Rigopiano, la denuncia: l’hotel fu costruito su detriti di altre valanghe. E le vittime salgono a 14

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Si continua a scavare sotto la neve che ha travolto l’hotel Rigopiano. Ma nuovi dettagli emergono sul fronte giudiziario: la tragedia poteva essere evitata? – FOTO | VIDEO 1 | VIDEO 2 | VIDEO 3 | VIDEO 4 | VIDEO 5 | VIDEO 6

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L’ALLERTA IGNORATA – Il procuratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini indaga per disastro e omicidio plurimo colposo. Nel mirino degli inquirenti ci sono diversi elementi: su tutti però l’allerta valanghe lanciato da Meteomont fin dal 14 gennaio, quando il rischio era stato elevato al livello 4. Chi e perché decise di non far evacuare l’albergo? E di chi la responsabilità di non aver reso percorribili le strade?

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I superstiti, le vittime, la stanza della salvezza – FOTOGALLERY

HOTEL COSTRUITO SUI DETRITI – L’Ansa intanto raccoglie i documenti evidenziati dal Forum H2O Abruzzo, secondo il quale il Rigopiano fu costruito sopra a detriti, parte dei quali provenienti da valanghe, come testimonia la mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo realizzata nel 1991. Secondo Maria Teresa Fagioli, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana, tuttavia “il resort sorgeva in una zona non segnalata, in carta di rischio, per criticità particolari”. Per gli inquirenti si prospetta dunque un lavoro di analisi lungo e approfondito.

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LE VITTIME – Salgono intanto a 14 le vittime della tragedia. Ma c’è ancora speranza di salvare qualcuno dei 15 dispersi? Resta un muro di cemento armato tra la sala bar e la zona cucina in cui ci si augura sia rimasta una “sacca” che abbia resistito alla valanga. Purtroppo, al momento, il geofono dei vigili del fuoco e i cani da valanga non hanno rilevato dall’esterno segni di vita.

Le immagini della tragedia – FOTOGALLERY

L’ESPERTO – Il professor Hermann Brugger, direttore dell’Istituto di medicina di emergenza in montagna dell’Eurac Research di Bolzano, spiega al Corriere della Sera che “la possibilità di sopravvivere a una valanga dopo sei giorni è molto vicina allo zero, bisogna dirlo con sincerità. Perché una cosa del genere accada servono molte variabili messe assieme: avere un ampio spazio in cui muoversi, essere coperti bene, non essere feriti, poter bere, avere un buon afflusso di ossigeno per non perdere troppo calore e per non andare verso l’ipotermia. Teniamo conto del fatto che una ipotermia grave non potrebbe consentire la vita per sei giorni”.

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CASI STORICI – Il professore ritiene che esista ancora un “sottilissimo filo di speranza”. Ma, dati alla mano, è realista: “C’è soltanto un caso al mondo di una donna che in Austria ha resistito per 13 giorni in una casa e sotto una valanga. E invece il record assoluto di sopravvivenza di una persona sepolta sotto la sola valanga senza detriti è di una turista canadese in Italia, a Macugnaga: viva dopo 48 ore”.

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Edoardo Montolli

frontedelblog.it

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