possono essere sia piatti sia in rilievo e sono di solito di diametro ridotto, di colore uniforme (dal marrone chiaro al marrone scuro) e simmetrici nell’aspetto. I nei “sospetti” sono quelli atipici, che mostrano qualche alterazione. “La semplice numerosità non è motivo di allarme: un bambino può averne anche molti senza che questo desti alcuna preoccupazione”, aggiunge il pediatra. “Non esiste un’età precisa in cui si debba iniziare il controllo dei nevi perché questo dipende da caso a caso. Tutti i bambini dovrebbero comunque essere valutati per la presenza di nevi congeniti al momento della nascita e, soprattutto, poco prima della pubertà per l’eventuale asportazione di nei a rischio”.

Cosa possono fare i genitori?

Anche mamma e papà possono controllare i nei del bambino quando si spoglia, prima o dopo il bagno, senza dimenticare genitali e cuoio capelluto. “Così, si possono notare eventuali cambiamenti della pigmentazione – sia più scura sia più chiara – asimmetrie, un bordo irregolare o un sollevamento. Può anche essere utile fare qualche fotografia di tanto in tanto, anche se sarà poi sempre il pediatra a dover valutare. Sarà necessaria una visita anche nel caso in cui il neo faccia ‘male’ o ‘dia segno di sé’”, suggerisce Giuseppe Ruggiero. “C’è invece un mito da sfatare: traumi come escoriazioni, tagli o lividi in corrispondenza di un neo non hanno alcuna conseguenza e vanno trattati come il resto della pelle”. Un’ultima considerazione. Spesso sono i genitori, sempre molto attenti ai bambini, a trascurare se stessi: il rischio melanoma inizia dai 35/40 anni e, a partire da quell’età, bisognerebbe controllarsi i nei, con l’aiuto del partner, facendo particolare attenzione che non ne compaiano di nuovi.

 

di Chiara Sandrucci

 

Mia Immagine