Se #TheDonald ‘accompagna’ il mondo alla #TerzaGuerraMondiale

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Il repentino cambio dell’agenda politica di #TheDonald, ha preso molti alla sprovvista dato che i più, al di là e al di qua dell’Oceano, avevano preso per oro colato la posizione “isolazionista” del peggior presidente americano degli ultimi 40 anni.
Proprio in ragione di questa popolarità ai minimi livelli, #TheDonald – in pieno #Summit con #Xi, presidente cinese che certo non gode di molto credito agli occhi di #TheDonald “il vanesio” – non si è lasciato troppo pregare per attuare l’attacco missilistico contro #Assad e la #Siria : un attacco, in realtà di pura ritorsione dopo la strage di #Idlib con armi chimiche a base di #GasSarin che ha fatto l’ennesima strage di bambini nella disumana guerra civile siriana che è iniziata da 6 lunghi anni.
Non c’è dubbio che i 59 #MissiliTomahawk di Trump non spostano di una virgola la contesa (in senso risolutivo) sul campo di contesa siriano e, dello stesso #Assad (difeso a spada tratta da Mosca e dallo #ZarPutin).

Tutt’altro. Il raid può trasformarsi in un clamoroso, preoccupante boomerang trascinando l’intero mondo in un’escalation di contese militari che, dovrebbero far tremare i polsi dei leader, a cominciare da quelli dell’impavida Europa.
Tutti silenti. Tutti disciplinatamente in riga e adoranti del “nuovo sceriffo” di Washington. Tutti entusiasti del “ritorno del tintinnare delle bombe”.

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Ma la realtà è come sempre molto diversa dalla ” narrazione del Regime unico di Potere ” e dice ben altro. Lo spiega in modo semplice ed efficace Ali Hashem, analista del noto portale #mediorientale al Monitor, esperto di #Iran, #Libano e appunto della #Siria.
“La distruzione della base di Shayrat non cambia il quadro sul terreno favorevole all’esercito governativo. Piuttosto – conclude l’analista – le conseguenze precipitano sul negoziato di #Ginevra”.

Al di la della pseudo-strategia statunitense (che al momento non esiste) non vi è dubbio che l’azione repentina di #TheDonald sia stata pensata per ” uso interno” del resto, questo presidente è totalmente digiuno di Politica e dell’arte della diplomazia che, da pseudo-imprenditore di successo non ha mai praticato : a Trump non importa nulla del destino della #Siria, del #Medioriente; a lui e alla sua squadra presidenziale importa “solo” dimostrare di essere capaci di metter mano laddove Obama, saggiamente, non è intervenuto. Sul pantano della #Siria gli Stati Uniti rischiano di andare incontro all’ennesimo disastro militare.
Ma al momento era la “cosa giusta” da fare per l’impopolare 45esimo presidente USA che, sia detto per inciso, nel decidere l’attacco punitivo contro #Assad non ha ritenuto opportuno aspettare il lasciapassare dell’ONU e neanche del Congresso statunitense.
Arroganza da presidente megalomane con manie da “nuovo caudillo”.

-Paesi esultanti dell’attacco missilistico per ritorsione contro l’uso di #GasSarin

