#WomensMarch: Le voci, le idee, il programma. ‘La Resistenza comincia oggi’. Pt.1.

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La marcia, la resistenza e la protesta contro #TheDonald sono subito diventate globali. Questo è un primo punto di riflessione che dovrà essere attentamente vagliato e studiato : la protesta delle donne americane ha saputo rompere gli steccati e gli argini.
Il giorno dopo la più grande mobilitazione popolare contro un presidente appena insediato, parla, di numeri eccezionali : 2 milioni e mezzo di persone in tutto il mondo, 600 mila, nella sola Washington. 
Non ci sono precedenti, si tratta di un evento storico. Tanto meno potrà essere ignorata dal tenebroso, misogino, razzista nuovo presidente, il 45° degli Stati Uniti. Non potrà farlo, perché le donne americane (e tutti gli altri, compresi gli uomini scesi in piazza qui in America e in tutto il mondo), hanno ribadito e inviato un messaggio preciso alla nuova amministrazione che è al suo secondo giorno alla Casa Bianca : ci sono diritti non trattabili.

La “Women’s March” è stata solo la prima mobilitazione – senza precedenti – di un discorso (e di un  programma) molto più ampio e che dovrà essere sempre presente, non solo e non soltanto nelle piazze ma dovrà incidere (in modo sempre più organico) molto di più nella vita politica statunitense : questo è stato un concetto che gli attivisti, i manifestanti hanno ribadito più volte sia lungo il corteo sia dal palco dove, si sono alternate donne, artiste, attiviste, femministe e alcune presenze significative maschili come il regista, Michael Moore. 


“Si devono vincere le proprie resistenze – dice un emozionato Moore – : entrate nel gioco politico locale, difendete il vostro quartiere, la vostra città. Questo difenderà il Paese”.
A ben vedere queste parole del regista spiegano molto meglio di qualsiasi altra, il motivo per cui, questa protesta, questa nuova resistenza, ha attratto l’adesione di tutte le principali associazioni americane che si occupano di diritti civili.
Nella Washington che attendeva l’arrivo di circa 200 mila donne che avrebbero animato la “Women’s March”, in realtà ne sarebbero arrivate 600 mila (ma questo è avvenuto un po ovunque : San Francisco, Los Angeles, St. Louis, e così via). Ma non erano solo le donne, a marciare gli uni insieme agli altri c’erano uomini, americani, stranieri, neri, musulmani, etero e gay. Tutta la grande e variopinta “società multiculturale americana” quella che, da sempre, ha fatto e scritto la storia di questo paese.  La stessa società multi-razziale che #TheDonald vuole cacciare con il preteso della sicurezza e della solita, stucchevole lotta contro il terrorismo. Le voci presenti nei vari cortei hanno però parlato all’unisono : i diritti delle donne sono i diritti civili e come tali verranno difesi.
Su queste basi la grande e storica mobilitazione guidata ieri dalle donne americane (nessuna esclusa, donne messicane, afroamericane, musulmane, donne bianche n.d.t) pone #TheDonald davanti al primo bivio, per quanto riguarda la politica interna : se il nuovo presidente sceglierà di andare avanti con il suo programma basato sostanzialmente, sull’odio e sulla cancellazione dei diritti civili di tutti i cittadini troverà la netta opposizione delle #WomensMarch e di tutti gli altri.   
Certo, #TheDonald si sente il “nuovo uomo forte americano” e, in nome di questo, può pensare di irridere le donne americane scegliendo di scrivere il solito tweet ma, non potrà schivarle, a meno che, tra i suoi obiettivi più che rendere l’America “di nuovo grande” ci sia un programma da guerra civile. 
La protesta delle #PinkPanthers, ha posizionato la prima spina nel fianco di #TheDonald dando il via all’inizio della resistenza. 

Questa marea di donne americane ha detto chiaramente : “La resistenza comincia oggi” e non si arresterà a meno che #TheDonald e la sua amministrazione non rinuncino ai loro folli programmi razzisti e reazionari. 
(Fonte.:cnn;newyorker;politico;thenation;theatlantic;nytimes)
Bob Fabiani
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-www.cnn.com;
-www.newyorker.com;
-www.politico.com;
-www.thenation.com;
-www.theatlantic.com;
-www.nytimes.com

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