Sanita’: sperimentata con successo in Umbria ecografia in forra

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(AGI) – Perugia, 21 apr. – Eseguire un’ecografia in ambiente impervio. In alta montagna, in grotta, magari in una forra. Un’ utopia, almeno finora. Invece arriva dalla Commissione Medica dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) un’importante sperimentazione sulla possibilita’ di eseguire un’ecografia – potenzialmente “salvavita” – anche nel difficile contesto di un intervento di soccorso dove l’ambiente e’ estremo. E’ di pochi giorni fa il primo utilizzo di un ecografo portatile in una forra allagata: un percorso fra le rocce scavato dall’acqua, un canyon dove portare attrezzature di questo tipo era finora impensabile. La sperimentazione e’ stata effettuata dal dott. Andrea Orlandini, istruttore nazionale medico del Soccorso Alpino, lungo il Fosso del Campione di Prodo, una forra in Umbria. L’occasione e’ stata la prima edizione della contest-esercitazione, denominata “Canyon Rescue Race”: una manifestazione organizzata dal CNSAS, dove squadre specializzate da tutt’Italia si sono sfidate in una prova di soccorso in canyon. Il dott. Orlandini, specialista in medicina d’emergenza e in medicina interna, ha effettuato con successo alcune ecografie durante le calate in forra, riportando dati medici sul “paziente” di valore. Di seguito alcune domande rivolte al medico, per approfondire la tecnologia e la sperimentazione effettuata. E’ la prima volta al mondo che un ecografo affronta l’ambiente impervio? “Non e’ la prima volta. Vi sono studi pubblicati sull’uso dell’ eco anche in Everest. Tali studi pero’ erano eseguiti per esaminare variazioni fisiologiche sugli alpinisti. In ambiente urbano i servizi di emergenza lo impiegano da circa 7 anni; in ambiente ostile invece di norma non e’ usato per le difficolta’ logistiche. In ambiente alpino ho seguito una simulazione su travolto da valanga e con buoni risultati. In forra non e’ mai stato eseguito, finora”. Quali sono state le sue impressioni, dopo questo test? Il test in forra e’ stato sorprendentemente buono: la sonda Wi-Fi dell’ecografo era protetta con un involucro stagno e posta con il cellulare in una seconda sacca stagna riposta nello zaino medico assieme agli altri materiali di soccorso. Ha resistito a salti e tuffi da almeno 8 metri ed ha permesso di simulare un eco all’interno della forra senza alcun problema”. Quali sono i vantaggi di questa tecnologia in termini medici? In sintesi i vantaggi sono di poter fare una diagnosi immediata sul paziente vittima di trauma (sanguinamenti interni, rottura di milza, fegato e reni, lesioni cardiache e polmonari) nonche’ di poter eseguire procedure salva vita e antalgiche eco-guidate e diagnosi precise su colti da malore”. Che sfide pone l’utilizzo di tecnologie una volta solo ospedaliere in contesti di emergenza in ambiente impervio? “Il grande vantaggio di poter effettuare una diagnosi ecografica dal territorio e’ quella di poter iniziare il trattamento farmacologico piu’ adeguato da subito, senza ritardo e senza incappare in pericolosi errori diagnostico-terapeutici”. Ci saranno sviluppi, il Soccorso Alpino e Speleologico continuera’ in questa strada? Il CNSAS attraverso la SNAMED (scuola nazionale medici) sta sviluppando un corso di ecografia pre ospedaliera per ambienti ostili che verra’ realizzato in collaborazione con SIMEU (societa’ italiana di medicina emergenza urgenza) e WINFOCUS (il principale network formativo in ambito di ecografia d’urgenza al mondo). Le possibilita’ sono molteplici, siamo dei precursori in questo campo”. Andrea Orlandini e’ un medico specialista in medicina interna e d’urgenza con master in medicina d’emergenza di montagna e medicina delle catastrofi. E’ istruttore di ecografia d’urgenza per SIMEU E WINFOCUS. Lavora come medico d’urgenza senior presso il servizio territoriale di emergenza urgenza del Ticino (Svizzera). E’ istruttore sanitario della SNAMED del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. (AGI)
Red/Ett

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