Lo stonante coro – del tutto fuori luogo – delle cancellerie europee (compresa quella americana) ha subito accettato la ” verità unilaterale” la quale attribuisce la responsabilità dell’attacco chimico al governo di Damasco. Ci si domanda del perché gli altri massacri, perpetrati in 6 lunghi anni di guerra disumana, non abbiano indignato nessuno. Al pari dei 16 attacchi chimici – questi documentati – che l’esercito governativo siriano non ha esitato a compiere, nel tentativo di cancellare i ribelli a lui ostili.
La risposta è semplice quanto banale : quelle stragi ai danni dei civili siriani e dei bambini, sono state portate a termine dalle bombe americane e, la gran quantità di armi in mano ai jihadisti di #Daesh sono state messe a disposizione da tutti i paesi destabilizzatori della #Siria, paese ormai fallito che non esiste più, come l’#Iraq e la #Libia del 2011 quando, il tanto civilizzato Occidente ha voluto far fuori il dittatore Gheddafi senza uno straccio di strategia per il dopo…
I fondi necessari per armare i ribelli, i jihadisti del #Califfato sono un’opera ben riuscita dell’Arabia Saudita che ora torna “a braccetto” con Washington dopo i rapporti di freddezza dei tempi di Obama (seppure senza pestarsi i piedi).
La mano libera dei #sauditi deve essere letta in chiave anti-Iran, del resto alla Casa Bianca ora, ci sono una serie di generali che hanno come obiettivo dichiarato, non solo la cancellazione dell’Intesa sul #Nucleare con #Tehran ma, sognano di spingersi ben oltre nel tantivo di “chiudere definitivamente la partita” con l’Iran : a costo di scatenare una nuova cruenta guerra in Medio Oriente in chiave anti-islamica.
Questo è il quadro che si omette di raccontare in questi ultimi giorni mentre, dall’altro ancora ci si ostina nella divulgazione di una “parte di verità” quella degli attentati che si susseguono uno dopo l’altro un pò in giro per l’impavida Europa e che seguono ormai uno schema consolidato ma, non per questo convincente.
Ma tutto è funzionale alla svolta securitaria quella che mette in campo lo “Stato di polizia” e a sua volta, necessaria a convincere l’opinione pubblica dell’opzione militare e della guerra.
La “guerra giusta”, detta anche ” guerra umanitaria” : peccato che entrambe non esistono.

All’indomani del raid americano ci sono una sfilza di paesi esultanti che vanno dalla Turchia del “Sultano del Bosforo” Erdogan che si sente sempre più forte e invincibile e dopo i missili USA sulla #Siria, e proprio per questo sdoganato a continuare la “personale guerra” contro i curdi di Turchia. Ma non solo. La mossa militare di Trump lo aiuta (e non poco) a giocare la carta del leader “democratico” in chiave referendaria per mettere nero su bianco la drammatica svolta iper-presidenzialista.
Proprio Erdogan che non più tardi di un anno fa, era la retrovia dei jihadisti ai quali – al pari di altri – si prodigava a procurare un lauto traffico di armi, addestramento senza tralasciare l’oro nero, il petrolio. La stampa indipendente turca ha testimoniato e denunciato tutto questo ma, il “democratico Erdogan” ha ritenuto di spedirla in galera e poi di chiudere quei giornali, bollati come “megafono dei terroristi”.
Del resto la Turchia è molto attiva nel pantano della guerra disumana siriana. Tra i paesi esultanti c’è Israele perché l’azione di #TheDonald segue lo ” spartito mediorientale ” quello delle rappresaglie sui palestinesi e, completamente ignorati ad Occidente, dei tanti, troppi raid contro la #Siria.
Tra coloro che esultano troviamo il “presidente e golpista” Al Sisi e, sopratutto l’Arabia Saudita il più grande sponsor della jihad che imperversa in tutto il Medio Oriente. È la stessa potenza che, nel disinteresse generale, massacra gli sciiti in #Yemen; un’altra guerra disumana, l’ennesima guerra civile che ha già fatto più di 12 mila tra morti e feriti tra i civili con le bombe dei sauditi che pare, non interessare nessuno, meno che mai #TheDonald.
Tuttavia il decisionismo guerrafondaio dell’America di Trump fa esultare i jihadisti, da Al Sharam a an-Nusra/Al-Qeada, fino a Daesh per questo insperato sostegno per la loro campagna per cacciare (a ogni costo) Assad, il dittatore.

