Cosa nasconde d’inquietante la guerra lanciata da #TheDonald contro i Media?

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La domanda è lecita e non si tratta di pura e semplice retorica. Che cosa c’è dietro la guerra senza esclusioni di colpi che #TheDonald ha lanciato fin dal suo arrivo – e in realtà anche prima durante la bruttissima campagna elettorale per le Presidenziali 2016 anche se ‘solo’ sotto forma di minacce – alla Casa Bianca contro i media e la cosiddetta “stampa tradizionale”?
E’ questa a nostro avviso la domanda da porsi non tanto per attaccare e criticare questo presidente quanto invece, per leggere tra le righe  quel che sta avvenendo. Ovviamente, non si tratta solo di posizionarsi contro le scelte politiche di #TheDonald – per altro questo Blog si è schierato fin da subito e, ha tentato per quel che era possibile, sempre durante i durissimi mesi delle Primarie del Partito Repubblicano USA e poi durante la campagna elettorale per conquistare la Casa Bianca; di denunciare quello che si nascondeva nella scalata ostile non tanto e non solo al Vecchio Gop ma, come si è visto in questo primo mese di presidenza alle fondamenta della democrazia e ai diritti civili e fondamentali di cittadini americani – ma di denunciare la deriva autoritaria che, continuando di questo passo porta direttamente al regime fascista come sistema di governo. 
Attenzione che non si tratta di urlare – più o meno forte – al disfattismo ma invece, si tratta di mettere tutti insieme – ognuno con i mezzi di cui dispone – la voce “ostinata e contraria” contro una deriva che può diventare (molto prima di quel che si è disposti a credere e ad ammettere) dittatura. 

Purtroppo le avvisaglie sono chiare e nette e non si può certo restare in silenzio. Non si può restare in posizione di attesa, giusto per vedere cosa accade e come va a finire, come se la cosa, non ci riguardasse. Non è mai stato così e, purtroppo, non lo sarà neanche ai tempi nefasti del ‘Trumpismo’. Nulla di quello che avviene dalle parti di Washington resta senza conseguenze.
Mai. In tutto il mondo.

Ora cerchiamo di analizzare questa guerra durissima lanciata e condotta da #TheDonald contro i media perché, è da qui che potrebbe materializzarsi quella drammatica virata  – che presto o tardi – potrebbe instaurare una dittatura nel paese da sempre riconosciuto come l’Impero del cosiddetto mondo civile e occidentale. 

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-L’ultimo strappo di #TheDonald contro i media

Il peggior presidente  della storia moderna degli Stati Uniti rompe una lunga e solida tradizione quella che vede il presidente entrante presente alla cena con i corrispondenti delle testate giornalistiche al seguito, quotidiano dell’amministrazione che occupa la Casa Bianca, cena organizzata dall’associazione dei corrispondenti. 
Del resto, non bisognava certo attendere questa occasione per scoprire il “chiodo fisso” di #TheDonald, ossia, fare – letteralmente – a pezzi, la cosiddetta “stampa tradizionale”. Per fare questo, il presidente non si pone né limiti né troppi problemi : sa bene che per dare adito alla “narrazione di parte” (la sua) di volere, segnare un segno di discontinuità con la “solita visione delle cose così come le avete visto fino a oggi”, ha sempre detto che “dobbiamo infrangere le cose così come ve le hanno raccontate”.
Detto e fatto (ma non a favore di quel popolo americano, di quella ‘America First’ che retoricamente ha sempre detto di voler perseguire).
A questa narrazione dunque, può essere funzionale anche fare a pezzi – usando il suo ristretto vocabolario – una tradizione a lungo collaudata negli USA e, da tutti i presidenti compresi i peggiori prodotti dal Vecchio Gop.   
A questo obiettivo può risultare decisivo disertare la cena con i corrispondenti che quotidianamente lavorano con la Casa Bianca. 
L’ultimo strappo messo in atto da #TheDonald certifica, in via definitiva che non esiste alcun tipo di tregua in questa guerra lanciata da Trump contro l’informazione che, qui, a queste latitudini, è sempre stata indipendente da qualsiasi Potere e da qualsiasi amministrazione che ha occupato la Casa Bianca. Naturalmente, #TheDonald per disertare la cena con i corrispondenti della Casa Bianca, ha usato il solito, ripetitivo “cinguettio” quotidiano su Twitter. Non ha resistito e si è lasciato andare anche a un sarcastico augurio di “buona serata” spedito all’indirizzo dell’associazione.

