Nuova Zelanda: le “Pink and White Terraces” presto nuova meraviglia del mondo

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Esisteva un tempo un vero e proprio posto paradisiaco immerso nella natura, avente enormi piscine di pietra rosa perfettamente rotonde ed incastrate fra terrazze di silice, da cui scendevano acque termali cadendo nel Lado Rotomahana. Si chiamavano le Pink and White Terraces e si trovavano in Nuova Zelanda

Pink e White Terraces

Pink e White Terraces

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Nel 1886 le Pink and White Terraces sono state sommerse dalla lava e dai detriti del vicino vulcano Tarawera che eruttando uccise circa 150 maori e cancellò quel fantastico luogo. Oggi, dopo ben 131 anni ci si chiede se questo magnifico scenario potrebbe un giorno tornare a risplendere.

Due ricercatori, Rex Bunn e Sascha Nolden, hanno raccontato al quotidiano La Repubblica che questo scenario si trova lungo il litorale, a circa 10-15 metri, sepolto da cumuli di cenere solidificata e fango. Una vera e propria caccia al tesoro che ha avuto inizio da diversi anni. Ssolo nel 2011 gli scienziati della Gelogical and nuclear sciences neozelandese, con tecnologie molti simili a quelle che sono state usate per il ritrovamento del Titanic, annunciarono di averne individuato i resti: peccato che dopo 5 anni è arrivata la smentita degli stessi: «Con ogni probabilità sono andate distrutte, non sono qui».

Pink and White Terraces

Pink and White Terraces

I due ricercatori, speranzosi di ritrovare presto le Pink and White Terraces, hanno raccontato che: «Nel 2014 abbiamo lavorato nel tentativo di abbassare le acque del lago di 30-40 metri, volevo vederle. Per farlo ho studiato il caso italiano del Lago di Nemi, vulcanico, dove negli anni Trenta Guido Ucelli sperimentò l’uso di idrovore per risucchiare acqua e portare alla luce due grandi navi romane. Ma da noi si presentò un problema». Infatti un’area magmatica sotto Rotomahana risultava infatti ancora attiva con il rischio di eruzione, i lavori quindi vennero immediatamente sospesi.

Nel 2015 Bunn ricevette una telefonata da un bibliofilo, Sascha Nodlen, il quale voleva mostrargli degli strani diari. Questi erano appunti del geologo e cartografo austro-tedesco Ferdinand von Hochstetter. A questo punto, trovandosi nelle mani delle mappe molto precise e dettagliate della zona, i due ricercatori pubblicarono una ricerca sul Journal of the Royal Society of New Zealand, in cui affermavano che «le terrazze si trovano sulla costa e non in fondo al lago e sono sepolte da strati di detriti. Quindi c’è la possibilità di recuperarne parti intatte». Oggi siamo certi che l’ottava meraviglia del mondo non è stata distrutta per sempre. «La probabilità che sia là sotto? Abbiamo prove convincenti della presenza di almeno tre terrazze. I lavori partiranno a breve. Le terrazze sono soltanto coperte e una volta recuperate tutti potranno finalmente vederle».

Valentina Friscia

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