-In nome e per conto dell'”America First, America Again”

Il decisionismo guerrafondaio di #TheDonald dunque riporta il mondo a un passo dal baratro della guerra mondiale ma, il 45° presidente degli Stati Uniti sembra non preoccuparsene più di tanto. Egli ha deciso di andare alla guerra nel solco della tradizione storica americana : ossia mettere in campo una risposta alla debolezza interna. Già ben visibile. A meno di 3 mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca, il “nuovo caudillo” si vede costretto a cambiare marcia per porre rimedio ai suoi fallimenti che hanno coperto di ridicolo gli USA. Tuttavia per poter far questo, #TheDonald è costretto a smentire gran parte delle sue promesse e, quindi, a rivedere l’approccio diplomatico alle crisi.
Sono le conseguenze del Trumpismo, in grado di far incassare alla nuova amministrazione una lunga sfilza di disastri : a partire dalle nomine del suo pessimo staff di governo, proseguendo sulla promessa di cancellare di slancio l’Obamacare – fallita miseramente – e, senza tralasciare le polemiche disastrose sulla Corte suprema per finire con il disastro più grande e inquietante : il #Russiagate che, non dimentichiamolo potrebbe condurlo dritto alla destituzione.
Ma proprio su questo delicato “caso”, il Trump decisionista e guerrafondaio compie una conversione a 360° nel tentativo di far ricredere l’opinione americana (a lui ostile, la maggioranza) che il presunto #Russiagate è finalmente e brillantemente superato dai fatti, naturalmente con il tintinnare dei missili e delle armi.
#TheDonald in questo modo si ripromette di zittire tutti : le critiche interne comprese quelle dei Repubblicani e dei Democratici.
In più riesce a incassare anche il sostegno adorante dei leader impavidi europei. Ma questo in fin dei conti al predidente -caudillo americano importa molto poco : la decisione di punire (per ritorsione) Assad e il suo presunto attacco chimico serve in realtà agli Stati Uniti per mettere all’angolo #XiJinping in visita in Florida con un messaggio preciso : mettere sull’avviso #Pechino per ” tenere a bada” la “crisi nordcoreana”.
Il tempo è scaduto dunque sembra voler dire Trump a Xi e ora, siamo già al tempo della minaccia diretta dell’America di Trump contro la Corea del Nord.
Ma #Pyongyang rilancia a stretto giro di posta : ” L’ attacco USA in Siria conferma la scelta dell’atomica”.

Ma tuttavia non darebbe corretto inquadrare ciò che è accaduto senza tenere nella giusta considerazione l’influenza dei militari sulla decisione di Trump di bombardare la #Siria. Non ci sono dubbi che l’ordine di attaccare #Assad e la base siriana governativa (gestita anche dai militari russi …) sia avvenuto su pressione dei generali presenti nella squadra presidenziale del 45° presidente statunitense : Washington – è stata questa la narrazione dei militari alla Casa Bianca – rischiava di perdere investimenti e contratti militari con le “petroldinastie”…

Altro che slancio umanitario in chiave anti-Assad e di solidarietà (finta) nei confronti dei bambini siriani che peraltro proprio questo presidente ha dimostrato di non mostrare alcuna pietà quando si è trattato di firmare i due vergognosi editti contro i musulmani, meglio conosciuti come #MuslimBan e #MuslimBan2.0.
Trump ha spiegato l’attacco con queste parole :” È di vitale interesse per la sicurezza nazionale USA prevenire e scoraggiare la diffusione e l’uso di armi chimiche letali”.
Con questa formula Trump pensa di aver tenuto fede al suo slogan elettorale :”America First” nel solco della sbandierata “guerra senza quartiere” contro i terroristi ma, dimentica di averla annunciata sul suolo statunitense perché aveva sempre detto, in quelle infuocate settimane e mesi della contesa per le #Presidenziali2016, che non si sarebbe invischiato nel conflitto siriano, a parte la guerra contro i miliziani di Daesh.
Ma a parte questo, c’è un passaggio che risulta dichiaratamente falso nella nuova narrazione di #TheDonald : quando questo presidente vuol far credere di non essere più razzista e contro il riconoscimento dei diritti sopratutto se questi riguardano proprio quei profughi che, la sua amministrazione ha deciso di stanare e di espellere dal suolo americano con la formula della deportazione.
Più volte Trump aveva sostenuto che nella sua agenda non c’era posto per i diritti, a cominciare dai profughi in fuga dalle guerre capitaliste come, appunto i siriani.
Lo ribadiamo : l’uso della forza serve a #TheDonald per tentare un difficile recupero del consenso popolare che non ha mai avuto ecco perché il “presidente e vanesio” e pieno di sé, colui che si crede l'”uomo forte” dell’America, in meno di 24 ore ha cambiato repentino della sua agenda, lasciando da parte l’isolazionismo che tanto piaceva all’estrema destra americana.

