La grande sostituzione, ricorso al Tar della Cgil: “Dare il bonus bebè a tutte le mamme immigrate”

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La grande sostituzione etnica del popolo italiano passa anche dal sindacato parassita Cgil che ha contribuito a distruggere il lavoro in Italia, che ricorre al Tar per dare il bonus bebè a tutte le immigrate.

Dal 4 maggio al 16 maggio, negli uffici veneti, le richieste inoltrate all’ Inps per poter usufruire del bonus sono state 7765. Di queste: 5.474 sono state presentate da donne che hanno già partorito, 2.274 da future mamme oltre il settimo mese di gravidanza, 5 da donne in affidamento preadottivo e 12 in adozione internazionale. Tra i requisiti per avere il bonus mamma, previsto dalla Finanziaria 2017, ci sono: l’aver già partorito, l’aver concluso il settimo mese di gravidanza a partire dal primo gennaio di quest’anno, l’aver adottato o l’aver in affidamento preadottivo un bambino. Il premio di 800 euro è riconosciuto a tutte senza limiti di reddito. Se non vi sono limiti reddituali entrano in gioco altri requisiti che valgono per le donne straniere. Il bonus infatti è previsto anche per loro che possono beneficiarne solo se in possesso di un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. Questo può essere richiesto da cittadini stranieri che soggiornano regolarmente in Italia da almeno cinque anni, che sono titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, che dispongono di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale (per il 2017 è di 5.824,91 euro) e che hanno superato un test di conoscenza della lingua italiana in vigore dal 9 dicembre 2010. Requisito questo non necessario se il richiedente sia titolare della protezione internazionale o abbia già un titolo di studio o un certificato che attesti la conoscenza della lingua italiana. Il calcolo per il rilascio comincia dal momento in cui al richiedente viene riconosciuta la protezione internazionale.

Ed è in questa serie di requisiti che nasce la querelle e che ha portato il patronato Inca (Istituto nazionale confederale di assistenza) della Cgil a presentare ricorso al Tar. Tutto perché il 3 maggio scorso c’è stata una sentenza a favore di una signora moldava, residente a Padova, che aveva chiesto di poter usufruire del bonus bebè, altro bonus da non confondere con il bonus mamma, ma il cui principio è lo stesso. Qui interviene però il limite del reddito. Il premio bebè prevede 80 euro al mese per le donne che dimostrano di avere un Isee inferiore a 25 mila euro. Anche in questo caso il beneficio è riservato alle donne italiane e alle straniere con permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. L’Inca ha presentato ricorso chiedendo che il premio venisse riconosciuto anche alle immigrate con permesso di soggiorno non di lunga durata. Il giudice ha ritenuto l’atteggiamento discriminatorio e ha accolto il ricorso, permettendo così alla moldava di vincere una causa «pilota». Anzi, già in passato, ci fanno sapere dagli uffici della Cgil, ci fu il ricorso per le famiglie straniere con più di tre figli a carico al fine di ricevere le prestazioni assistenziali. Ricorsi che creano l’apripista per altri casi. E infatti. Detto. Fatto. Dato che i limiti sui permessi di soggiorno riappaiono sul premio natalità, il sindacato ha presentato un analogo ricorso al Tar proprio contro le «limitazioni» che la norma pone nei confronti delle donne straniere. Che il Tar intenda accogliere anche questo?

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Con fonte Il Giornale

L’articolo La grande sostituzione, ricorso al Tar della Cgil: “Dare il bonus bebè a tutte le mamme immigrate” sembra essere il primo su Il Sud con Salvini.

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