La bella estate tra Gum e mausoleo

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Quando visitai Mosca diciannove anni fa, nel 1996, il GUM già iniziava ad avere negozi di gran lusso frequentabili solo da faccendieri occidentali o dai nuovi ricchi russi (ovvero ladri dei beni pubblici), mentre gran parte delle botteghe vendevano ancora merci popolari vecchio stile.

Oggi un sontuoso magazzino di alimentari è paragonabile per vastità, assortimento e prezzi a quello di Harrods: qui una bella signorina ci fa provare qualche pallina di vero caviale, non altre uova di pesce. È la prima volta che assaggio il caviale vero; anni fa volevo comprarne sulla via Arbat ma rinunciai per il prezzo esorbitante e rinuncio anche stavolta, senza rimpianti, non solo per il costo. Sarò bacchettona ma non trovo morale spendere tanto per pochi grammi di cibo.

L’elegante negozio offre prodotti alimentari provenienti da tutto il mondo, compresi pasta italiana vera, prosciutti, mozzarella e parmigiano. Ma l’Italia non aveva aderito alle sanzioni contro la Russia? 

Ci concediamo una bottiglia di spumante millesimato russo Abrau, non economica ma abbordabile, e dovremo constatare che la loro migliore qualità vale la nostra peggiore. 

Siamo nel fine settimana, i moscoviti a passeggio affollano le gallerie del GUM. Guardano le vetrine, comprano gelati a cinquanta rubli nei chioschetti, si fanno i selfie (pure loro!) vicino a macchine d’epoca, esposte per una mostra temporanea nella galleria centrale.

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Al mausoleo di Lenin c’è fila un’ora prima dell’apertura (è aperto solo tre ore di mattina), ma è un pellegrinaggio laico che non posso perdere: devo rendere omaggio al padre della Rivoluzione. Molti i russi, forse più dei turisti. Per la verità, se fossi esistita nel 1924 non so se avrei condiviso l’idea di mummificarlo, e non credo lui avrebbe approvato questa scelta, non ho mai trovato una parola di autocompiacimento nei suoi scritti. Oggi possiamo giudicare questa decisione di cattivo gusto, ma la sua morte prematura doveva trasformarlo in simbolo per i milioni di diseredati di tutto il mondo, che videro nella Rivoluzione del 1917 una possibilità reale di riscatto e costruzione di una società di eguali. Si è obbligati a seguire il giro indicato dalle frecce, guardie attente fischiano se si prova a scavalcare o si esce dalla retta via.

Fuori dell’edificio chiuso in cui è inumato, nel recinto aperto del mausoleo sotto le mura del Cremlino sono sepolti importanti rivoluzionari e personalità. Tra questi riposa John Reed, lo scrittore comunista americano che raccontò la rivoluzione nel famoso libro (e film con Robert Redford), Yurij Gagarin e Stalin, dopo la rimozione dal mausoleo interno con Lenin, e tutti i capi di stato della Russia sovietica tranne Krusciov. La tomba di Stalin è l’unica che ha alcuni fiori freschi deposti dai visitatori.

Continuando a seguire le mura del Cremlino, dopo la piazza Rossa si arriva davanti la tomba del Milite Ignoto, austera e semplice, diversa dalle nostre. Di fianco ad essa una fila di lastre di granito rosso contengono la terra delle città martiri dell’ultima guerra: Leningrado, Stalingrado, Kiev, Minsk, e molte altre.

Il giardino di Alessandro è un parterre allestito con fiori stagionali dai colori vivi, centinaia di begonie, petunie, garofani indiani. I russi si fanno le foto davanti ai fiori, è un paese dai lunghi inverni e si deve cogliere l’attimo della bella estate. 

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