Ma il punto non è certo questo (semmai è il mezzo).

Molto più significativo è il fatto che, in questa guerra – senza quartiere e senza lesinare colpi bassi – #TheDonald si spinga a etichettare – in modo davvero preoccupante – che, la cosiddetta stampa tradizionale – anche se bisogna fare attenzione all’uso di questa espressione perché, nel suo mantra, l’espressione in questione vuole indicare in realtà l’ostilità alla sua persona e al suo essere diventato presidente degli USA – è “nemica del popolo americano” cioè egli stesso, nel momento in cui, dall’alto del ponte di comando, il capo ‘decide’ che questi media “racconta falsità”.  


-La strategia


Nelle ultime settimane un po’ in giro per tutti gli Stati Uniti si stanno levando – più o meno forti – precise denunce che, hanno un unico comune denominatore : la preoccupazione del crescente caos, lanciato dal di dentro e, dalle istituzioni “più alte”, la Casa Bianca. 
Le voci – anche di autorevoli esponenti di quello stesso partito conservatore – parlano apertamente di dittatura se, si dovesse continuare a condurre questa guerra fratricida contro i mezzi d’informazione. Tra queste voci critiche c’è Ian Bremmer, uno dei più autorevoli politologi americani e, fondatore di Euroasia che, non lesina a descrivere che questa America 2017, al tempo del ‘Trumpismo’ rischia di naufragare nell’autoritarismo eversivo capitanato da quel Steve Bannon, l’eversivo dell’estrema destra statunitense – voluto a tutti i costi da #TheDonald in uno dei posti più delicati della squadra presidenziale.
Secondo, il punto di vista di Bremmer questo rischio è da considerarsi una certezza.
“Le idee eversive del presidente sono guidate e ispirate da Bannon – dice senza mezzi termini il politologo – del resto egli pensa che il potere non sia abbastanza centralizzato.”
Questo il prologo poi, andando avanti nella disamina dice due cose molto importanti che aprono comunque a uno scenario inquietante.
“Se prevale questa posizione e visione della ‘cosa pubblica’ si va verso due possibili alternative. – spiega Ian Bremmer a margine della scorsa settimana quando, il vice-presidente Pence nel vertice sicurezza di Monaco in Germania sulla questione Nato –  La prima conduce sulla strada che porta a ottenere un impeachment di Trump. Ma non è così scontato né semplice. E se non dovesse riuscire tutto questo allora, si rischia che distrugga gli equilibri istituzionali – dice con preoccupazione il politologo americano – il ‘checks and balances’ che hanno sempre caratterizzato la democrazia americana.”.
Ma in fondo a questo scenario c’è un altro obiettivo che sta a cuore al suprematista bianco e razzista Bannon e, quindi anche a #TheDonald : perseguire la fine della libertà di stampa, infatti, il politologo Ian Bremmer parla esplicitamente di “libertà di stampa seriamente compromessa”, per approdare poi, secondo Bremmer in un “nuovo ordine mondiale”. Che altro non è che il regime fascista che l’Europa ha conosciuto negli anni Venti e Trenta del Novecento. 

Abbiamo dunque scoperto che la strategia orchestrata da #TheDonald e, come ispiratore nell’ombra, quello che a detta di molti in USA iniziano a etichettare come “vero presidente”, Steve Bannon risulta essere chiara nel suo sistematico attacco frontale alla libertà di stampa dei media andando a colpire – con colpi sempre più mirati e durissimi – tutte quelle testate scomode a questa amministrazione e, naturalmente alla presidente in prima persona. Nel parlare di questi media, il presidente ripete, fino alla noia che queste : “Sono media che producono fake news“.

Ma è solo un preludio alla mossa successiva.

Lo sdoganamento dell’informazione ‘non controllata’, quella che fa capo alla ‘Post-Verità’ dove, non è importante ” cosa si pubblica” quanto invece il ”cosa si vuole colpire”. E’ l’informazione della destra estrema funzionale al nuovo corso e al ‘Trumpismo’.

(Fonte.:CNN;nytimes;WP)
Bob Fabiani
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-www.CNN.com;
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