#WomensMarchOnWashington: In difesa dei #DirittiUmani di tutti.

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Il Movimento delle donne americane contro #TheDonald e tutto ciò che è alla base del ‘trumpismo’, nacque nell’immediato dopo-voto presidenziale dello scorso #8N2016 : in realtà, tutto iniziò in relazione all’esito che si determinò dalle Presidenziali.  In quei primi attimi in cui l’America fu pervasa dallo sconforto e dallo scoramento di ritrovarsi presidente #TheDonald. 
Sui social era tutto un grido di dolore e, così, una donna residente alle Hawaii, si rivolse alle sue 40 amiche esortandole a reagire. Le convinse ad andare (con lei) a Washington per manifestare contro il nuovo presidente, appena eletto.
E’ nata dunque, in questa maniera la grande idea (che poi ha preso piede in tutto il paese) di fare rotta sulla capitale statunitense, il 21 gennaio con l’intento di trasformare questo sabato, nella prima e più grande, oceanica manifestazione contro #TheDonald. 

Le fondatrici del WMW, il Women’s March on Washington, spiegano : “La retorica del presidente, durante la campagna elettorale, ha talmente colpito, insultato, demonizzato e minacciato molti di noi che le nostre comunità sono ferite e spaventate”.
Durante la   storica marcia su Washington – che si snoderà questo sabato 21 gennaio – il WMW invierà un messaggio chiaro alla nuova amministrazione (e non solo) : “Ci rivolgeremo alla nostra amministrazione, e a tutto il mondo – dicono le attiviste americane – i diritti delle donne sono diritti umani, indipendentemente da razza, etnia, religione, provenienza geografica, identità sessuale, espressione di genere, stato economico, età o disabilità”. E aggiungono : “Non ci fermeremo finché le donne non godranno di parità ed equità ad ogni livello”.




A guidare il Movimento e le oltre 500 mila persone che oggi marceranno (di cui almeno 200 mila saranno donne americane di tutte le razze e le religioni n.d.t) su Washington – proprio come fece, oltre mezzo secolo fa, un altro Movimento che marciò sulla capitale statunitense per rivendicare i diritti civili della comunità afroamericana guidati da Marthin Luther King e, dal quale nacque anche la costola del Movimento delle donne nere che, a loro volta iniziarono a marciare per la rivendicazione dei diritti umani -, ci sono giovani donne, di diversa razza e credo religioso. Ma sono tutte cittadine americane e respingono, in modo netto, l’orrendo messaggio di odio che alimenta e sostiene il ‘trumpismo’ ma, che riconoscono essere molto pericoloso, perché, rischia di dividere l’intera comunità americana.
Bob Bland, Ceo fondatrice di Manufacturre New York (Mny); Tamika D. Mallory, paladina della giustizia sociale, ha collaborato con l’Amministrazione Obama; Carmen Perez, colei che ha dedicato 20 anni a difesa dei diritti civili. Ma c’è anche Linda Sansour, palestinese-americana, di fede musulmana (e dunque per questa ragione nemica dichiarata del ‘trumpismo’ n.d.t) è un’altra attivista dei diritti civili e della giustizia sociale. 
Ma è tutta l’America che si mette in marcia : le donne (e tutti gli altri) che non hanno potuto raggiungere Washington, scenderanno in piazza e marceranno per le strade di San Francisco, Los Angeles, New York e avranno il sostegno di Amnesty International.

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-Meryl Streep : “La violenza genera violenza”*

