Il ground zero dell’uranio impoverito

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di Gianluca Rizzo, deputato M5S, Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito

Era il 1994 quando i primi proiettili con uranio impoverito colpirono il suolo bosniaco. La capitale Sarajevo fu bombardata. Fu l’inizio della fine dell’assedio ma solo il primo atto di un dramma che si sta consumando oggi. Sotto i nostri occhi. A quella missione parteciparono i nostri soldati. Non era la prima volta che entravano in contatto con l’uranio impoverito. E, purtroppo, non fu l’ultima.

Sappiamo come è andata a finire.

Ad oggi ci sono circa 340 soldati italiani morti per patologie correlate all’esposizione delle nanoparticelle generate con l’inquinamento bellico. Sono più di 1500 i malati.
Ma cosa sta succedendo in quelle terre? A 23 anni da quelle operazioni militari, chi sta monitorando quel disastro ambientale, sanitario, umanitario?

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Già nel 2003 una ricerca dell’Unep aveva rilevato la presenza di uranio in 18 località della Bosnia e in 12 della Republica Srpska. Sappiamo, da documenti ufficiali della Nato che sono 200 i siti dove l’uranio impoverito fu sganciato.

Per questo il Movimento 5 Stelle ha chiesto in ufficio di presidenza della Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito di organizzare una missione a Sarajevo, Hadzici e Giacova. Per capire qual è la situazione sanitaria in quello che possiamo senz’altro chiamare il ground zero dell’uranio impoverito.

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