Messico vs Trump. Proteste ufficiali contro le deportazioni dei migranti.

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La tensione è arrivata a livelli di guardia tra il Messico e gli Stati Uniti “targati” Trump : ora a protestare in modo vibrante non è più solo il popolo messicano – nella sua interezza compresi magari gli ambienti vicine alle destre – ora, a far sentire la voce del dissenso è direttamente il non eccelso governo Nieto che, certo deve farsi perdonare molte cose dall’opinione pubblica messicana. 

Procediamo con ordine perché le notizie sono molte e tutte meritano un’analisi. Partiamo dall’attualità.

Il ministro degli esteri messicano, Luis Videgaray, ha dichiarato – senza mezzi termini – che il suo paese non può “accettare decisioni unilaterali imposte da un altro governo”.

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Questa dichiarazione è stato il preludio all’arrivo in Messico di Tillerson, il nuovo segretario di Stato USA voluto da Trump accompagnato, per l’occasione anche dal segretario per la sicurezza nazionale statunitense, John Kelly. 
Le parole dell’attuale ministro degli esteri messicani potrebbero anche contenere un gesto molto chiaro da parte del presidente messicano Nieto che potrebbe anche decidere di non incontrare i due illustri ospiti.

Le proteste diplomatiche molto nette degli esponenti governativi sono il risultato delle nuove linee guida contro i migranti preparate da Trump. Si tratta di decisioni che vanno in unica direzione : quelle delle deportazioni di massa e delle espulsioni condotte direttamente dalle forze dell’ordine statunitensi che si occuperanno a tempio pieno di questo delicato e ingrato compito.
Nel quadro dell’arroganza del ‘Trumpismo’, contenute nelle nuove misure, la pessima squadra presidenziale di Trump, si prevede l’espulsione in Messico dei migranti senza documenti in regola. Anche quelli non messicani. E’ chiaro che questa sia una nuova provocazione da parte dei falchi di cui si è contornato #TheDonald e, che tra le segrete stanze della Casa Bianca – sempre più reazionaria, repressiva, razzista – vorrebbero addirittura imporre per “via militare”. In questo clima dunque è al via la visita di due giorni di Tillerson e Kelly ed ecco perché, il presidente Nieto non può annunciare fin da subito se vedrà o meno gli ingombranti – e a questo punto poco graditi – ospiti americani.

La situazione è in continuo divenire anche perché, non si ricorda, in tempi recenti, un periodo di rapporti così compromessi tra Messico e Stati Uniti e, certamente, continuando di questo passo e visto certe posizioni in seno alla pessima amministrazione che ora guida l’AmeriKKKa non ci stupiremmo se, la situazione precipitasse del tutto.
Le brutte sorprese sono dietro l’angolo e qualcuno a Washington si dice già preoccupato perché l’“opzione conflitto armato” non sarebbe poi così campata in aria. Sarebbe disastroso. Qual’ora si dovesse arrivare a tanto, un conflitto armato o peggio, una sorta di “accompagnamento armato” delle deportazioni di massa da parte dei migranti espulsi dai vicini Stati Uniti sarebbe destabilizzante per l’intera America Latina. 


