Francia, a sinistra arriva l’effetto sorpresa Hamon

Senza categoria

Mia Immagine

Risultati a sorpresa nelle primarie socialiste francesi che dovranno nominare il candidato alle prossime elezioni presidenziali. Benoit Hamon, ex ministro dell’Istruzione e rappresentante dell’ala più radicale del partito, è arrivato in testa al primo turno, tallonato dall’ex premier Manuel Valls, che era dato per favorito. Hamon ha raccolto il 36% dei consensi, il secondo un deludente 31%. In terza posizione si è piazzato Arnaud Montebourg, con il 17,6% dei voti, che ha subito annunciato il suo sostegno ad Hamon. Vince così Benoit Hamon, il candidato del reddito di cittadinanza, il socialista utopista che ha capeggiato la fronda contro la sua maggioranza di governo. Domenica prossima, al ballottaggio, se la vedrà con l’uomo che ha incarnato il governo che Hamon contestava, l’ex primo ministro Manuel Valls.


 

Evitato il disastro, ma…

Mia Immagine

di Alberto Benzoni

Si è, dicono i nostri compagni francesi, “evitato il disastro”. Perché sono andate a votare 1.8 milioni di persone. Una cifra non disprezzabile. Ma, cinque anni fa, erano 2.8. E, alle primarie del centro-destra si stava intorno ai 5 milioni.
Si è evitato il disastro, perché c’è stato un dibattito vivace tra diversi candidati, uniti soltanto, ad eccezione di Valls, dal giudizio negativo sulla presidenza Hollande (ricambiato, peraltro, dallo stesso Hollande che, nel libro autobiografico sulla sua esperienza di presidente, accompagna una doverosa autocritica con una denuncia, spesso aspra, dei comportamenti del partito e dei suoi stessi collaboratori). Ma, per la verità, si trattava di candidati, come dire, di seconda schiera; lontani dagli Strauss Kahn e dalle Aubry di cinque anni fa e nemmeno lontani parenti degli Jospin e degli Chevenement degli inizi secolo.

Si è evitato il disastro, almeno secondo i cultori della continuità “di sinistra”del socialismo francese, perché, a questo primo turno, uno dei due candidati dell’area, Hamon, il cui cavallo di battaglia è stato il reddito di cittadinanza, con il 36% dei suffragi ha superato il blairiano e attuale presidente del consiglio Valls ( 31%) e, con il concorso dell’altro, e più famoso, esponente di quest’area, Montebourg, può essere ragionevolmente certo di una vittoria al ballottaggio di domenica prossima. Per inciso, sia Hamon che Montebourg avevano votato no al referendum sulla costituzione europea ed erano usciti dal governo Valls in occasione del voto della nuova legge sul lavoro, senza dimenticare che non avevano mai approvato la politica economica e sociale di Valls. Ma questa vittoria è dovuta più alla debolezza politica del loro avversario che alla loro forza propria. Ed è avvenuta in un contesto in cui il partito socialista francese attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia; e al punto di rischiare la sua marginalizzazione politica.

Oggi, i sondaggi sulle prossime presidenziali danno tra il 25 e il 30% la Le Pen e Fillon, con una leggera preferenza per la prima; al terzo posto Macron (l’ex ministro per l’economia di Hollande…) intorno al 15%; poi il socialista di sinistra Mèlenchon tra il 10 e il 15%; e, infine, appena sotto il 10%, il candidato socialista.

Cos’è successo? È successo che il grande bacino socialista di cinque anni fa si è svuotato verso due diversi emissari: il primo, in ordine di tempo, quello dei delusi di sinistra; il secondo, quello dei delusi per una svolta liberal-liberista annunciata anche in modo provocatorio e poi sostanzialmente abortita. Ed è successo anche che sia Macron, con la sua “rivoluzione liberale e sociale” che Mèlenchon, con la sua sinistra radicale e “ribelle” (“insoumise”) abbiano invaso il territorio politico-elettorale, rispettivamente del centro- destra e della sinistra classica ( per la prima volta nella sua storia, il Pcf non è stato in grado di presentare un candidato alle presidenziali; ma anche i verdi sono alla canna del gas). A livello di primarie, questo ha danneggiato più Valls ( i cui sostenitori potenziali non sono andati proprio a votare) che Hamon. Nella prossima primavera, questo limiterà fortemente ( anche perché non ci sarà l’argomento del voto utile) la possibilità di recupero del candidato Psf a sinistra; tra l’originale e la copia si preferisce sempre la prima.
Perché tutto questo? Parlare con il senno del poi suggerirebbe, sempre, sobrietà nel commentare ciò che è avvenuto. ed è attenendosi a questo aureo principio, che ci limitiamo a due sintetiche constatazioni.
Primo: in un contesto in cui, in termini di competizioni elettorali, le vecchie guerre di trincea (in cui lo spostamento di voti si misurava sulle dita di una sola mano) sono diventate guerre di movimento, il centro- destra classico (in Francia come in Germania, in Gran Bretagna come in Spagna) regge l’urto popolar-populista molto meglio della sinistra classica ( forse perché non deve dimostrare niente?).

Secondo: il partito socialista francese è sempre stato maestro nel conciliare il rigore nei principi o meglio nella loro enunciazione con il pragmatismo dilagante nella condotta politica di ogni giorno. Ma, purtroppo (o per fortuna) le parole della politica, oggi, contano meno di zero; e, quindi, quel vecchio gioco non funziona più. Anzi, si ritorce in modo feroce contro quelli che continuano a praticarlo.

Mia Immagine