MILANO: PARTE IL PIANO DEL PREFETTO LAMORGESE

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DI SIMONA CIPRIANI
Il Protocollo per l’accoglienza ai migranti, voluto dal prefetto Luciana Lamorgese e fortemente sostenuto dal sindaco Sala, è stato firmato giovedì scorso presso il palazzo della Prefettura di Milano da 76 dei 134 sindaci della città metropolitana, alla presenza del ministro degli interni Minniti.
Il protocollo siglato a Palazzo Diotti è nato, secondo quanto affermato dallo stesso prefetto, dalla necessità di estendere l’accoglienza, vista la difficoltà nel reperire soluzioni abitative nei due centri che maggiormente offrono ospitalità ai migranti: Milano e Bresso.
Insieme ad alcuni sindaci e alle associazioni del terzo settore impegnate nell’accoglienza, è stato, quindi, stilato questo protocollo che prevede la presa in carico di un certo numero di immigrati, nella misura di tre ogni mille abitanti, che porterà nella città metropolitana circa 5mila profughi ripartiti tra tutti i comuni dell’hinterland.
Al momento, secondo il piano di ripartizione nazionale tra le regioni, i migranti accolti nella provincia sono 4.500 di cui 3.600 a Milano e 500 a Bresso, con il nuovo accordo, la quota complessiva salirà a 5.065, più di 500 posti da suddividere nei centri minori dell’hinterland milanese.
La città metropolitana di Milano è la prima città italiana ad aderire al piano per la distribuzione omogenea dei migranti e, anche attraverso la manifestazione in programma oggi, si vuole proporre come vera e propria apripista per la salvaguardia dei loro diritti.
La Prefettura e la Città metropolitana di Milano svolgeranno il ruolo di stazione appaltante per i servizi di accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale in base alle “disponibilità individuate dai sindaci” e stipuleranno “le convenzioni con i soggetti gestori, individuati con procedure di evidenza pubblica in conformità alle direttive e circolari del Ministero degli Interni e della Prefettura”.
L’impegno dei sindaci che hanno aderito al protocollo si tradurrà, insieme alle associazioni di settore, nel reperimento degli alloggi e nell’aprire un’interlocuzione con i cittadini, ma soprattutto nella mobilitazione del volontariato per avviare i necessari percorsi d’integrazione, in mancanza della quale si è più esposti alla piaga dell’integralismo e, di conseguenza, a possibili atti di terrorismo.
Un no deciso al protocollo è, invece, la risposta dei sindaci della Lega nord che, in fascia tricolore hanno esposto striscioni con le scritte: ”Per noi vengono prima gli italiani” e “Blocco navale per il G7. Quando il blocco navale per i cittadini?”.
In definitiva i leghisti temono che i pochi mezzi nella disponibilità dei comuni siano sottratti ai cittadini per essere impiegate a sostegno di questa iniziativa: da oltre un anno chiedono risorse da destinare ai servizi fondamentali per la collettività, trasporti, assistenza ai disabili e alla scuola, sentendosi rispondere che non ci sono fondi disponibili.
A detta di Alessandro Morelli, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Milano, il protocollo è stato imposto dal prefetto senza, prima, consultarsi con tutti i sindaci dell’area metropolitana, unici, in quanto eletti dai cittadini, ad avere il diritto di decisione in merito alla questione.
Ai primi cittadini leghisti è arrivata la risposta del sindaco di Milano, Sala che, riferendosi a coloro che non hanno aderito all’iniziativa e ai manifestanti in presidio davanti a Palazzo Diotti, nel suo intervento alla firma del protocollo ha affermato che la città di Milano farà un’assunzione di responsabilità senza girarsi dall’altra parte, candidandosi a guida per gli altri comuni della provincia e lavorando in stretta collaborazione con la Prefettura e il Ministero degli Interni.
Rivolgendosi, poi, ai sindaci firmatari del protocollo ne ha lodato l’intelligenza, il coraggio e la sapienza amministrativa, unica risposta possibile a problemi strutturali definiti epocali e alla strumentalizzazione del problema immigrazione.
Per il ministro Minniti il protocollo ideato dal prefetto Luciana Lamorgese, definito un’alleanza strategica e non un riconoscimento di ruolo per le istituzioni locali, potrebbe rappresentare un esempio da seguire non solo per l’Italia ma un modello da proporre all’Europa per superare i centri di accoglienza.
Il fenomeno immigrazione, sempre secondo Minniti, deve essere affrontato da chi conosce il proprio territorio coniugando “il diritto di chi è accolto e quello di chi accoglie”.
Durante la cerimonia della firma del protocollo il ministro è stato contestato da una ventina di militanti dei centri sociali con una manifestazione non autorizzata, davanti all’ingresso delle Poste di piazzale Cordusio, lasciando un pacco con scritto “respingiamo Minniti”, imbrattando i marciapiedi di vernice e facendo esplodere un petardo.

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