-Strategia fascista contro i migranti messicani

Sembra passata un’era geologica da quando #TheDonald ha messo piede alla Casa Bianca e non invece, un mese o poco più, per mettere in pratica – sotto l’attenta supervisione e i diretti consigli di quello che in tutta l’America inizia a essere riconosciuto come il vero “presidente-ombra”, ossia, l’esponente dell’estrema destra statunitense Steve Bannon – quell’ineffabile strategia fascista che è il vero volto del ‘Trumpismo’. 
Non ci sono più dubbi su cosa anima e sostiene questo presidente – per altro già riconosciuto come il peggiore degli ultimi 40 anni sia qui in USA sia a livello internazionale – nella sua sistematica visione xenofoba della società americana da governare con il pugno di ferro e, a suon di raid di pulizia etnica che stanno accompagnando gli Stati Uniti verso l’abisso. Intendiamoci, queste politiche in qualche modo sono sempre esistite in USA ma non con la sinistra minaccia di Trump per imporre di imperio un regime fascista che faciliti la pulizia etnica che si intende far passare come “necessaria”.
In fin dei conti la strategia imposta dal razzista e il suprematista bianco, Bannon, non si può definire né unica né nuova anzi, rimanda a quelle del passato e degli anni ’30 del Novecento laddove, si fa passare la propaganda paranoica dei raid necessari contro i criminali e, naturalmente, in questa visione questi ultimi devono per forza di cosa essere latinos, oppure neri e ovviamente musulmani. A ben vedere è la stessa pulizia etnica messa in atto in Asia, dal dittatore filippino Duterte con migliaia di deportazioni che, in verità nelle Filippine diventano anche “esecuzioni di Stato”. Certo, al momento, qui in USA, ci si vuole limitare alle deportazioni ma, intanto, apertamente iniziano a levarsi voci dissonanti, sempre più preoccupate e, come nel caso della denuncia – del tutto clamorosa – del senatore repubblicano, John McCain che, lo scorso fine settimana ha parlato in questi termini della situazione americana e di questa continua narrazione del ‘Trumpismo’ che si sente in perenne guerra contro tutti, non ultima la stampa statunitense. 
Vale la pena riportarle le parole di McCain. 
“I dittatori iniziano sopprimendo la libertà di stampa. Non dico che Trump lo sia – aggiunge sarcastico – ma dobbiamo imparare dalla storia”.

Siamo dunque nel bel mezzo non di un normale governo conservatore e nemmeno di un classico avvicendamento tra una amministrazione e un’altra. Il ‘Trumpismo’ ha già gettato la maschera ed è bene che se ne rendano conto sia in America Latina sia nell’impavida Europa che, del resto, un giorno dopo l’altro si impegna nella stupida corsa alla fotocopia dei peggiori istinti reazionari, razzisti e xenofobi che altro non sono che rimandi ai regimi nazifascisti del Novecento. 
E’ lì che vuole approdare la lucida follia di Bannon che capeggia il gruppo ideologico di #TheDonald e, al quale, attenzione, questo presidente non può né sottrarsi né opporsi visto la sua totale incapacità e impreparazione che lo espongono a queste decise prese di posizione che mirano alla disintegrazione sociale già drammaticamente messa in atto in tutta l’AmeriKKKa perché, nella visione di questo folle reazionario e fascista è, la via necessaria per purificare l’America. Finalmente liberata da tutti quelli che non hanno la pelle bianca, e appartengono a quelle etnie che lui e quelli come lui sognano di vedere relegati nuovamente in un sistema perenne di schiavitù. Questa è la sorte che aspetta quanti rimarranno in questa America a un passo dall’abisso e si tratta di migliaia di minori che vengono separati contro ogni rispetto dei diritti umani. E’ la sorte di molti minori messicani che si vedono arrestare dai federali i loro genitori da sotto gli occhi e, in questo modo cresceranno con l’odio che cova nei loro cuori e giovani animi e, sono i più funzionali alla retorica falsa, dichiaratamente fascista di questa nuova AmeriKKKa ed era quanto, nei gli anni scorsi denunciavano gli attivisti del Movimento della comunità afroamericana e che non a caso si è dato il nome di #BlackLivesMatter. 
Ma in questa America che si ritrova sotto il comando di Trump sono in buona compagnia e non ci sono più solo loro a essere finiti sotto le spedizioni punitive – direttamente ordinate dalla Casa Bianca – ma tutti coloro che non fanno parte di quell’America bianca. 
Per tutti gli altri la sorta è segnata : espulsioni e deportazioni di massa per tutti.

