La globalizzazione cinese e l’assordante silenzio sui diritti umani

Senza categoria

testo

Il presidente cinese Xi Jinping sta rilanciando la sua politica sulla globalizzazione, che – diciamo senza perifrasi – fa comodo solo al Celeste Impero perché consente di incrementare ancora di più le esportazioni negli Usa e in Europa. Sulla sua strada questa volta non si troverà però solo quei “mollicci” governanti europei,disposti ad accettare compromessi,contropartite (contratti industriali,collaborazione di aziende cino-europee e altre forme di cooperazione finanziarie e commerciali ). Questa volta Xi si troverà il muro d’acciaio del rude Donald Trump e non sarà facile superare o semplicemente aggirare i suoi “no”. Non credo saranno sufficienti le metafore del presidente cinese,come quelle sviscerate a Davos (dove il discorso pro globalizzazione è stato molto apprezzato). Hanno colpito in primo luogo le cifre rese pubbliche : la Cina nei prossimi cinque anni importerà ottomila miliardi di dollari di prodotti e investirà qualcosa come 750 miliardi . Tutti i “signori della finanza mondiale” hanno percepito un brivido lungo la schiena. Che cosa possiamo fare noi, avranno pensato in particolare i piccoli uomini europei, oltretutto perennemente in conflitto con sé stessi, per fermare la valanga cinese?

Ma il vero pericolo è rappresentato dal ruolo guida della politica economica mondiale che Pechino si propone di conquistare ,forzando al massimo il grimaldello della globalizzazione. Ha detto il leader cinese: “La globalizzazione è stata all’inizio come il tesoro nella grotta di Ali Babà, poi è stata vista da molti come il vaso di pandora delle diseguaglianze”. E ancora: “Per crescere bisogna avere l’ardimento di navigare nel vasto oceano dei mercati globali,i timonieri non debbono rifugiarsi nel porto del protezionismo”.

La Cina appare oggi molto potente, ma non mancano gli interrogativi, fatti anche a Davos. E’ bene ricordare allora che nel 2016 la Repubblica popolare ha registrato una fuga di capitali gigantesca: 64 miliardi di dollari al mese e dall’agosto 2015 sono usciti dai confini di questo immenso paese ben 1300 miliardi. C’è da aggiungere che, secondo un recente rapporto della Goldon Sachs (la più influente banca d’affari Usa), l’economia cinese vale il 14% del reddito mondiale e almeno il cinquanta per cento della domanda di acciaio,zinco e rame, ma ha un punto debole : un livello di debito delle imprese in costante aumento,già oggi “al di sopra di tutte le soglie di sicurezza”.La banca di Wall Street commenta: “Non è questione del ‘se’, ma di ‘quando’ gli squilibri porteranno la Cina a una crisi finanziaria”.Secondo Goldon la crisi sarà vicina,forse fra due-tre anni .E’ anche per questo che Xi cerca di spingere la locomotiva dell’economia verso una più marcata globalizzazione,puntando a guidarla ,anche per fronteggiare gli Stati Uniti di Trump (che ,invece, si trincereranno su una linea nettamente protezionista) e l’Europa,dalla linea ancora confusa e caratterizzata da troppe contraddizioni .

testo

Ora Xi, leader di un paese tra i più inquinati del mondo,si presenta – per contrastare Trump- come un grande ambientalista. Si preoccupa della natura (e questo ci sembra ovviamente encomiabile) ma non troppo degli esseri umani ,della tutela dei diritti fondamentali degli uomini e donne. In questo campo la Cina detiene un primato mondiale,ma negativo,come abbiamo avuto modo di denunciare qui,alla radio,in tv ,in libri e sul web . Ma c’è una storia che vorrei raccontare,sia pure sinteticamente,che rappresenta un simbolo del disprezzo permanente di Pechino per i suoi cittadini ,per la tutela dei diritti delle minoranze etniche e religiose. Persino dei cinesi che vivono all’estero.

Anastasia Lin è emigrata ,con sua madre in Canada,nel 2004 .E’ stata eletta dopo alcuni anni Miss Mondo Canada e doveva partecipare nel dicembre 2016 al concorso mondiale ,ma ha commesso un “errore”,diventando una appassionata estimatrice della pratica filosofica dei Falun Gong e, in seguito, paladina dei diritti umani.

Da molti anni il partito comunista e il regime di Pechino perseguitano gli aderenti a questo movimento pacifico,radicato nei principi buddisti e taoisti di verità. Sono migliaia i dissidenti in carcere o nei laogai ,spesso torturati e utilizzati barbaramente come “prelievo degli organi”. Per queste ragioni ad Anastasia è stato negato il visto d’ingresso nella terra dove è nata . E gli organizzatori della manifestazione si sono piegati al volere della Grande Cina. E quel che è peggio, la grande stampa e le tv (comprese quelle italiane) hanno taciuto , in un silenzio assordante.

Aldo Forbice

testo