Scrive Adalberto Andreani: Dopo il terremoto l’allarme dighe

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In questo periodo maledetto da terremoti e disgrazie varie, qualcuno oggi su di un quotidiano molto diffuso a Roma e nelle zone del centro d’Italia, ha lanciato un allarme dighe, allerta sulla quale per la verità da vario tempo alcuni (tra i quali lo scrivente) avevano molto insistito e scritto su periodici a carattere locale e regionale.

Si sa che la diga di Scandarello e quella di Campotosto, sono ubicate ad altezze rilevanti e nei pressi di Amatrice (Rieti) al confine con le provincie dell’Aquila, Teramo, Ascoli Piceno, quindi proprio nella zona ove fino ad oggi il terremoto ha fatto disastri.
Da conoscenze storiche, so che lo Scandarello venne minato dall’esercito tedesco in fuga, con l’intento di allagare la valle del Tronto fino ad Ascoli e a San Benedetto, quindi fino al mare.

Tale evento che risale alla fine della seconda guerra mondiale non si verificò, per una serie di concause, ma il pericolo fu concreto.

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Sopra la città di Rieti, ci sono 2 enormi dighe, quella del Turano e quella del Salto, con una portata d’acqua rilevantissima. Sono realizzazioni vetuste di epoca fascista, e non può essere sottaciuto il pericolo che corrono la popolazioni dell’area di Rieti, Piediluco e Marmore in Umbria e forse la conca ternana.

Senza allarmismi, dunque, occorre vigilare all’uopo, dando atto al quotidiano famoso di cui sopra, di aver operato un’ottima scelta nella rilevanza delle notizie da dare, che non a caso, probabilmente, è stata ripresa dal tg nazionale nello stesso giorno.

Adalberto Andreani
Rieti

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