La Macondo dell’anima di Tiziana Rinaldi Castro

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Venerdì 16 giugno, alle ore 17:30, alla libreria Feltrinelli di Pavia, Tiziana Rinaldi Castro (studiosa di religioni africane e sciamanesimo, lei stessa iniziata al culto yorubà) presenta il suo nuovo romanzo Come della rosa, da poco in libreria per le pavesi edizioni Effigie. L’autrice ne parlerà con Giovanni Giovannetti e Luisa Voltan.

«Raccontami di San Michele Arcangelo», chiede Mama a Lupo. Quella del santo che pesava le anime con la bilancia è una delle storie che la sacerdotessa yorubà Mama Adebambo si fa raccontare in un Tempio di Harlem dai suoi allievi “malati”, usandole come terapia. Da “pazienti” come la fotografa freelance Bruna Di Michele alias Lupo, Mama ascolta storie sospese tra i miti e le magie cristiano-pagane della tradizione occidentale, avvicinandole alla medicina sciamanica, che verte proprio sulla narrazione. E con la parola, Mama cura l’alcolismo di Lupo così come il senso di colpa di Emiliano, entrato nel Tempio in cerca di redenzione.
Siamo solo alle prime righe di Come della rosa, il nuovo libro di Tiziana Rinaldi Castro, e già traspare quel misto di fedi e tradizioni che corrobora questo ben strano romanzo: «Ognuno è lì per una sua ragione», spiega l’autrice, «e nel chiedere al malato la propria storia, lo si riporta alle sue origini».
Il romanzo prende forma nella New York «disordinata e cruda» ma anche felicemente multietnica degli anni Ottanta, nonché nella casa natale in Italia, nel Salvador lacerato dalla guerra civile e nel deserto del Nuovo Messico. E prendono forma i linguaggi di questa italiana d’America (l’autrice è di Sala Consilina, ma vive a New York da più di trent’anni), quel suo passaggio dalla cultura cristiana del Vallo di Diano ai culti panteisti di origine africana incontrati oltreoceano, non di rado simili a quelle ritualità cristiano-pagane del Sud Italia tanto care a Ernesto De Martino.
La sua lingua è nutrita dai dialetti e dall’orizzonte magico del nostro meridione, dall’eco delle storie ascoltate nell’infanzia e di quelle accolte poi ad Harlem, a Brooklin o nel Bronks; queste ultime a sancire la completa immersione nella lingua inglese, leggendo poeti e prosatori come Whitman, Melville, Hemingway; in sottofondo, le musiche di John Coltrane, Bob Dylan e Jimi Hendrix, l’ideale colonna sonora.
E poi c’è il lato mistico delle credenze religiose di origine africana che, lei stessa sacerdotessa yorubà, ben conosce e frequenta: «L’America dello yorubà e del lucumì è quella che mi è più facile raccontare», spiega Rinaldi Castro: «per me è forse l’America meno contraddittoria, quella con cui è più facile confrontarsi se si viene da quel Sud dell’Italia; e me ne sono in qualche modo innamorata».
«Aiutami a morire con consapevolezza», chiede il cubano Emiliano Westwood di fronte al bivio più pericoloso della sua vita di mercante d’armi e guerrigliero. «Aiutami a rientrare nel mondo» supplica Bruna, ritraendosi a fatica dal baratro dell’alcol, per recuperare il rapporto con la sua bambina. E Mama Adebambo acconsente, ma stabilisce regole e divieti, pone quesiti, tende tranelli e ogni volta esige che i dubbi e le intenzioni dei suoi cadetti si scandaglino nella narrazione delle parabole della propria tradizione. «Raccontami una storia», invita infatti i suoi iniziati Adebambo, o non si spenderà. E allora ecco che Dioniso, Elegbara, Parsifal e il Re Pescatore diventano per i due protagonisti la chiave per entrare nel loro stesso inferno, scardinare i segreti che li divorano, per inseguirsi a vicenda fino alla radice dell’amore impossibile che li unisce, quello che salverà l’anima di lui e la vita di lei. La storia più bella non è stata ancora raccontata, promette Adebambo, ed Emiliano e Bruna continuano a cercare.
Come della rosa è una storia di mondi apparentemente lontani che s’incontrano: come il rituale magico e la narrazione nella medicina sciamanica.
È una storia di amicizia: come il rapporto tra Mama e la discepola Lupo, metafora dell’amore esteso all’amicizia.
È una storia d’amore: come l’amore impossibile di Emiliano per Bruna/Lupo, che li obbliga a trovare un’altra via, se possibile più bella e spirituale del “semplice” amore.
È la storia di come la fede e la spiritualità possano alfine liberare dai propri fantasmi esistenziali.

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