Nicola Lagioia, “Un salone del libro oltre le aspettative”

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TORINO – In attesa che cominciasse l’incontro con Daria Bignardi e la scrittrice francese Annie Ernaux, giunta in Italia per presentare “Memorie di ragazza” (L’orma), il suo nuovo libro, abbiamo intervistato Nicola Lagioia, direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, giunto per introdurre l’evento. Un salone addirittura superiore alle aspettative, che già erano alte. C’è così tanta gente che tra i vari stand che è difficile camminare, sui volti delle persone si legge la curiosità e l’entusiasmo di chi sa di partecipare a un evento del quale ci ricorderemo a lungo.

Come sta andando questa 30esima edizione del Salone?

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Speravamo che andasse bene ma così bene non ce lo potevamo immaginare, quindi siamo frastornati. C’è tanto affetto. Noi abbiamo lavorato con passione su ogni singolo incontro, su ogni singolo libro, da quelli più importanti in termini di popolarità a quelli più marginali, non come valore, perché abbiamo riconosciuto lo stesso valore a tutti. Abbiamo tenuto un atteggiamento che credo ci stia premiando. In fondo siamo un’organizzazione che sta tra una factory e una casa editrice. Ci siamo divertiti e abbiamo lavorato sodo. Alla fine sapevamo in cuor nostro di lottare per una giusta causa, questo ci ha dato la forza per fare tutto questo.

Un salone che vuole ricordare quanto fondamentale sia la cultura nella vita di tutti i giorni. È questa la giusta causa?

Sì, assolutamente. La cultura è una cosa viva, è capace di cambiare le persone e il mondo. Non è per forza una bella cosa, la cultura, dato che, per esempio, c’è anche la cultura della guerra, della colonizzazione, dell’intolleranza, però la cultura legata ai libri è una forza trasformativa e la gente che è qua lo sta dimostrando. Ed è impressionante il tipo di presenza delle persone che stanno partecipando al salone: è una grande prova di partecipazione popolare.

Quanto è importante il ruolo delle case editrici indipendenti oggi?

Per rispondere a questa domanda basta pensare ad alcuni libri degli ultimi anni. Basta pensare a Elena Ferrante, il caso editoriale italiano degli ultimi anni, che pubblica con una casa editrice indipendente. Basta pensare ad Andrea Camilleri, l’autore italiano forse più tradotto all’estero, che pubblica con una casa editrice indipendente. Basta pensare a Roberto Saviano, uno degli scrittori più noti di oggi, che pubblica con Feltrinelli, che non è una casa editrice indipendente ma sicuramente non è un grande blocco editoriale. I grandi blocchi editoriali sono importanti però questo Salone del Libro di Torino ci sta dimostrando che ognuno di questi mondi ha da insegnare qualcosa.

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