MotoGP Assen: una gara senza favoriti – Marco Gentili

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Una volta era chiamata “l’università” della moto. Poi le normative di sicurezza hanno imposto un rallentamento e al massimo è diventata una laurea breve, o un diploma. Fatto sta che Assen, circuito della provincia olandese della Drenthe, ha mantenuto inalterato il suo fascino nel corso degli anni.

Gara imprevedibile, quella olandese, più di ogni altra. Il meteo capriccioso e i rovesci sporadici e improvvisi che arrivano dal Mare del Nord rendono il Tourist Trophy (questa la sua denominazione corretta) una sorta di terno al lotto. E non è un caso che, dal 2006 a oggi, nessun pilota sia stato capace di ripetersi su questo circuito per due anni di fila. Un anno fa fu il

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Carneade Jack Miller a fare la gara della vita (approfittando anche della caduta di Valentino Rossi) e a prendere il meglio da una giornata caratterizzata da un diluvio universale e dalla conseguente interruzione della corsa.
Il problema ad Assen non è capire chi vincerà: con una classifica piloti così corta, qualunque vittoria potrebbe cambiare poco il destino di un campionato ancora apertissimo, con Vinales davanti con 111 punti e Dovizioso alle calcagna, a sole 7 lunghezze di distanza. Poi c’è il duo della Honda ufficiale: Marc Marquez a -23 (gap colmabile in una sola gara) e Dani Pedrosa a -27. Quinta piazza per Rossi a -28.

Il vero problema è capire che cosa le case ufficiali vorranno fare da grandi. Partiamo dal basso: Ktm è al debutto in MotoGP e ha ancora molta strada da fare, Suzuki sta vivendo una stagione deludente e a questo punto irrecuperabile, Aprilia è sul punto di spiccare il volo e i continui progressi di Aleix Espargaro e della moto fanno pensare che da qui a fine anno qualche podio potrebbe scapparci.

Ducati è reduce da due vittorie con Andrea Dovizioso: se il pilota forlivese dovesse fare tripletta ad Assen, la sua stagione sarebbe a una svolta decisiva, in senso buono. Il problema è che qui lui non ha mai vinto da quando corre in moto, e nemmeno il suo compagno di squadra Jorge Lorenzo ha bellissimi ricordi legati all’Olanda, dove nel 2013 si ruppe una spalla.

In casa Honda, moto sempre costante e affidabile, in questa prima fase del Motomondiale, c’è già chi mette le mani avanti: Sulla via verso l’Olanda Marquez è stato il primo a parlare, augurandosi di “lottare per il podio”. Il campione del mondo – che comunque qui ha vinto una volta in 125, due in Moto2 e una in MotoGP – ha un tabù da sfatare, come il compagno Pedrosa: entrambi non sono mai partiti dalla pole.

Di sicuro hanno più chance di vittoria i due spagnoli di Honda rispetto ai piloti Yamaha. Vinales è in testa al Mondiale e in Olanda ha vinto due volte, ma ai tempi della 125, mentre sulle moto “da grandi” nel biennio Suzuki qui ha sempre fatto male (un 9° e un 10° posto). Ad Assen è forse il pilota che ha più da dimostrare. Se vuole puntare seriamente al titolo, non può accontentarsi di partire per vivacchiare. Il problema maggiore riguarda la Yamaha. Valentino Rossi è stato molto onesto e, alla vigilia della partenza, ha detto: “Mi rendo conto che non è mai piacevole tornare indietro, ma dobbiamo ritrovare il feeling del 2016. I punti forti della Yamaha sono sempre stati l’ingresso e l’uscita dalla curva, anche la mia. Nel 2017 abbiamo perso quella forza”.

Un GP senza favoriti, con gli ufficiali in crisi d’identità e con un meteo tutto da definire. Insomma, che sia la situazione ideale per la vittoria di un outsider, magari su una moto non ufficiale?

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