Consip, Renzi e l’ossessione del “disegno eversivo”: dopo 4 anni prende il tic dell’accerchiamento di Berlusconi

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“Parlare di golpe è ridicolo” avrebbe risposto con un tweet Matteo Renzi, all’inizio della sua ascesa al potere, se si fosse trovato davanti Matteo Renzi dopo la discesa dal potere. La sindrome del colpo di Stato ha contagiato anche lui. Un tempo era esclusiva di Silvio Berlusconi, uno specialista: mezzo colpo di Stato, colpo di Stato intero, non uno ma quattro colpi di Stato, era solito distinguere a seconda delle occasioni nel corso della sua carriera ventennale da resistente in emergenza democratica, per altro oppresso da tenutario della poltrona da capo del governo. Per un certo periodo del golpe ha abusato anche Beppe Grillo. Lo disse, per esempio, per il decreto Imu-Bankitalia – quello delle gomitate tra parlamentari alla Camera – e Renzi lo prese per i fondelli: “Mi pare sia il tredicesimo”.

Napolitano è il #presidenteditutti Parlare di golpe é ridicolo. Adesso il PD ha l’occasione di cambiare davvero, senza paura. Ci proveremo

— Matteo Renzi (@matteorenzi) 20 aprile 2013

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La differenza è che ora, a quattro anni dalle battutine nei confronti di Berlusconi e Grillo, a credere al colpo di Stato è Renzi. “Un disegno eversivo per colpire il mio governo” è il pensiero che gli attribuisce

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