“Grazie alla Hollywood Foreign Press. Vorrei sottolineare quello che ha già detto Hugh Laurie : tutti noi in questa sala apparteniamo ai segmenti più diffamati della società americana in questo momento. Pensateci : Hollywood, gli stranieri e la stampa.
Ma chi siamo noi, e cos’è Hollywood? E’ solo un gruppo di persone provenienti da altri luoghi. Io sono nata, cresciuta e ho studiato nelle scuole pubbliche di New Jersey. Viola è nata nella capanna di un mezzadro in South Carolina ed è cresciuta a Central Falls, Rhode Island; Sarah Paulson è nata in Florida ed è stata allevata da una madre single a Brooklyn. Sarah Jessica Parker è una di sette o otto bambini cresciuti nell’Ohio. Amy Adams è nata a Vicenza, Italia. E Natalie Portman è nata a Gerusalemme. Dove sono i loro certificati di nascita? La bella Ruth Negga è nata ad Addis Abeba, Etiopia, Ryan Gosling, come tutte le belle persone è canadese e Dev Patel è nato in Kenya, cresciuto a Londra e qui interpreta un indiano cresciuto in Tasmania.
Quindi Hollywood è piena di outsider e stranieri, per cui se dovessero cacciarli via non avreste altro da guardare se non football o arti marziali, che non sono arti.
L’unico lavoro di un attore è quello di entrare nella vita delle persone diverse da noi, e farvi sentire come ci si sente.
E ci sono state così tante performance quest’anno che hanno fatto proprio questo, un lavoro compassionevole, da togliere il fiato. Ma ce n’è stata una in particolare che mi ha colpito, non perché fosse buona, tutt’altro. Ma che ha raggiunto il suo scopo : far ridere il suo pubblico. E’ stato quando la persona chiamata a sedersi nel posto più rispettato del nostro Paese ha fatto l’imitazione di un reporter disabile, una persona che non poteva difendersi. Questo mi ha spezzato il cuore e non riesco a non pensarci perché non era in un film, ma era vita reale. Questo istinto ad umiliare quando viene da qualcuno potente sembra dare il permesso ad altre persone di fare lo stesso.
La mancanza di rispetto porta mancanza mancanza di rispetto, la violenza genera altra violenza.
Quando i potenti usano la propria posizione per prevaricare gli altri perdiamo tutti.
Questo mi porta alla stampa : abbiamo bisogno che la stampa ci sia per ogni oltraggio, per questo i nostri padri fondatori istruirono la stampa e la sua libertà. Per questo chiedo alla Foreign Press di continuare ad andare avanti, perché noi abbiamo bisogno di loro e loro di noi per salvaguardare la verità.
Ancora una cosa : quando un giorno sul set mi preoccupavo della cena, delle lunghe ore di lavoro o di qualcosa d’altro, Tommy Lee Jones mi disse : “Non è un privilegio essere un attore Meryl!?”. Sì, lo è, e dobbiamo ricordarci del privilegio e della responsabilità. Come la mia amica, la mia cara “Principessa Leila” che una volta ha detto : prendi il tuo cuore spezzato e rendilo arte”.
*Discorso pronunciato alla cerimonia dei Golden Globe

-I numeri della “Women’s March”

  

Circa 500 mila persone sono attese nella capitale statunitense per la “Women’s March”, la manifestazione organizzata il giorno dopo l’insediamento di #TheDonald come 45° presidente degli Stati Uniti, è stata indetta per promuovere i diritti delle donne, dei migranti, dei disabili e della comunità LGBTQIA. 
La “women march”, la marcia delle donne che si tiene oggi a Washington, è aperta a tutti, uomini, migranti, queer, musulmani, e il suo scopo è far sapere a Trump sin dal primo giorno, che c’è una buona parte della nazione intenzionata a non lasciare l’America nelle sue mani.
L’organizzazione di questa marcia è cominciata due giorni dopo l’elezione di #TheDonald e oggi nella capitale sono arrivati 1200 bus da tutta l’America per formare quella che nelle intenzioni degli organizzatori deve essere la più grande manifestazione di dissenso verso un presidente neo eletto.
La manifestazione non è limitata solo a Washington, ci sono manifestazioni “sorelle” in tutti gli Stati Uniti e in giro per il mondo.
A Sydney, in Australia, sono scese in strada circa 3 mila persone.
Oltre a quella di Washington, infatti, si svolgeranno 616 manifestazioni chiamate “Sister marches” e vedrà presente anche l’Italia dove, le donne scenderanno in piazza a Roma, Milano e Firenze. 
(Fonte.:theguardian;reuters;nytimes;cnn)
Bob Fabiani
Link
-www.theguardian.com/lifeandstyle/womens-march-on-washington-and-other-anti-trump-protests-around-the-world-live-coverage;
-www.womensmarch.com/sisters;
-https://actionnetwork.org/events/womens-march-on-rome-milan-florence-italy;
-www.reuters.com/article/us-usa-trump-women-asia;
-www.nytimes.com;
-www.cnn.com

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