Gas, in Europa si torna a parlare di South Stream

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All’inizio di giugno alcuni giornali europei e il ministro degli Affari Esteri dell’Ungheria hanno parlato di un possibile ritorno al South Stream. Al momento non ci sono informazioni ufficiali da parte di Gazprom, promotore del progetto. E il Ministero russo dell’Energia in precedenza aveva annunciato che non è previsto nessun cambio di rotta. Tuttavia, secondo gli esperti intervistati da Rbth, una ripresa del progetto appare possibile. 

La notizia secondo i giornali europei

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All’inizio di giugno i giornali ungheresi hanno scritto che sarebbero in corso delle trattative segrete tra Mosca, Budapest e Belgrado per la ripresa del progetto South Stream. Il 2 giugno infatti il ministro degli Affari Esteri dell’Ungheria, Peter Szijjarto, aveva affermato che la Russia, l’Ungheria e la Serbia avrebbero riaperto le trattative.

Turkish Stream, come cambiano le rotte del gas

Il 13 giugno la rivista austriaca Der Standard ha scritto che la compagnia energetica europea OMV e Gazprom hanno preso in considerazione la possibilità di riavviare il progetto. Nel pezzo si parla dell’Austria che, in una simile prospettiva, potrebbe diventare il maggior hub energetico d’Europa.

Il 9 giugno poi il giornale bulgaro Capital, facendo riferimento a una fonte anonima, ha scritto che il governo della Bulgaria starebbe portando avanti i negoziati con Gazprom in merito a delle possibili variazioni sulle forniture del gas all’Europa meridionale.

Tra le opzioni prese in considerazione rientrerebbero la pipeline del Turkish Stream oppure una attraverso la Bulgaria. In questo modo, ha scritto il giornale, la Bulgaria difenderebbe il proprio ruolo di paese transito. Così come ha riportato il Cremlino il 19 giugno, la questione sarebbe stata affrontata anche dai Presidenti della Russia e della Bulgaria durante un colloquio telefonico.

Un ritorno al South Stream è possibile?

Al giorno d’oggi Gazprom sta lavorando alla realizzazione di progetti alternativi verso la rotta europea. Tra i maggiori si contano il Nord Stream2 (55 miliardi di metri cubi di gas all’anno) e il Turkish Stream (due pipeline da 15,75 miliardi di metri cubi). “Gazprom vanta già diverse opzioni di progetti diretti verso sud”, ha commentato a Rbth Aleksandr Sobko, analista del Centro per l’energia di Skolkovo. 

Il ritorno al South Stream è possibile e per la sua realizzazione non si esclude di utilizzare il Turkish Stream già avviato, sostiene Sobko. “Si può ipotizzare che il rilancio del South Stream sia veramente collegato a un secondo ramo del Turkish Stream, attraverso il quale il gas verrà diretto verso l’Europa meridionale -, sostiene l’esperto -. In tal caso è improbabile che l’Ungheria torni a far parte del progetto, già che proprio a causa sua il South Stream era stato congelato”.

Turkish Stream, partiti i lavori

Oltre alla Bulgaria, l’unica opzione come paese transito sarebbe la Grecia, da dove la pipeline attraverserebbe poi la Macedonia, la Serbia, l’Ungheria fino all’Austria. Potrebbe essere questo, secondo Sobko, il percorso del Turkish-South Stream. “Il problema qui potrebbe risultare la potenza delle pipeline e, di conseguenza, l’elevato costo dei lavori di realizzazione sulla base dei metri cubi di gas trasportabili”, sostiene l’esperto.

Nonostante le spese per il Turkish Stream e il Nord Stream2, un ritorno al South Stream non è quindi da escludere, sostiene Sergej Korolev, analista della compagnia finanziaria Alor Broker. “L’Europa ha molto bisogno di una valida alternativa per il trasporto del gas e Gazprom in questo senso può essere ciò di cui ha bisogno – dice Korolev -. Le uniche complicazioni potrebbero derivare dalle divergenze politiche, che sono comunque temporanee”. I rischi relativi alle possibili complicazioni amministrative sarebbero uguali per tutte e tre i progetti per cui, secondo lui, potrebbe essere una buona soluzione affrontarli tutti e tre insieme.

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