Tuttavia l’attacco era pronto già da tempo anche se, è stato dato in pasto all’opinione internazionale e interna come improvviso.
È la rivincita dei falchi rappresentati in seno all’amministrazione più a destra della storia americana e, che riconducono direttamente ai posti chiave dei militari. Per questo, prima dell’avvento di #TheDonald, il Pentagono evitava di affidare a un generale tale poltrone ma, a ben vedere, Trump si è spinto ben oltre quando diede il posto di consigliere nazionale a Bannon poi, rimosso proprio a ridosso dell’incontro con #Xi.

-La reazione indignata della Russia di #Putin

Quali conseguenze avrà il voltafaccia di Trump nei confronti di Putin? Che conseguenze avranno le bombe americane lanciate sulla Siria per ritorsione?
Pessime.
La Russia (e l’Iran) dopo l’attacco di venerdì da parte degli USA in chiavi anti-Assad non stanno dando l’effetto sperato da Washington. Dalla Casa Bianca speravano di isolare Assad ma il calcolo risulta sbagliato in pieno.
Anzi ha innescato un fronte comune messo in piedi dalla Russia e dall’Iran che restano al fianco della Siria con, l’aggiunta dei miliziani libanesi di Hezbollah. Nella giornata di domenica è stato diffuso un comunicato che suona come avvertimento agli Stati Uniti : “Risponderemo se verrà ancora superata la linea rossa”.
Del resto, subito dopo il raid missilistico americano da Mosca avevano speso parole di condanna nei confronti di Trump. Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov ha detto : ” Gli USA attaccano uno Stato sovrano, violano il diritto internazionale e danno un colpo alla causa della lotta al terrorismo “.

Una condanna senza appello.

Accuse pesanti e dirette che, per esempio, non erano state risparmiate neanche dal ministro degli esteri russo Lavrov durante la recente visita in Uzbekistan.
Ecco le parole del ministro dopo il raid statunitense sulla Siria.
” Si tratta senza dubbio di un tentativo di distrarre l’attenzione dalla situazione di Mosul (in Iraq) dove l’azione della coalizione a guida americana sta provocando centinaia di morti civili e un disastro umanitario”.
Questo il quadro della situazione che sembra aver compromesso forse per sempre, il feeling con Putin segnando decisamente i titoli di coda : qualcuno in seno al Pentagono ma anche dall’interno della Casa Bianca deve aver consigliato #TheDonald di scrivere in fretta l’epilogo col nuovo #ZarRusso, quel Putin che lo avrebbe aiutato a insediarsi alla Casa Bianca.
Un male minore è quanto gli è stato prospettato dal generale McMaster che, all’indomani della clamorosa rimozione dell’esponente di punta dell’estrema destra americana, quel Bannon che si era autopromosso a “consigliere nazionale” e particolare del presidente; ha ordinato e preteso il raid missilistico in Siria proprio per ristabilire una certa distanza da Mosca mossa utile, a rottamare le vecchie alleanze nonché una malcelata sudditanza da Putin, al fine di rendere #TheDonald più solo e schiacciato in un angolo dorato della Casa Bianca.
Il mondo però si deve preoccupare della piega che hanno preso le cose perché mai come in questo momento, risulta essere vicina la 3° guerra mondiale e, il via definitivo potrebbe averlo innescato proprio #TheDonald.
(Fonte.:nytimes;wp;newyorker;politico;lemonde;repubblica;ilmanifesto)
Bob Fabiani
Link
-www.nytimes.com;
-www.washingtonpost.com;
-www.newyorker.com;
-www.politico.com;
-www.lemonde.fr;
-www.repubblica.it;
-www.il manifesto.it

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