Ma attenzione nulla avviene (e sta avvenendo) per caso. Si spiega anche così la netta opposizione che si va sempre più allargando dal vicino Messico e arriva anche in Europa e nella stessa America Latina perché la società civile, gli attivisti e tutti le organizzazioni non governative che si battono in difesa dei diritti civili e contro le deportazioni ai danni di tutti i migranti del mondo, hanno capito che dietro a quella lucida follia di Bannon c’è una estrema destra pronta ad assaltare la qualità della vita e della democrazia in tutto l’Occidente per creare  e preparare il terreno a quello scontro di civiltà, al ‘noi contro loro’, di cui ha parlato l’ultimo rapporto-denuncia di Amnesty international e che sta creando un “mondo molto più insicuro e pericoloso”.

-Se ‘Fox News’ manda in diretta l’intervista-shock del bimbo ‘anti-mex’

Come abbiamo già visto Steve Bannon sta facendo ampiamente ricorso alla collaudata “psicosi dell’untore straniero” che vuole essere funzionale alla purificazione da raggiungere attraverso la pulizia etnica e, dare così il via allo sdoganamento dei peggiori istinti del cosiddetto “popolo di Trump” che, a ben vedere non esiste, o meglio non è il principale artefice a cui si riferisce Steve Bannon che guarda, in realtà ai razzisti di vecchia data quelli che sognano e propagandano il ritorno allo schiavismo duro e puro che quindi, in seno alla nazione sono sempre esistiti.
Di questa ineffabile strategia fascista esiste un corollario iconografico che non può mai mancare ma che tuttavia, nell’“Era del Trumpismo” ha il suo esempio del tutto raccapricciante e che deve essere denunciato come gravissimo e pericoloso. Lo diciamo subito a scanso di equivoci : anche questo spiacevole episodio, non è accaduto per caso, come non è certo un caso che sia andato in onda sulle frequenze di Fox News. Per due ragioni. La prima è che questo canale, ormai da troppo tempo, rappresenta la faccia per così dire un poco più presentabile di quei media che estremizzano il problema dei migranti oggi come prima, erano sempre pronti a puntare il dito contro gli afroamericani etichettati come delinquenti e criminali. 
Questa amministrazione ha fatto capire che i soli interlocutori che riconosce tra i media sono da una parte la Fox e dall’altra i siti di estrema destra e, questi fanno capo a Steve Bannon che da anni – e non da un mese – teorizza che bisogna ripulire l’America ecco dunque la ragione per cui, Fox News può tranquillamente mandare in onda questo servizio-intervista in diretta, addirittura sfruttando un bambino. Naturalmente in chiave anti-Messico. 
E’ accaduto la scorsa settimana. La raccapricciante “intervista” trasmessa dalla Fox aveva per protagonista Jacob Silva, di soli 9 anni ed è stato presentato al pubblico come “il più giovane sostenitore di Trump”.
A questo siamo alla propaganda dura e pura. Dove non si lesina e non ci si ferma davanti a nulla.
Il bambino in diretta spiega alcune cose sugli immigrati. 
“Hanno armi e droga, ci vogliono far male”, ha detto davanti alle telecamere, in puro “stile del Trumpismo”. Inoltre aveva una vera e propria divisa di ordinanza. Quella che rimanda a epoche nefaste e che oggi va aggiornata in ‘Trumpjugend’ : con tanto di cravatta, nastro tricolore e naturalmente il cappelletto d’ordinanza trumpista. 

Tutto molto triste.

Il bambino ha fatto la sua apparizione nella canonica scenografia di regime autoritario quasi volesse fare il verso a quello altrettanto triste e drammatico ossia, il regime nordcoreano. Il tutto si è concluso con l’ultima confessione e che rimanda al Muro da costruire al confine tra Messico e USA. 
“Il muro è necessario”, recita il bambino anti-mex tra i sorrisini divertiti dell’intervistatore di Fox. 
(Fonte.:noticias;fox)
Bob Fabiani
Link
-noticias.terra.com.mx;
-www.foxnews.com        

  

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